Le autorità finlandesi hanno ordinato la sospensione delle
attività preparatorie in due siti destinati ad ospitare nuovi data center di
Google. Al centro della vicenda, le valutazioni ambientali ancora incomplete e
i possibili effetti su foreste, suolo e risorse idriche. Il 29 ottobre è stata
inoltre avviata un’indagine preliminare della polizia.
La crescita dell’intelligenza artificiale richiede
infrastrutture digitali sempre più estese. Data center, server e sistemi di
elaborazione rappresentano una componente essenziale dei servizi online e delle
nuove applicazioni basate sull’IA, ma la loro realizzazione comporta anche un
impatto concreto sui territori che li ospitano. A riportare al centro del
dibattito questo tema è il caso della Finlandia, dove le autorità hanno chiesto
a Google di sospendere i lavori preparatori in due aree destinate alla costruzione
di nuovi centri dati.
La decisione è stata comunicata il 6 ottobre 2026 dalla
Lupa- ja valvontavirasto (LVV), l’autorità finlandese di vigilanza e controllo.
Il provvedimento riguarda i progetti previsti a Muhos e Kajaani-Otanmäki, nel
nord del Paese, e resterà in vigore fino al completamento delle procedure di
valutazione di impatto ambientale.
La società interessata è Tuike Finland, controllata locale
coinvolta nello sviluppo dei progetti di Google. L’autorità ha chiesto di
interrompere le attività preparatorie in grado di modificare significativamente
l’ambiente, dopo aver rilevato che alcune operazioni erano già state avviate
prima della conclusione delle valutazioni ambientali.
Le attività contestate: rimozione degli alberi e modifiche al terreno
Secondo quanto comunicato dall’autorità finlandese, nelle
aree interessate sarebbero già state effettuate operazioni di rimozione della
vegetazione, asportazione dello strato superficiale del terreno, realizzazione
di strade di cantiere e aree di stoccaggio, oltre a modifiche a fossati e
sistemi di drenaggio.
Per la LVV, queste attività possono produrre trasformazioni
ambientali rilevanti e compromettere la funzione preventiva della valutazione
di impatto ambientale. Quest’ultima serve, infatti, a identificare e analizzare
i possibili effetti di un progetto prima che vengano prese decisioni definitive
sulla sua realizzazione, consentendo di considerare alternative e misure per
ridurre gli impatti.
La richiesta di sospensione non riguarda ogni attività
connessa ai progetti: restano possibili le operazioni di pianificazione,
misurazione e indagine del terreno, purché abbiano effetti ambientali limitati
e siano facilmente reversibili. La società ha avuto la possibilità di fornire chiarimenti
all’autorità e indicare come intende procedere. Google, dal canto suo, ha
riconosciuto alcune carenze nella gestione della vicenda, dichiarando di voler
seguire le indicazioni delle autorità finlandesi.
L’indagine della polizia e i possibili danni ambientali
La vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo il 29 ottobre. La
polizia di Oulu ha annunciato l’apertura di un’indagine preliminare sulle
attività svolte nel cantiere di Muhos, dopo aver ricevuto richieste di
approfondimento relative al progetto.
L’indagine riguarda il sospetto di danno ambientale e, in
particolare, possibili violazioni della normativa sulle acque. Secondo le prime
informazioni diffuse dalla polizia, sarebbero emerse irregolarità e carenze
nella gestione del drenaggio e delle acque nel sito.
Le autorità stanno verificando se le attività svolte abbiano
violato la legislazione finlandese e provocato conseguenze ambientali. Non si
tratta, al momento, di responsabilità accertate: gli accertamenti sono ancora
in corso e la polizia prevede di proseguire l’indagine nel 2027, con un
aggiornamento atteso a dicembre 2026.
La questione riguarda quindi non soltanto la rimozione della
vegetazione, ma anche la gestione delle acque e la capacità di prevenire
possibili alterazioni del suolo e degli ecosistemi locali.
L’investimento di Google e la crescita delle infrastrutture per l’IA
Il caso assume particolare rilevanza anche per la dimensione
economica dei progetti. Il 9 settembre 2026 Google aveva annunciato un
investimento di almeno 13 miliardi di euro in Finlandia nei due anni
successivi, destinato allo sviluppo di infrastrutture digitali e tecnologiche,
compresi nuovi data center e interventi a supporto della rete energetica.
L’iniziativa coinvolge diverse località finlandesi, tra cui
Hamina, Kajaani, Muhos e Vaala. Secondo l’azienda, il piano comprende anche
collaborazioni per lo sviluppo di energia pulita, interventi a sostegno della
rete elettrica e programmi dedicati alle comunità locali e alla biodiversità.
Google presenta l’investimento come un’opportunità per
rafforzare la capacità digitale europea e sostenere lo sviluppo
dell’intelligenza artificiale. La sospensione dei lavori nei due siti,
tuttavia, evidenzia quanto sia importante integrare fin dalle prime fasi di
progettazione le esigenze infrastrutturali con le procedure di tutela
ambientale.
Data center e sostenibilità: una questione che riguarda tutta l’Europa
Il caso finlandese riporta l’attenzione su una questione
sempre più centrale: la sostenibilità delle infrastrutture digitali. I data
center sono indispensabili per il funzionamento dei servizi cloud, delle
piattaforme online e dei sistemi di intelligenza artificiale, ma la loro
costruzione e gestione richiedono risorse e comportano trasformazioni
territoriali.
Il consumo di energia, il fabbisogno idrico per alcuni
sistemi di raffreddamento, l’occupazione del suolo e gli effetti sugli
ecosistemi sono aspetti che devono essere valutati in relazione alle
caratteristiche di ogni sito. Non tutti i data center hanno lo stesso impatto:
la localizzazione, le tecnologie utilizzate, le modalità di approvvigionamento
energetico e i sistemi di raffreddamento possono determinare differenze
significative.
Per questo, le valutazioni ambientali non dovrebbero essere
considerate un passaggio formale da affrontare dopo l’avvio dei lavori, ma uno
strumento fondamentale per orientare le scelte progettuali e individuare in
anticipo le possibili criticità.
La vicenda di Muhos e Kajaani non rappresenta uno stop
definitivo alla strategia di Google in Finlandia. È, piuttosto, un caso che
mostra come la crescita delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale
debba confrontarsi con regole, controlli e responsabilità ambientali. La
trasformazione digitale, per essere sostenibile, non può prescindere dalla
tutela dei territori in cui prende forma.
Fonti:
