Iliana Yotova e Andrey Gyurov si sfideranno al ballottaggio presidenziale in Bulgaria, domenica 1° novembre. Nel primo turno del 25 ottobre, il ticket composto da Yotova e Kiril Valchev ha ottenuto il 34,759%; quello di Gyurov e Georgi Kandev il 31,952%. Con il 12,545%, la coppia Kostadin Kostadinov-Petar Volgin è arrivata terza. Il distacco tra i primi due ticket è di 2,807 punti percentuali.

    In sintesi: la seconda tornata contrappone due orientamenti diversi sul modo di rapportarsi alla Russia e di sostenere l’Ucraina. Ma il presidente bulgaro non dirige da solo la politica estera: il voto avrà un significato politico e diplomatico, mentre le decisioni operative spettano al governo e, per alcune materie, al Parlamento.

    Come si è arrivati al ballottaggio

    I risultati definitivi pubblicati dalla Commissione elettorale centrale bulgara alle 15 del 26 ottobre, ora locale, confermano che nessun ticket ha chiuso la corsa al primo turno. La scheda presidenziale è congiunta: si vota per la coppia presidente-vicepresidente, non per i due incarichi separatamente. I dati ufficiali sono consultabili nella ripartizione dei risultati della Commissione elettorale.

    Per essere eletti al primo turno servivano contemporaneamente più della metà dei voti validi e una partecipazione superiore alla metà degli aventi diritto. La bassa affluenza ha quindi reso impossibile concludere la corsa al primo scrutinio; il 1° novembre gli elettori sceglieranno tra i due ticket più votati. Le rilevazioni giornalistiche hanno collocato la partecipazione attorno al 22%, ma si tratta di stime: il dato non va confuso con un conteggio definitivo ufficiale dell’affluenza.

    Il margine contenuto rende importante la mobilitazione in vista del ballottaggio e lascia aperta la questione di come voteranno gli elettori dei candidati esclusi. Non è però possibile dedurre dal solo risultato del primo turno dove andranno quei voti: una parte degli elettori può scegliere uno dei due ticket, un’altra astenersi o esprimere una preferenza diversa.

    La partecipazione bassa e il voto all’estero

    La partecipazione debole è uno degli elementi politici della consultazione, ma non ha una spiegazione unica. Secondo Boryana Dimitrova di Alpha Research, intervistata da Radio Bulgaria, la flessione non è stata uniforme tra gli elettorati: la candidata di Bulgaria Progressista, Yotova, ha raccolto nel primo turno quasi 900.000 voti in meno di quanti ne avesse ottenuti la formazione alle elezioni parlamentari di aprile. Dimitrova ha descritto il risultato come un segnale di disaffezione e una possibile ammonizione per chi è al governo, citando tra i motivi di malcontento l’economia, la sicurezza e le aspettative non soddisfatte. È un’interpretazione dell’analista, non una spiegazione dimostrata delle scelte individuali di chi non ha votato.

    La distribuzione del voto offre ulteriori indizi, senza anticipare l’esito del secondo turno. La stessa analista ha riferito che Yotova e Valchev sono andati meglio tra gli elettori più anziani, le persone con un livello d’istruzione più basso e i residenti nelle cittadine e nei centri rurali; Gyurov e Kandev hanno raccolto più consensi tra giovani, laureati, residenti nelle grandi città e bulgari all’estero. Fuori dal Paese, il ticket Gyurov-Kandev ha ottenuto circa il 45% contro il 22% di Yotova-Valchev. Questi dati descrivono il primo turno: non garantiscono che le stesse differenze si ripetano al ballottaggio.

    Due profili, due accenti sulla guerra in Ucraina

    Yotova, già vicepresidente, ha assunto la presidenza nel gennaio 2026 dopo le dimissioni di Rumen Radev, che ha lasciato l’incarico per partecipare alle elezioni parlamentari. Ora corre per un mandato proprio come candidata indipendente, con il sostegno di Bulgaria Progressista e del Partito socialista. Durante la campagna ha invocato una soluzione diplomatica e negoziata alla guerra in Ucraina e ha chiesto un ruolo più attivo della Bulgaria nei tentativi di pace. Ha inoltre sostenuto il dialogo con Mosca e si è mostrata critica verso le sanzioni e gli aiuti militari a Kyiv. In un comizio ha detto di sostenere «la pace attraverso i negoziati, non la forza», secondo la traduzione della dichiarazione riportata dall’Associated Press.

    Gyurov è economista, ex governatore aggiunto della Banca nazionale bulgara e ha guidato un governo ad interim nei primi mesi del 2026. È sostenuto dall’opposizione riformista e filo-occidentale. Ha espresso un sostegno più netto all’Ucraina e alla collocazione euro-atlantica della Bulgaria; durante il suo incarico da premier, il suo governo ha firmato con Kyiv un accordo di cooperazione per la sicurezza. «Voglio che la Bulgaria abbia una voce propria in Europa», ha detto ai suoi sostenitori, auspicando un alleato NATO affidabile, preparato e capace di difendere i propri interessi con una diplomazia forte. Anche questa frase è riportata in traduzione dall’Associated Press.

    Ticket
    Voto al primo turno
    Orientamento emerso nella campagna

    Iliana Yotova-Kiril Valchev
    34,759%
    Dialogo con Mosca e soluzione negoziata; riserve su sanzioni e aiuti militari a Kyiv

    Andrey Gyurov-Georgi Kandev
    31,952%
    Sostegno più esplicito all’Ucraina e all’orientamento euro-atlantico

    La tabella riassume le posizioni attribuite ai candidati durante la campagna, non un programma che il presidente possa attuare autonomamente. Le etichette “filo-russa” o “filo-occidentale”, usate in alcuni resoconti per sintetizzare il confronto, rischiano di appiattire sfumature: Yotova ha parlato di pace e negoziato, mentre Gyurov ha insistito sull’affidabilità dell’alleanza NATO e sul sostegno a Kyiv. Il confronto, dunque, riguarda priorità e accenti politici, non soltanto una scelta binaria tra appartenenze internazionali.

    Perché la linea presidenziale conta, ma non basta

    La Bulgaria è membro dell’Unione europea e della NATO. Il rapporto con Mosca, la guerra in Ucraina e la sicurezza del Mar Nero hanno quindi rilievo anche per i partner europei e atlantici. Durante la campagna, queste questioni si sono intrecciate con le preoccupazioni per gli attacchi con droni contro navi commerciali nella zona economica esclusiva bulgara. Le autorità hanno chiesto assistenza ai partner per rafforzare la sicurezza marittima: una questione concreta che riguarda l’azione del governo, non un potere esclusivo della presidenza.

    La Costituzione definisce il presidente capo dello Stato e rappresentante della Bulgaria nelle relazioni internazionali. Gli assegna inoltre funzioni e prerogative proprie; il Consiglio dei ministri, però, dirige e conduce la politica interna ed estera. Per questo il risultato del ballottaggio può influenzare il tono del dibattito, la rappresentanza diplomatica e il modo in cui la presidenza interviene nel confronto istituzionale, ma non equivale da solo a una decisione su sanzioni, forniture militari o linea dell’esecutivo. La distinzione è precisata dalla Costituzione bulgara e dalla spiegazione ufficiale sulla distribuzione delle competenze tra presidente e governo.

    Il prossimo passaggio è il voto di domenica 1° novembre. Fino ad allora, l’attenzione sarà rivolta alla campagna dei due ticket e alle scelte degli elettori che al primo turno hanno sostenuto altri candidati o non sono andati alle urne. Dopo il ballottaggio, per capire se il risultato avrà conseguenze pratiche sulla politica estera bisognerà guardare alle iniziative del presidente eletto e alle decisioni del Consiglio dei ministri.

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