Un’imprenditrice della medicina estetica che fa dirette su TikTok, un’ambulanza con le insegne di una clinica chiusa da tre anni, decine di presunti prigionieri torturati in una casa alle porte di Kiev. E poi un ragazzino di 14 anni, avvolto in una coperta termica, presentato online come una vittima delle “camere di tortura di Zelensky”. Sembra la trama di un film grottesco e probabilmente la storia verrà rilanciata come la prova di presunte prigioni per i disertori ucraini. Ma a ricostruire i fatti, il quadro che emerge è molto diverso da quello circolato sui social.
Partiamo quindi dai fatti. Il 2 novembre, a Petropavlivska Borshchahivka, un villaggio alla periferia di Kiev, si è verificato uno scontro tra civili radunatisi vicino a un edificio presidiato da soldati della Guardia Nazionale ucraina dopo che si erano diffuse voci sulla detenzione illegale di alcuni disertori. Notizie che sarebbero state inizialmente diffuse da una donna che si è presentata come proprietaria di una compagnia di ambulanze privata chiamata “Med-Prestige”.
La fake news sui social
Sui canali Telegram e nelle dirette TikTok circolano notizie allarmanti: in una casa privata sarebbero rinchiusi circa 40 uomini, sottoposti a torture. Si parla di persone massacrate di botte, di un uomo con la colonna vertebrale spezzata e persino di un morto. Sul posto arriva un’ambulanza privata. Una donna che si presenta come medico e proprietaria della clinica Med-Prestige denuncia di non poter raggiungere alcuni feriti. Sostiene che almeno quattro persone abbiano bisogno di cure urgenti e che una di loro sia trattenuta da oltre un mese. La denuncia alimenta la protesta. Centinaia di messaggi rimbalzano sui social e davanti all’edificio si raduna una folla, anche con familiari dei militari. Ma chi è la donna?
La donna che affermava di gestire Med-Prestige è stata identificata come Valentyna Moloda, una dipendente di 49 anni di una clinica di chirurgia plastica. La stessa ambulanza era finta: la vettura era stata venduta da Med-Prestige come spiegato dal suo titolare, Mykhailo Furman, dopo che la compagnia aveva cessato l’attività nel 2023. Il mezzo era stato venduto nel 2024 con l’imposizione di rimuovere i loghi aziendali. Cosa a cui non è stato dato seguito.
Very quick update: for those who haven’t seen, the so-called “private medic” telling all about alleged beatings inside the house is not who she says she is. She is a plastic surgeon. The company she claimed to represent stopped work in 2023, and sold this ambulance the next year. https://t.co/cmY5RFPJHx
— Francis Farrell (@francisjfarrell) November 3, 2026
Gli agenti delle forze dell’ordine hanno trovato sul telefono della donna prove che suggerivano che l’incidente fosse stato pianificato in anticipo. La stessa Moloda era coinvolta all’inizio di ottobre in una protesta pro-pace. L’edificio non era stato scelto a caso: era un punto di trattenimento temporaneo usato dalla Guardia nazionale e in uno al battaglione Azov.
All’interno vi erano sia militari mobilitati da poco, in attesa di assegnazione ai reparti e di essere inviati all’addestramento, sia soldati disertori che si erano allontanati senza autorizzazione dalle proprie unità.
La tensione esplode
Mentre la folla chiedeva la liberazione degli uomini, la situazione è degenerata: auto della polizia danneggiate, vetri infranti, un autobus assaltato. Durante gli scontri sono stati uditi colpi d’arma da fuoco. E compare anche il video più manipolato: dall’edificio viene accompagnato fuori un ragazzo che dice di avere 14 anni. È avvolto in una coperta termica, spaventato e disorientato. Sui social le immagini vengono diffuse con una ricostruzione agghiacciante: sarebbe stato trovato in una prigione segreta, detenuto con gli uomini renitenti alla leva e picchiato con una pala. Altri filmati, precedenti alla sua uscita, raccontano però un’altra storia. Il ragazzo era tra le persone accorse alla protesta. Le riprese esaminate dai giornalisti ucraini lo mostrano sulla recinzione mentre urla insulti e minacce contro chi è all’interno. Poi scavalca il muro e finisce nel perimetro della struttura.
Sul posto sono intervenuti i vertici della Guardia nazionale e Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio del presidente ucraino. Il 3 novembre, il difensore civico per i diritti umani Dmytro Lubinets ha chiesto alle forze dell’ordine di indagare su tutti gli aspetti dell’incidente, di accertare la base giuridica della presenza di personale militare e membri della Guardia Nazionale nell’edificio e di valutare le azioni di tutte le persone coinvolte.
Budanov ha affermato che l’incidente non dovrebbe essere considerato unicamente come il risultato di una provocazione, aggiungendo che ha rivelato tensioni sociali più ampie e problemi irrisolti. Una cosa è certa: in Ucraina la mobilitazione obbligatoria è reale, così come le denunce di abusi e violenze nei confronti degli uomini chiamati alle armi. Ma il racconto del quattordicenne sequestrato e torturato in una prigione segreta è falso.
Nel frattempo, le bombe russe hanno fatto una nuova strage a Komyshuvakha dove almeno 33 persone sono morte mentre si erano riunite in una scuola per ricevere aiuti umanitari. Altre 50 risultano disperse.
The death toll from Russia’s massacre in Komyshuvakha continues to rise. 30 people, who had gathered at a school to receive humanitarian aid, have now been confirmed killed, a further 48 are listed as missing. https://t.co/RcpDlZ8Zub
— Jimmy Rushton (@JimmySecUK) November 3, 2026
