Eriseld Zeneli è partito da Lushnjë, una piccola cittadina albanese, ed è arrivato fino al parlamento europeo, a Bruxelles, passando per Bologna, città che considera casa e in cui ritorna almeno una volta al mese. In ‘Controvento. Dall’Albania a Bruxelles, diario di un’Europa possibile’ (Edizioni Joker) ripercorre il viaggio fatto da bambino e adolescente, trasformando i ricordi in una riflessione sull’identità e l’integrazione. L’autore presenta il libro (che ha appena ottenuto la menzione d’onore al Penne Festival delle Arti) oggi, 27 ottobre, alle 17.30 alla biblioteca Borges.

    La storia di Eriseld comincia in Albania nel 1992. Ha appena tre anni quando, assieme alla madre, sale su un traghetto che li porta da Durazzo a Bari, dove li aspetta il padre per condurli fino a Savigno. I documenti sono falsi e le autorità italiane se ne accorgono, ma davanti a una madre giovanissima e al suo bambino di appena tre anni, chiudono un occhio. Crescere in Italia, però, non significa sentirsi subito accolti. Le difficoltà si fanno ancora più evidenti quando cerca lavoro: “Appena vedevano il nome, Eriseld Zeneli, mi marchiavano”. E dopo la laurea in Scienze della formazione, il master in Psicologia e alcuni anni come capotreno, decide di lasciare il posto fisso e nel 2022 prova a entrare al parlamento europeo. Sette mesi di tirocinio si trasformano in un’assunzione e oggi, a 33 anni, lavora alla direzione del personale dell’istituzione lussemburghese. “Qui non ho mai sentito il peso delle mie origini. Sono giudicato in base al lavoro che faccio”, spiega Zeneli, che riflette anche sulla cosiddetta ‘fuga dei cervelli’, nonostante non gli piaccia chiamarla così: “L’Italia non ci tiene, anche se vorremmo restituirle un po’ di quello che ci ha dato”. Scrive Controvento per andare in direzione contraria, appunto, “alla propaganda populista sull’immigrazione, dalla semplificazione del fenomeno alla rappresentazione dello straniero come una minaccia”. Un libro con cui Zeneli non vuole “vendere sogni. So cosa significa studiare di notte e fare sacrifici. Ma se ce l’ho fatta io, anche altri devono poterci provare”.

    Amalia Apicella

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