“In questa fase, non è del tutto escluso l’acquisto delle mine all’estero”, ha rivelato il colonnello finlandese Riku Mikkonen, ma con 166 Stati parti nella Convenzione (l’85% dei Paesi del mondo, esclusi Stati Uniti, Russia e Ucraina) “i potenziali venditori sono pochi”. I non firmatari che sviluppano, producono o acquisiscono mine antipersona sono 12: Armenia, Cina, Cuba, India, Iran, Myanmar, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Singapore, Corea del Sud e Vietnam. Anche Helsinki punta a farsele in casa, con contratti entro fine 2027 e produzione operativa nel 2028. Davanti alla Commissione difesa del Parlamento finlandese, le aziende Nammo Lapua, Insta e Raikka si sono già dette interessate. Aperta alla collaborazione anche Forcit Explosives.
Un potenziale business per tutti. La Lituania, con 274 chilometri di confine con la Russia e 679 con la Bielorussia, investirà “centinaia di milioni di euro” in mine anticarro e ordinerà decine di migliaia di antiuomo, ha detto il vice ministro della Difesa Karolis Aleksa a Reuters. Punterà poi sull’industria nazionale: “Una volta avviata la produzione, potremo fornire mine anche ad altri Paesi, compresa l’Ucraina”, ha affermato Vincas Jurgutis, presidente dell’Associazione lituana industrie della difesa. Lo stesso vale per la Polonia, dove il 2 marzo l’Agenzia per gli armamenti ha avviato consultazioni di mercato per l’acquisizione di 14,7 milioni di mine antipersona. “Se questi piani dovessero concretizzarsi, la Polonia potrebbe diventare uno dei maggiori detentori al mondo”, avverte Ambrosini della Campagna italiana contro le mine. “Funzionari polacchi hanno inoltre suggerito che quelle in eccesso potrebbero essere fornite agli alleati, tra cui l’Ucraina e gli Stati baltici”. La Lettonia, ad esempio, prevede un “acquisto di mine del valore di 28,3 milioni di euro nell’ambito del programma Safe dell’Ue”.
L’Ucraina ha annunciato l’uscita dalla Convenzione a fine giugno 2025, notificando all’Onu una “sospensione” che il trattato non prevede. La Svizzera ha presentato obiezione formale, ricordando che ritiro o sospensione durante un conflitto armato violano il diritto internazionale. Sia l’Ucraina, sia la Russia usano mine antiuomo. “Nel 2024 gli Stati Uniti hanno trasferito mine a Kiev, infrangendo la propria moratoria di 32 anni sulle esportazioni e minando lo stigma globale contro queste armi”, denuncia la Ambrosini.
