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    La motovedetta della Capitaneria di porto di Trapani impegnata nell’operazione internazionale Frontex “J.O. Albania 2026”. L’equipaggio resterà in missione fino alla fine di novembre.

    La motovedetta M/V CP 330 della Capitaneria di porto di Trapani ha lasciato gli ormeggi per raggiungere le coste del Mar Ionio orientale, dove sarà impiegata nell’ambito dell’operazione internazionale “J.O. Albania 2026”, coordinata da Frontex per il controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo.

    La partenza è avvenuta venerdì, con il trasferimento dell’unità navale nel teatro operativo previsto dalla missione, dove resterà assegnata, salvo diverse disposizioni, fino alla fine di novembre.

     Il saluto all’equipaggio prima della partenza

     

    Prima di lasciare il porto di Trapani, sulla banchina riservata alle unità navali della Capitaneria di porto si è svolta una breve cerimonia di saluto. A prendere congedo dal Comando del Compartimento marittimo sono stati i nove componenti dell’equipaggio, compresi due rescue swimmer, insieme al comandante dell’unità, il primo maresciallo Maltese.

    Alla cerimonia hanno partecipato una rappresentanza del personale dipendente e il capo del Compartimento marittimo di Trapani, il capitano di vascello (CP) Maurizio Ricevuto.

    Concluso il momento istituzionale, la CP 330 ha mollato gli ormeggi e, scortata da un’altra unità navale della Capitaneria, ha iniziato la navigazione verso l’area in cui sarà chiamata a operare.

     Unità d’altura attrezzata per il soccorso in mare

     

    La M/V CP 330 è un’unità navale d’altura di moderna concezione, lunga 20 metri e dotata di un’autonomia superiore alle 500 miglia. A bordo dispone di sistemi radar per la scoperta navale e di apparecchiature tecnologiche che consentono di operare su ampi raggi d’azione, sia in ambito nazionale sia nei teatri operativi internazionali.

    Particolare attenzione è riservata alle attività di ricerca e soccorso in mare, per le quali la motovedetta è equipaggiata con sistemi dedicati alla ricerca e al recupero dei naufraghi.

    Caratteristiche che rendono l’unità adatta a operazioni complesse, nelle quali il monitoraggio dei flussi migratori si affianca alle esigenze di sicurezza della navigazione e di assistenza alle persone in difficoltà.

    Il rientro nelle acque trapanesi è previsto non prima della fine di novembre, salvo diverse disposizioni operative. Al termine della missione, i militari potranno fare ritorno a casa e riabbracciare i propri familiari dopo settimane di servizio in un contesto internazionale.

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