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    Doveva essere l’inizio di una vita itinerante e senza scadenza, ma il sogno di una comunità galleggiante si è infranto bruscamente in Cambogia. Per i passeggeri della Villa Vie Odyssey, la nave da crociera salpata per un viaggio continuo intorno al mondo di tre anni e mezzo, l’avventura si è interrotta all’improvviso nel porto di Sihanoukville. L’operatore statunitense Villa Vie Residences ha infatti annunciato la sospensione immediata delle attività per via dei costi insostenibili del carburante. Tra le oltre duecento persone rimaste senza un tetto c’è anche il cinquantasettenne floridiano Joel Greiff — noto a bordo come ‘Fantastic Joel’ —, che dopo mesi di preparativi era salito sulla nave da appena 26 giorni.


    APPROFONDIMENTI

    Il sogno di una vita

    L’attrazione per questo stile di vita era nata quasi un anno e mezzo prima dell’imbarco. «Pianificavo di vivere sulla Odyssey per 10, 20 anni, anche di più», spiega il cinquantasettenne, ripercorrendo i primi contatti con la compagnia avvenuti ad aprile 2024 e la successiva visita di prova di quattro giorni a maggio dell’anno seguente. «Dopo cinque minuti dall’imbarco ho capito che questa era la mia nuova casa, che questi sarebbero stati i miei nuovi vicini e che questo sarebbe stato il mio futuro». Ad attrarlo era stata soprattutto l’idea di far parte di una comunità coesa.

    Così, dopo aver venduto o sistemato i propri beni ed essersi congedato da amici e parenti negli Stati Uniti con un lungo viaggio in auto, si era imbarcato ufficialmente il 1° ottobre a Bangkok.I primi segnali d’allarme

    A bordo l’atmosfera iniziale era quella di un piccolo villaggio vivace, tra corsi di artigianato, spettacoli, karaoke e celebrazioni religiose, ma non sono mancati i primi segnali di declino nei servizi. Rispetto alla sua visita di qualche mese prima, la gestione quotidiana mostrava già delle crepe. «Era evidente che i servizi e i comfort fossero peggiorati rispetto al maggio 2025», ricorda il passeggero, citando la minore frequenza del servizio lavanderia — al punto da doversi lavare i vestiti da solo prima di un’escursione ad Angkor Wat — e i frequenti cambi di itinerario con giornate intere trascorse fermi in mare.

    Lo sbarco forzato

    La svolta definitiva è arrivata attraverso Circle, la piattaforma di comunicazione interna usata dal CEO e dagli inquilini della nave. Dopo un paio di avvisi nei quali si evidenziava che senza nuovi fondi il viaggio si sarebbe fermato, è giunto l’annuncio decisivo mentre il passeggero si trovava alla stazione degli autobus di ritorno da Angkor Wat. «Il messaggio è arrivato su Circle verso le sette del mattino, dicendoci che dovevamo disimbarcare entro le due del pomeriggio». Avendo condensato tutta la propria vita in quattro valigie grandi e due bagagli a mano prima di partire per l’Asia, per lui non ci è voluto più di un’ora per raccogliere le sue cose, a differenza di chi viveva a bordo da due anni e aveva accumulato gli effetti personali di un’intera abitazione.

    La solidarietà tra passeggeri

    Dopo aver lasciato la nave e la confusione della città portuale di Sihanoukville, il passeggero ha scelto di spostarsi temporaneamente a Kampot, un luogo più tranquillo a tre ore di distanza, dove ha preso in affitto un appartamento per un mese. Da lì continua a fare la spola verso la nave per prestare soccorso agli altri residenti. «Vado avanti e indietro dalla nave per aiutare i miei compagni di viaggio con i bagagli, a trovare un posto dove stare e a scaricare le loro cose», racconta, descrivendo una catena di solidarietà spontanea tra gli ex passeggeri rimasti bloccati.

    Sui fondi versati per il soggiorno e probabilmente perduti, la sua posizione resta filosofica: «Ho pagato molto per una permanenza di 26 giorni sulla Odyssey e molto probabilmente non rivedrò più quei soldi. Se li perdo, non ne ho bisogno, non mi importa. Dopotutto, le cose più importanti nella vita sono i grandi amici, la famiglia, viaggiare per il mondo, creare avventure e aiutare gli altri». Qualora la nave non dovesse riprendere le attività, il suo piano alternativo è quello di trasferirsi a Chiang Mai, in Thailandia.


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