Tetiana Stawnycychy, presidente di Caritas Ucraina, racconta il “dietro-le-quinte” della delicatissima missione umanitaria messa in atto per salvare gli abitanti della città di Oleshky. Una donna scesa dagli autobus ha detto: “Siamo usciti dall’inferno”.


    Missione Oleshky (foto Aliona Lohvynenko per Ugcc)

    C’erano anche le squadre di Caritas Ucraina, Caritas Kyiv e Caritas-Chernihiv ad accogliere i residenti di Oleshky, che sono arrivati il 31 ottobre al confine bielorusso come parte dell’evacuazione dalla città temporaneamente occupata dai russi verso il territorio controllato dall’Ucraina. “È stata una giornata carica di emozioni”, racconta oggi Tetiana Stawnycychy, presidente di Caritas Ucraina. “Tra gli sfollati c’erano persone di ogni età, ma molti erano anziani e avevano bisogno di aiuto per muoversi. Erano esausti, non solo per il viaggio, ma per tutto ciò che avevano dovuto sopportare negli ultimi mesi e anni”.

    Tetiana Stawnycychy, presidente di Caritas Ucraina (foto Aliona Lohvynenko)

    In quali condizioni vivevano a Oleshky?

    Dall’inizio dell’anno, Oleshky viveva una grave crisi umanitaria: praticamente senza alcun accesso al cibo, senza assistenza medica, con droni che sorvolavano costantemente la zona e mine ovunque. Dopo la distruzione della diga di Kakhovka nel 2023, gran parte della città è rimasta priva di elettricità, acqua e riscaldamento. La gente sopravviveva grazie a quel poco che riusciva a coltivare, razionando porzioni minuscole per farle durare più giorni e dividendole tra più persone. Chi era abbastanza in forze percorreva 20 km a piedi o in bicicletta lungo uno stretto sentiero tra i campi minati per andare a comprare cibo in un villaggio vicino.

    Alcuni, però, non sono mai tornati. E chi non riusciva a muoversi è rimasto intrappolato.

    Accogliendo queste persone, cosa vi ha colpito di più in loro?

    Il sovrapporsi dei traumi. Stavamo aiutando un uomo a inserire una scheda SIM ucraina nel suo vecchio Nokia. Quando gli abbiamo chiesto com’era la vita a Oleshky, ha iniziato il suo racconto parlando dell’alluvione del 2023: il salvataggio di persone dall’acqua e, infine, il recupero dei corpi di chi era annegato. Solo in seguito ha menzionato il vicino ucciso, la sua casa distrutta, i droni e le mine. Ripeteva continuamente: “Era una cittadina così bella, e ora è tutto bruciato”.

    Gli evacuati da Oleshky scesi dagli autobus (foto Aliona Lohvynenko per Ugcc)

    Scesi dagli autobus, come hanno reagito?

    C’era una gioia autentica. All’arrivo degli autobus, i volti si illuminavano dietro i finestrini e la gente salutava chi attendeva fuori. Vicino alla nostra tenda, un uomo ha riconosciuto sua sorella attraverso il vetro; non appena si è aperta la porta, lei è quasi inciampata fuori, finendo dritta tra le sue braccia. Abbiamo assistito più volte a scene simili, con famiglie che si ritrovavano.

    Le persone erano felicissime di tornare a mettere piede su suolo ucraino libero.

    Le squadre Caritas cosa hanno fatto?

    Presso la tenda di Caritas abbiamo offerto tè caldo, caffè, snack e una connessione Wi-Fi; inoltre, abbiamo distribuito schede SIM ucraine a chi ne aveva bisogno. Caritas Kyiv ha fatto arrivare alcuni familiari degli sfollati, affinché potessero essere presenti nel momento in cui i loro cari scendevano dall’autobus. Caritas Ucraina, Caritas Kyiv e Caritas Chernihiv hanno collaborato come un’unica squadra. Il nostro aiuto non si ferma al confine: abbiamo fornito biancheria da letto e pasti caldi alle persone ricoverate negli ospedali di Kyiv, mentre i nostri operatori e psicologi sono a disposizione di chiunque necessiti di ulteriore supporto. E le persone non sono arrivate da sole: è giunto anche un intero camion carico di animali salvati dalla zona occupata di Oleshky. Anche questo mi ha profondamente commosso. Da un lato, si è trattato di un’umanità che si esprime attraverso la cura per il creato, attraverso l’amore delle persone per i propri animali: è stato davvero bellissimo.

    Anche cani e gatti tra gli evacuati messi in salvo da Oleshky (foto Aliona Lohvynenko per Ugcc)

    Nell’ultima settimana, operatori di Caritas Ucraina hanno lavorato presso l’Ufficio dell’Ombudsman dell’Ucraina, accogliendo le richieste di aiuto dai residenti di Oleshky, individuando le loro necessità e il desiderio di partire per il territorio controllato dall’Ucraina. Non è stata un’operazione semplice?

    La preparazione è stata un lavoro 24 ore su 24, perché le linee telefoniche dell’ufficio dell’Ombudsman non hanno mai smesso di squillare. Quindi sì, è stata una corsa contro il tempo, per fare in modo che le persone capissero chiaramente cosa stava succedendo e sapessero come prendervi parte. L’intera missione umanitaria doveva svolgersi in pochi giorni. Il 23 ottobre, vengono ufficialmente confermati la missione umanitaria e il cessate il fuoco temporaneo a Oleshky. Il 27 ottobre, entra in vigore il “regime del silenzio”. Il 29 ottobre, le strade vengono sminate e gli aiuti vengono caricati. Il 30 ottobre, la delegazione ucraina raggiunge Oleshky, consegna gli aiuti e inizia l’evacuazione dei civili. Il 31 ottobre, gli sfollati arrivano a Kyiv. Il 1 novembre, termina il cessate il fuoco.

    C’è ancora qualcuno che desidera andare via? Qual è la situazione a Oleshky in questo momento?

    Non sono stati resi noti dati ufficiali su quante persone si trovino ancora a Oleshky, né su quante ne siano partite. Sappiamo però che alcuni sono rimasti, ognuno per le proprie ragioni. Quanto a coloro che sono arrivati in Ucraina sabato, una donna scesa dagli autobus ha riassunto la situazione in modo semplice:

    “Siamo usciti dall’inferno”.

    La missione è riuscita a far arrivare in città generi alimentari e medicinali di prima necessità per chi è rimasto. L’ufficio dell’Ombudsman sta ora collaborando con partner internazionali per creare un meccanismo permanente e aprire nuovi corridoi umanitari verso altre località sotto blocco.

    Squadre Caritas al valico con la Bielorussia (foto Aliona Lohvynenko)

    Quali sono le vostre speranze e aspettative per il futuro?

    La mia speranza è che questo sia solo l’inizio. Oleshky ha dimostrato che è possibile: anche un cessate il fuoco limitato e a livello locale si è rivelato realizzabile.

    Le opinioni su alcuni aspetti dell’operazione potevano essere diverse, ma ciò che mi è rimasto impresso è un dato di fatto semplice: centinaia persone sono state evacuate da una situazione estremamente difficile. L’episodio ha dimostrato che accendere i riflettori su una specifica realtà e impegnarsi per risolverla può portare a dei risultati. Dimostra che, quando c’è la volontà, è possibile fermare il fuoco. Per me, Oleshky è stata come una candela accesa; prego affinché ne seguano molte altre.

    Missione Oleshky (Foto Aliona Lohvynenko per Ugcc)

    Perché? Ci spieghi meglio.

    Oleshky è solo un piccolo scorcio di qualcosa di molto più grande. Circa il 20% dell’Ucraina si trova sotto occupazione russa, fuori dalla portata delle autorità ucraine e delle agenzie internazionali come l’ONU. Non sappiamo quante persone vivano lì, né quali siano le loro condizioni fisiche o il loro stato emotivo. Le informazioni in nostro possesso provengono da chi è già riuscito ad allontanarsi. Caritas Ucraina e Caritas Volyn, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, operano anche presso un altro valico di frontiera con la Bielorussia, dove ogni giorno accogliamo persone in fuga dai territori occupati. Ogni vita salvata è importante.

    Chi salva una persona, salva il mondo intero; e nell’ultimo fine settimana, tutti insieme, abbiamo salvato centinaia di mondi.

    Esprimo profonda gratitudine a tutti coloro che si sono mobilitati, che hanno parlato della situazione a Oleshky e che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica al riguardo. Un ringraziamento speciale va inoltre a tutto il personale della rete Caritas, che ha lavorato instancabilmente per garantire il successo della missione.

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