Spagna, Italia, Grecia e Cipro sono considerate “sotto pressione migratoria” dalla Commissione europea, secondo una relazione presentata venerdì che definisce il quadro per il ricollocamento dei richiedenti asilo in tutta l’Ue nel 2027.


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    La valutazione segna l’avvio del processo di redistribuzione dei richiedenti asilo all’interno del blocco, che probabilmente si rivelerà controverso dopo che i governi dell’Ue si sono recentemente scontrati sulla migrazione, con alcuni Paesi riluttanti a partecipare.

    La crisi migratoria a Ceuta

    La Commissione ha dichiarato di avere tenuto conto dell’arrivo di oltre 80mila migranti irregolari a Ceuta alla fine di luglio, sebbene la relazione copra formalmente il periodo da luglio 2025 a giugno 2026.

    In soli due giorni, nell’enclave spagnola sono entrati più migranti di quanti ne siano stati registrati mentre attraversavano irregolarmente tutte le frontiere dell’Ue nei primi sei mesi del 2026.

    Non ci si aspetta però che questo arrivo massiccio comporti un aumento proporzionale del numero di richiedenti asilo ricollocati l’anno prossimo.

    “C’è stata una forte reazione (alla crisi) e, in un periodo molto breve, la grande maggioranza di coloro che erano entrati è tornata volontariamente in Marocco”, ha detto un funzionario dell’Ue.

    Come funziona il sistema di solidarietà Ue

    L’anno prossimo, i quattro Paesi sotto pressione beneficeranno della solidarietà degli altri Stati membri, che potrà assumere la forma del ricollocamento di richiedenti asilo sul loro territorio oppure di contributi finanziari.

    La relazione individua anche 15 Stati “a rischio di pressione migratoria”: Belgio, Cechia, Germania, Estonia, Irlanda, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia e Finlandia. Essi devono dimostrare solidarietà con i Paesi sotto pressione, ma la loro situazione sarà rivalutata per evitare obblighi sproporzionati l’anno successivo.

    Un terzo gruppo è classificato come “di fronte a una situazione migratoria significativa”: Bulgaria, Cechia, Estonia, Croazia, Austria e Polonia. Questi Stati possono chiedere di essere esentati dalle loro quote di solidarietà, esenzione che la Commissione deve certificare e gli altri Stati membri devono approvare.

    Accanto alla relazione, la Commissione ha proposto un “bacino annuale di solidarietà”, che fissa il numero totale di richiedenti asilo da ricollocare in Europa e la quota spettante a ciascun Paese, sia in ricollocamenti sia in pagamenti per compensarli.

    La dimensione del bacino non è stata resa pubblica. Per legge deve essere di almeno 30mila ricollocamenti e 600 milioni di euro in contributi finanziari.

    Ogni Stato membro, tranne quelli sotto pressione migratoria, deve contribuire in proporzione alla propria popolazione e al proprio Pil. I Paesi possono scegliere tra tre opzioni: ricollocare richiedenti asilo sul proprio territorio, pagare 20mila euro per ogni persona che non ricollocano, oppure finanziare il sostegno operativo nei Paesi sotto pressione.

    I governi dell’Ue decideranno la dimensione finale del bacino e la quota di ciascun Paese entro la fine dell’anno. Nel 2026, i governi nazionali hanno notevolmente annacquato la proposta della Commissione. Meno di 9.000 richiedenti asilo sono stati effettivamente ricollocati, a fronte di una cifra di riferimento concordata di 21mila.

    Ungheria e Slovacchia non rispettano gli obblighi di solidarietà

    La Relazione annuale su asilo e migrazione ha valutato anche la solidarietà degli Stati membri finora, segnalando problemi con Ungheria e Slovacchia.

    La Commissione ha riconosciuto che entrambi i Paesi hanno violato le regole non impegnandosi né su ricollocamenti né su contributi finanziari per il 2026, ma per ora non saranno avviate procedure di infrazione.

    “Il sistema è obbligatorio. L’anno scorso non hanno preso impegni. Siamo in contatto con entrambi gli Stati membri per capire come ottenere il rispetto di questo aspetto”, ha dichiarato un funzionario dell’Ue.

    Budapest e Bratislava restano contrari al sistema di solidarietà previsto dal Patto su migrazione e asilo, poiché la migrazione è un tema profondamente divisivo tra i loro cittadini.

    Anche l’Italia è finita sotto esame dopo che, a fine agosto, diversi Stati membri hanno chiesto a Roma di riprendere in carico richiedenti asilo entrati nell’UE attraverso le sue frontiere prima di spostarsi in altri Paesi.

    In base alle norme dell’Ue, la Commissione può sospendere la solidarietà verso un Paese sotto pressione migratoria se questo non rispetta i propri obblighi. “Per il momento non è questo il caso”, ha detto un funzionario dell’Ue.

    Nel periodo coperto dalla relazione, sono stati effettuati circa 13mila trasferimenti di ritorno tra Stati membri, sebbene la Commissione non abbia fornito dati specifici per Paese. I dati di Eurodac indicano inoltre che i movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue sono diminuiti di circa il 13%.

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