Di&nbspDogyu Lee & Euronews Doha bureau

    Pubblicato il
    8 novembre 2026 – 14:29 CET

    L’Egitto ha riaperto sabato il suo storico edificio dell’ambasciata nella capitale libica, Tripoli, durante una visita del ministro degli Esteri Badr Abdelatty per colloqui su commercio, energia e sulla controversa frontiera marittima tra i due Paesi.


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    Il ministro degli Esteri ad interim della Libia, Taher al-Baour, ha affiancato Abdelatty alla cerimonia. L’Egitto aveva chiuso l’edificio nel gennaio 2014 dopo che uomini armati avevano rapito cinque membri del personale dell’ambasciata.

    La missione diplomatica ha ripreso le attività a Tripoli nel maggio 2021.

    Il Cairo sostiene da tempo Khalifa Haftar, il comandante militare le cui forze controllano l’est della Libia, dove ha sede un governo rivale. A Tripoli, Abdelatty ha incontrato Abdulhamid Dbeibah, il primo ministro del Governo di unità nazionale della Libia riconosciuto a livello internazionale.

    I due hanno discusso come facilitare gli scambi commerciali. Dbeibah ha elogiato il ruolo svolto dalle imprese e dai lavoratori egiziani nella ricostruzione della Libia, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri egiziano.

    Abdelatty ha incontrato anche il ministro del Petrolio ad interim della Libia nella sede dell’ambasciata riaperta e chiesto progressi più rapidi sui gasdotti tra i due Paesi e sui piani per la raffinazione in Egitto del greggio libico destinato all’esportazione. Il ministro libico ha dichiarato che si recherà al Cairo per ulteriori colloqui, ha riportato domenica l’agenzia di stampa statale libica.

    Perché l’accordo marittimo è contestato

    Nei suoi colloqui con Dbeibah, Abdelatty ha sollevato le obiezioni dell’Egitto a un accordo del 2019 tra la Turchia e l’allora governo libico di Tripoli.

    Secondo il ministro, le preoccupazioni dell’Egitto dovrebbero essere prese in considerazione quando vengono tracciati i confini marittimi. Il premier di Tripoli ha detto all’emittente egiziana Al-Qahera News che i funzionari dei due Paesi discuteranno le mappe e le rispettive rivendicazioni nel loro prossimo incontro.

    L’accordo traccia un confine tra le zone marittime turche e libiche nel Mediterraneo orientale, dove diversi Paesi rivendicano i diritto di esplorazione di petrolio e gas.

    La Grecia sostiene che il confine ignora i diritti delle isole greche, tra cui Creta, che si trova tra le coste turca e libica. Anche l’Egitto e Cipro si oppongono all’intesa.

    Il parlamento libico con sede nell’est del Paese ha ratificato l’accordo il 20 ottobre, dopo anni di opposizione. Il giorno seguente l’UE ha dichiarato che l’intesa viola i diritti di altri Paesi e non può avere alcun effetto giuridico su di loro. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan lo ha difeso definendolo “un accordo totalmente legittimo, sia dal punto di vista giuridico sia da quello politico”.

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