scrittore la vittoria degli studenti è un evento straordinario, che un giorno sarà studiato come un fenomeno sociale e politico unico.

    Significa la caduta di un regime criminale e la possibilità di fare i conti con un sistema di corruzione profondamente radicato, ricostruendo lo Stato e le istituzioni.

    Ma significa anche guardarsi in faccia, perché un regime simile non sarebbe durato così a lungo senza la passività e la partecipazione di tante persone.

    Atanackovic ricorda gli intellettuali e gli esperti che hanno taciuto davanti alla devastazione delle città, della natura, del patrimonio culturale e infine di vite umane, e le aziende vicine al potere che hanno ottenuto appalti e privilegi illeciti e si considerano i veri padroni del Paese.

    Ora cercheranno di riposizionarsi, e dal loro destino, osserva, si capirà quale sarà quello della nuova democrazia serba.

    LO SMANTELLAMENTO DEL SISTEMA – Secondo l’ospite alcuni risultati si vedono già, prima ancora che si formino il nuovo Parlamento e il governo.

    Il regime si sta disfacendo da solo: i media statali cominciano a liberarsi, nelle aziende pubbliche vengono distrutti documenti e i dipendenti lo denunciano, alcuni direttori sono stati arrestati, ci sono arresti anche all’interno della polizia e la magistratura si risveglia.

    Il passaggio decisivo, per lo scrittore, sarà l’avvio di indagini penali su Aleksandar Vucic, per i suoi legami con la criminalità organizzata, per la direzione di progetti che hanno provocato morti, per gli abusi di potere e per la grazia concessa da presidente della Repubblica a più di quaranta persone condannate per reati gravissimi, tra cui pestaggi di studenti con mazze da baseball e investimenti di manifestanti con le automobili.

    Il processo a Vucic, conclude, segnerà il vero cambiamento del Paese.

    IL PASSATO DEGLI ANNI NOVANTA – Atanackovic ritiene che la Serbia non abbia fatto i conti con le proprie responsabilità per le guerre degli anni Novanta, e nella Lista studentesca non vede per ora né la capacità né la volontà di farlo.

    Eppure quel passato continua ad accadere, e la stessa distruzione dello Stato da parte di Vucic ne è una conseguenza.

    Dei funerali di Ratko Mladic lo colpisce meno la partecipazione di alcune migliaia di persone del silenzio di molte di più, che non hanno ritenuto necessario parlarne: un segno che il crimine di guerra non è ancora riconosciuto come un fatto terribile di un passato molto recente.

    Gli studenti, avverte, non vanno idealizzati: tra loro ci sono giovani molto bravi, ma portano dentro di sé i complessi dei loro genitori.

    Una presa di coscienza collettiva potrebbe nascere proprio dallo smantellamento del sistema di corruzione, che aiuterebbe a comprendere il legame tra corruzione e nazionalismo e quanto entrambi abbiano devastato la società.

    L’EUROPA E LA RUSSIA – Per lo scrittore ci sono buone ragioni per sperare.

    Se la Serbia ricostruirà istituzioni democratiche e Stato di diritto, tenderà in modo naturale verso l’Unione europea, allontanandosi dall’influenza della Russia: una Serbia democratica non ha altra strada che l’integrazione europea, mentre una Serbia corrotta finisce per svendere le proprie risorse alla Russia, alla Cina e alla parte peggiore dell’Europa.

    Atanackovic osserva che il ruolo di Bruxelles verso Belgrado non è stato coerente e avrebbe preferito un impegno europeista esplicito nel programma degli studenti, che invece contiene contraddizioni, come la politica sul Kosovo, ridotta a un rifiuto di riconoscere la realtà.

    Servono politiche di riconciliazione e di pace per liberarsi dell’eredità di Vucic e degli anni Novanta, e lo scrittore confida che la realtà imporrà ragionamenti razionali e creativi, una qualità che gli studenti hanno dimostrato di avere.

    LE REAZIONI EUROPEE ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO – Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta riferisce che, con rare eccezioni, i leader delle istituzioni europee e degli Stati membri sono rimasti in silenzio dopo la netta sconfitta di Donald Trump e la conquista di Camera e Senato da parte dei democratici.

    Secondo il corrispondente il silenzio riflette il timore di ritrovarsi per i prossimi due anni un presidente ancora più imprevedibile.

    Fa eccezione il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, in campagna elettorale per il voto del 29 novembre, che ha scritto che gli americani hanno votato contro l’odio, il machismo, la negazione del cambiamento climatico e i privilegi delle élite, e che dopo il Brasile e gli Stati Uniti toccherà alla Spagna; i sondaggi però prevedono la maggioranza assoluta per il Partito popolare e l’estrema destra di Vox.

    Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto di aspettarsi che Trump continui a governare scavalcando il Congresso con i decreti esecutivi.

    La Commissione non ha voluto esprimersi: i commissari Maroš Šefcovic e Valdis Dombrovskis hanno risposto che sui temi commerciali ancora aperti, come i dazi al 50 per cento sui prodotti derivati dall’acciaio, si continuerà a trattare come prima.

    Carretta ricorda infine che la priorità dei democratici non è l’Europa, come mostrò sotto Joe Biden lo scontro su un provvedimento contro l’inflazione che favoriva gli Stati Uniti, e che la nuova maggioranza rischia di deludere chi spera di tornare alle vecchie relazioni transatlantiche.

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