In sintesi:

    La Russia ha prorogato fino al 31 gennaio 2027 il divieto di esportazione di diesel da parte dei produttori.
    Grazie alle deroghe concesse ad alcuni fornitori, a novembre potrebbero essere esportati 2,15 milioni di tonnellate di diesel, contro le 510.000 tonnellate di ottobre.
    L’aumento dei volumi segue un’intesa tra Russia e Stati Uniti; le prime petroliere sono dirette verso la costa orientale americana.
    L’Unione europea vieta dal 2023 l’importazione dei prodotti petroliferi russi. L’effetto sui prezzi europei può quindi essere soltanto indiretto.
    Il prezzo medio del diesel nell’Unione europea era pari a 2,146 euro al litro il 26 ottobre, in aumento per la seconda settimana consecutiva.

    Divieto prorogato, ma con deroghe

    Il governo russo ha annunciato il 31 ottobre che il divieto per i produttori diretti di esportare diesel, carburante marino e gasoli resterà in vigore fino al 31 gennaio 2027. Per le società che non producono carburanti, il divieto era già valido fino alla stessa data. Secondo Mosca, la misura mira a mantenere stabile il mercato interno dei combustibili.

    Il provvedimento, tuttavia, prevede alcune deroghe. Il vice primo ministro Alexander Novak ha spiegato che ad alcuni fornitori sono state concesse autorizzazioni speciali in ottobre e che la stessa possibilità è prevista per novembre. Sulla base delle sue dichiarazioni, le esportazioni russe di diesel verso i mercati internazionali saliranno dalle 510.000 tonnellate di ottobre a 2,15 milioni di tonnellate a novembre.

    L’apertura parziale arriva dopo una telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump, avvenuta il 9 ottobre. In quell’occasione, i due leader avrebbero concordato la fornitura di diesel russo ai mercati esteri. Novak ha inoltre dichiarato che tre petroliere cariche di carburante russo erano già dirette verso la costa orientale degli Stati Uniti.

    Perché il diesel russo non arriverà direttamente nei serbatoi dei camion europei

    Dal febbraio 2023 l’Unione europea ha vietato le importazioni di prodotti petroliferi raffinati russi, compreso il diesel. I nuovi quantitativi provenienti dalla Russia non arriveranno quindi direttamente ai distributori europei.

    L’impatto sul mercato europeo potrà manifestarsi soltanto in modo indiretto. Il diesel è un prodotto scambiato sui mercati globali: maggiori forniture russe negli Stati Uniti e in altri Paesi potrebbero ridurre leggermente la concorrenza per i carichi provenienti da altre aree, oggi essenziali per rifornire l’Europa. Le deroghe, tuttavia, sono temporanee e vengono decise di mese in mese: il mercato non può quindi considerarle una fonte stabile di approvvigionamento.

    Diesel ancora sopra i 2 euro al litro

    Per il momento, i prezzi restano elevati. Secondo il Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, il 26 ottobre il prezzo medio del diesel nell’Unione europea era di 2,146 euro al litro, con un aumento settimanale di 0,7 centesimi. Si tratta del secondo rialzo consecutivo.

    Le differenze tra i vari Paesi restano significative:

    prezzi più elevati: Finlandia (2,547 euro), Danimarca (2,502 euro) e Paesi Bassi (2,469 euro);
    prezzi più bassi: Malta (1,210 euro), Polonia (1,781 euro) e Spagna (1,888 euro);
    Romania e Ungheria: rispettivamente 2,037 euro e 1,930 euro al litro.

    Per un camion che percorre 120.000 chilometri all’anno consumando 30 litri ogni 100 chilometri, un aumento di 10 centesimi al litro fa crescere di circa 3.600 euro la spesa annuale per il carburante.

    Per gli autotrasportatori, nessuna svolta all’orizzonte

    L’Agenzia internazionale dell’energia ha già avvertito che la stretta sull’offerta di diesel potrebbe protrarsi a lungo anche nel 2027. Nel frattempo, gli aiuti straordinari dell’Unione europea destinati alle imprese di trasporto stanno per terminare e per il prossimo anno non si prevede un diesel a buon mercato.

    La decisione di Mosca cambia poco questo scenario. Più diesel russo sui mercati internazionali rappresenta un segnale potenzialmente positivo, ma resta subordinato alle decisioni politiche mensili del governo russo e alla tenuta dell’intesa con gli Stati Uniti.

    Per gli autotrasportatori, le prossime scadenze da seguire sono la fine di novembre, quando Mosca dovrebbe decidere sulle deroghe per dicembre, e il 31 gennaio 2027, data di scadenza dell’attuale divieto. Fino ad allora, le clausole di adeguamento del carburante e i supplementi diesel previsti nei contratti con i clienti resteranno i principali strumenti per limitare l’impatto delle oscillazioni dei prezzi.

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