
La Croazia si prepara a introdurre nuovi reati legati alla violenza digitale, dal cyberstalking alla diffusione non autorizzata di immagini intime, comprese quelle manipolate con l’intelligenza artificiale. Il ministro della Giustizia, dell’Amministrazione pubblica e della Trasformazione digitale, Damir Habijan, ha confermato oggi, mercoledì 4 novembre, che sono in corso i lavori per modificare il Codice penale e adeguarlo alla direttiva europea sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
Tra le nuove fattispecie che dovrebbero essere introdotte figurano lo stalking online, le molestie attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e la divulgazione non autorizzata di dati personali sui social network e su altri canali digitali.
Per il nuovo reato di cyberstalking, la direttiva prevede una pena massima non inferiore a un anno di reclusione. Sarà inoltre punibile l’invio di fotografie o video dei genitali a persone che non desiderano riceverli.
Deepfake e immagini intime, nuove tutele
Le modifiche riguarderanno anche la diffusione di contenuti sessualmente espliciti. Dal 2021 il Codice penale croato punisce con la reclusione fino a tre anni chi rende accessibile a terzi, senza il consenso della persona ripresa, un contenuto sessualmente esplicito originariamente realizzato con il suo consenso, ma destinato esclusivamente all’uso privato.
La nuova normativa estenderà la tutela anche alla condivisione non autorizzata di fotografie a contenuto sessuale e di immagini delle parti intime del corpo.
Saranno inoltre perseguibili la diffusione di contenuti falsificati o manipolati, compresi i cosiddetti deepfake realizzati con l’intelligenza artificiale, che rappresentano una persona in situazioni sessualmente esplicite senza che ciò sia mai avvenuto. Costituirà reato anche la minaccia di pubblicare materiale di questo tipo.
La direttiva europea contempla inoltre il contrasto alle mutilazioni genitali femminili e ai matrimoni forzati. Entrambe le fattispecie sono già previste dalla legislazione croata e richiederanno soltanto adeguamenti limitati.
«La tecnologia corre più velocemente delle norme»
Habijan ha sottolineato la necessità di aggiornare più frequentemente il Codice penale per rispondere all’evoluzione tecnologica e alle nuove forme di criminalità.
“Le modifiche al Codice penale dovranno sicuramente diventare più frequenti e rapide. La tecnologia procede molto velocemente e talvolta la normativa resta indietro”, ha affermato il ministro.
Le nuove tecnologie, ha aggiunto, comportano rischi inediti e richiedono risposte tempestive anche rispetto a comportamenti che fino a pochi anni fa non esistevano o non erano riconosciuti come reati. Tra gli ambiti che necessitano di un aggiornamento ha citato anche i possibili rischi per la vita e il patrimonio derivanti dall’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale.
Il gruppo di lavoro incaricato di preparare le modifiche al Codice penale è stato istituito ad aprile. L’approvazione del provvedimento è attesa nel primo trimestre del 2027. La direttiva europea, adottata nel 2024, dovrà essere recepita e applicata dagli Stati membri entro il 14 giugno 2027.
Nuove regole anche per i minori sui social
Il ministro ha fatto riferimento anche alla proposta europea nota come EU Kids Act, che punta a rafforzare la protezione dei minori online e a introdurre sistemi di verifica dell’età sulle piattaforme digitali.
Secondo il progetto attualmente in discussione a livello europeo, l’accesso ai social network sarebbe limitato per i bambini sotto i 13 anni, mentre per i ragazzi tra i 13 e i 15 anni sarebbe consentito con la supervisione dei genitori o dei tutori. Per gli utenti più grandi non sarebbero previste restrizioni di questo tipo.
Il ministero sta lavorando parallelamente a una legge nazionale sulla protezione dei minori nell’ambiente digitale, la cui approvazione è prevista nel 2027. Il provvedimento dovrebbe affrontare un ventaglio di questioni più ampio rispetto alla proposta europea.
Tra le principali difficoltà, Habijan ha indicato la necessità di individuare strumenti tecnici affidabili per verificare l’età degli utenti, evitando che i limiti introdotti possano essere facilmente aggirati.
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