In Polonia è in corso una crisi istituzionale destinata ad avere effetti anche all’estero. Il governo di centrosinistra guidato da Donald Tusk, esponente del partito filoeuropeo Coalizione Civica, è arrivato allo scontro con il presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, eletto lo scorso anno e appartenente al partito di estrema destra Diritto e giustizia (PiS) che ha governato la Polonia per otto anni. Il motivo delle tensioni riguarda la riforma della Corte Costituzionale approvata dall’attuale governo di centrosinistra e la contrapposizione tra i giudici nominati dagli ultimi due esecutivi.
Il 30 ottobre la giudice Anna Korwin-Piotrowska, eletta dal Sejm (la Camera bassa del Parlamento polacco), ha disposto la sospensione di un mese dalle funzioni per il presidente della Corte, Bogdan Swieczkowski e per il vicepresidente, Bartlomiej Sochanski, assumendo la gestione del tribunale. La decisione è stata considerata illegittima dai giudici interessati dal provvedimento con tafferugli scoppiati davanti alla sede della Corte Costituzionale, dove sette giudici sono entrati accompagnati dagli agenti del Servizio di protezione dello Stato.
Nella Corte Costituzionale si sta consumando da diversi anni uno scontro, dato che i giudici sono espressione dei governi succedutisi nel tempo. Il governo Tusk, in carica dal 2023, è stato ostacolato nella nomina dei nuovi componenti della Corte. Nawrocki si è rifiutato di far prestare giuramento a tre dei sei giudici nominati dal Parlamento e il presidente della Corte, a sua volta, ne ha impedito l’insediamento. Sull’importante tribunale polacco si è espressa poco tempo fa la Corte di Giustizia dell’Unione europea. I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che la Corte costituzionale di Varsavia «non è né indipendente né imparziale» a causa delle nomine dei componenti effettuate dal precedente governo di destra, guidato da Mateusz Morawiecki. La situazione fotografata dalla Corte di Giustizia conferma le preoccupazioni di Donald Tusk, il quale ha affermato che in questi tre anni di governo ha dovuto lavorare sodo per ripristinare lo Stato di diritto. «Questo processo – ha scritto il capo del governo su X – è difficile, a volte persino doloroso, e richiede un’azione decisa. Non c’è altra via».
L’apice delle tensioni si è verificato venerdì scorso, quando a Swieczkowski è stato negato l’ingresso nella Corte Costituzionale. Da qui un assembramento di elettori e simpatizzanti del PiS, incitati dal fondatore del partito di estrema destra, Jaroslaw Kaczyński. L’edificio è stato circondato da centinaia di persone. Il presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, diretto in Senegal per una visita istituzionale, ha deciso fare ritorno a Varsavia e raggiungere i manifestanti. Accompagnato dalle guardie del corpo, ha cercato di farsi largo tra la folla e tra gli agenti di polizia per entrare nel palazzo della Corte Costituzionale. Il premier Tusk è stato accusato di «violazione dell’ordine costituzionale». In un discorso televisivo, il primo ministro ha replicato affermando che «urla, menzogne e risse non possono essere la fonte del diritto in Polonia, e non lo saranno mai». Il governo intende attuare una riforma della Corte Costituzionale per garantirle il migliore funzionamento, «in modo indipendente» da chi governa e «nel rispetto della Costituzione».
Lo scontro in Polonia che ruota attorno alla Corte Costituzionale ha fatto emergere le diverse visioni dei partiti più importanti. La Coalizione Civica di Tusk è convintamente filoeuropea. Il presidente della Repubblica Nawrocki è un sostenitore di Donald Trump e nei mesi scorsi ha proposto di chiamare «Fort Trump» una nuova base militare statunitense in Polonia. La Commissione europea segue da vicino la crisi istituzionale in corso a Varsavia. Un portavoce della Commissione ha evidenziato che «spetta alle autorità polacche garantire che la Corte costituzionale possa operare in conformità con la Costituzione e nel rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di Giustizia dell’Unione europea». «La nomina di otto nuovi membri del Tribunale costituzionale rientra nelle competenze costituzionali del Sejm, il Parlamento polacco», ha aggiunto il portavoce di Bruxelles.
Secondo il quotidiano polacco Dziennik Gazeta Prawna, la Russia e la Bielorussia stanno sfruttando la crisi istituzionale per alimentare narrazioni anti-occidentali e fomentare divisioni interne. Una tesi che ha offerto l’assist al vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitrij Medvedev, per ironizzare sul presunto «collegamento russo» in merito a quanto sta avvenendo in Polonia. «Adoro questo mantra!», ha scritto Medvedev su X per poi aggiungere: «Elezioni negli Stati Uniti? Sono i russi. Migranti in Spagna? Sono i russi! Colpo di stato costituzionale in Polonia? Ovviamente, sono i russi! Grazie! Nulla ci unisce meglio della nostra forza! Beh, sapete il resto. Eccoci qui!».
Donald Tusk ha invitato il presidente nazionalista, Karol Nawrocki, a riconoscere i giudici eletti di recente dal Parlamento e a lavorare alla riconciliazione nazionale. «Il presidente – ha detto il premier polacco – riconosca i giudici legalmente eletti dal Parlamento, come previsto dalla Costituzione, e permetta loro di assumere le proprie funzioni presso la Corte Costituzionale».
