Il caro carburanti spinge alla protesta anche tassisti e conducenti NCC. Lunedì 26 ottobre, circa 300 tra tassisti e conducenti NCC hanno raggiunto Porta Pia, a Roma, per manifestare contro i rincari. Arrivati da diverse zone d’Italia, hanno chiesto al Governo misure per contenere le spese di gestione, dalle agevolazioni fiscali agli aiuti economici, fino agli incentivi per sostituire le vetture. Senza risposte, i rappresentanti dei lavoratori non escludono il ricorso allo sciopero.

    La protesta dei tassisti contro il caro carburanti

    Il presidio è iniziato alle 10 ed è stato organizzato da Uri, itTaxi e Unicoop, con la partecipazione dei rappresentanti del settore NCC. La manifestazione si è svolta senza le automobili, attraverso un concentramento statico e pedonale concordato con la Questura. I tassisti presenti erano fuori turno, in riposo oppure in ferie, così da non interrompere il servizio.

    Inizialmente prevista davanti al ministero dell’Economia, in via XX Settembre, la protesta è stata trasferita a Porta Pia per consentire la partecipazione delle delegazioni. Gli organizzatori hanno chiesto un confronto con il ministro Matteo Salvini, al quale intendono sottoporre le difficoltà economiche della categoria.

    Il problema riguarda soprattutto l’impossibilità, per i tassisti, di adeguare autonomamente le tariffe al prezzo dei carburanti. Gli importi delle corse vengono infatti stabiliti dalle amministrazioni comunali, mentre benzina, gasolio e altri costi di esercizio incidono direttamente sui guadagni dei conducenti.

    Loreno Bittarelli, presidente di itTaxi, ha denunciato una situazione che considera ormai insostenibile:

    “Con le tariffe amministrate dai Comuni, non possiamo scaricare sui clienti i rincari record di benzina e gasolio: i costi li pagano interamente i lavoratori, i cui margini sono azzerati”

    Secondo il rappresentante della categoria, i rincari vengono assorbiti interamente dai lavoratori e rischiano di compromettere la possibilità di continuare a svolgere il servizio.

    Le richieste al Governo e il rischio sciopero

    Tra le principali richieste figura il rafforzamento del credito d’imposta, una misura che, secondo le associazioni, si è progressivamente ridotta negli anni. Carlo Di Alessandro, rappresentante di Federtaxi Cisal, ha spiegato che dall’inizio della crisi i costi di gestione sono aumentati del 25-30%.

    Alcune organizzazioni chiedono inoltre l’estensione delle agevolazioni previste per il carburante professionale, con sgravi fiscali anche per taxi e NCC. Sul tavolo figurano un fondo straordinario per compensare i rincari e incentivi destinati all’acquisto di automobili ibride ed elettriche.

    Le rivendicazioni non trovano però tutte le sigle sindacali concordi. Uritaxi, attraverso il presidente nazionale Claudio Giudici, ha preso le distanze dalla manifestazione, contestando le posizioni di alcune organizzazioni promotrici sul futuro del settore e sulla regolamentazione dei servizi.

    Il confronto proseguirà martedì 27 ottobre a Firenze, dove è prevista un’assemblea nazionale delle organizzazioni taxi. Nella stessa giornata, al ministero dei Trasporti si terrà anche un incontro con i rappresentanti dell’autotrasporto, un altro comparto interessato dall’aumento dei carburanti.

    Per il momento non sono stati annunciati blocchi del servizio taxi. L’ipotesi di uno sciopero resta comunque aperta qualora non arrivassero risposte dal Governo.

    “Siamo qui per far sentire la nostra voce come hanno fatto altre categorie, chiediamo quel minimo di attenzione come servizio pubblico. Il governo ci ascolti, altrimenti non escludiamo lo sciopero”

    ha dichiarato Walter Sacco, rappresentante di itTaxi.

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