Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, di lavoro fa il figlio di suo padre in un Paese che è soprattutto ereditocrazia

    Un oligarca che si compra il giornale che parla male di lui è una scena da Russia di Vladimir Putin: nel 2001 Gazprom-Media si prese Ntv, la tv che raccontava la Cecenia senza il permesso del Cremlino. Da noi succede alla luce del sole e la Borsa applaude. Il 22 ottobre Leonardo Maria Del Vecchio chiamava su X i giornalisti del Fatto Quotidiano “ratti del giornalismo”, domenica la sua Lmdv Media ha annunciato un’Opa su Seif, l’editrice del giornale, a 0.286 euro ad azione, e martedì ha proposto a Marco Travaglio un “confronto pubblico” sui “piani industriali”.

    Che accada in Italia stupisce poco: qui la tenuta della democrazia è un flebile intralcio nella cavalcata dei prepotenti, figurarsi in quel mondo fragile di parole che tutte insieme pesano qualche ettogrammo. I giornali sono sempre meno solo giornali: lubrificante di altri affari, sostituto del barboncino (manco bisogna portarli fuori per sporcare), folto ufficio stampa permanente, ramo di tutt’altra azienda.

    Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, di lavoro fa il figlio di suo padre in un Paese che è soprattutto ereditocrazia, ed è solo l’ennesimo strapotere convinto che tutto si possa comprare. Del resto ha ragione lui: in America Paramount ha pagato 16 milioni di dollari a Donald Trump per chiudere la causa su 60 Minutes, e nello stesso luglio del 2025 la fusione con la Skydance degli Ellison, «big supporters» del presidente parola sua, è passata liscia. “Il pluralismo non si dichiara, si finanzia”, ha scritto Lmdv nella nota che corteggia il Fatto. Appunto: con il libretto degli assegni di papà.

    Buon mercoledì.

    Foto di Kaptured by Kasia su Unsplash elaborata con IA

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