Nel trimestre fino a settembre il Pil è calato in Italia rispetto al precedente, dopo essere già sceso in quello prima ancora. Una definizione ufficiale di recessione sono due trimestri di fila dove il dato, al netto dell’inflazione, cala.

L’Italia ( e altri parti dell’Europa) crescono poco, fanno pochi brevetti. Altri paesi hanno idee di sviluppo molto più chiare (vedi USA e Cina). Che fine faremo?

https://www.corriere.it/economia/finanza/25_novembre_03/l-italia-in-recessione-meno-abitanti-meno-industria-e-piu-concorrenza-cinese-frenata-di-pil-o-crisi-di-modello-7ff78c55-1523-429d-b81a-d9aa3409bxlk.shtml

Il modello di sviluppo italiano è in crisi, non si produce più, non si innova più. Che fine faremo?
byu/acciuga initaly



di acciuga

9 commenti

  1. Mollan8686 on

    Frutto di una mentalità europea che privilegia la comodità alla competizione, il welfare per tutti aggratis alla meritocrazia, la tradizione storica all’innovazione. Salita e discesa degli imperi, e il nostro momento è stato qualche secolo fa.

  2. Error_404_403 on

    Ridurre le tasse sulle hi-tech impresse e sui dipendenti

  3. GianlucaDeCristofaro on

    I sindacati hanno girato la testa decine di anni fa quando c’è stata la delocalizzazione selvaggia, un Paese come l’Italia non può mantenersi con i servizi, la vaccata che sparano i sindacalisti quando dicono che il Paese lo mantengono pensionati e lavoratori dipendenti con le tasse, è una storiella per boccaloni.

  4. monetarista on

    terzo settore ovviamente, accogliamoli tutti. il sole di piddinia splende, piu ci son poveri piu gli va bene il business

  5. AkagamiBarto on

    Uno dei grandi problemi dell’Italia a livello economico è che non è né carne, né pesce.
    Vuoi fare soldi, impresa, innovazione? In Italia è praticamente improponibile o comunque veramente veramente difficile.

    D’altra parte vuoi misure sociali estremamente spinte? L’Italia non è il posto giusto, tra malasanità, infrastrutture semidistrutte e molto carenti, nessuna politica per la casa e il diritto ad essa. Siamo ben lontani da qualsivoglia utopia radicale di sinistra.

    E quindi nessuna delle due e in questo limbo il paese stagna e i giovani vanno via. È letteralmente “fatiscente”.

    Ora io personalmente sono per la seconda direzione, ovviamente. Vorrei portare avanti riforme sociali, abbandonare gran parte della competizione con l’estero e raggiungere una stabilità economica interna che permetta di vivere bene. Non mi importa della crescita del PIL, che è un indicatore ormai vecchio, né penso sia così fondamentale rimanere in pari con altre nazioni. Alle volte va bene lasciare andare la corsa, ma SOLO se ce lo si può permettere. E l’Italia teoricamente potrebbe farlo e diventare un “paradiso” dove vivere bene. Specialmente data la decrescita demografica.

  6. 1) Evasione fiscale alle stelle che non si vuole sanare per:

    * non perdere voti
    * tappare indirettamente il fatto che molta gente ricorre a un secondo lavoro in nero perchè gli stipendi sono troppo bassi e non arriva a fine mese

    2) Una burocratizzazione letteralmente FOLLE per il mercato del lavoro, qui servono anni ( e spesso tocca ungere ) per mandare avanti le carte mentre nel resto d’europa spesso bastano mesi

    3) Una classe dirigente tirata su male che ha sempre messo l’utile nettamente prima dell’investimento

    4) Sindacati che levati…..ma proprio levati…..

    5) Un comparto scolastico che è completamente slegato dal mondo del lavoro, salvo pochissime eccezioni

    6) Una classe politica che non ha fatto altro che:

    * rendere il lavoro sempre più incerto
    * favorire la privatizzazione di tutto svendendo apparati statali ai privati che li hanno letteralmente svuotati e in alcuni casi poi rimessi nelle mani dello stato che ci ha dovuto rimettere altri soldi per cercare (invano) di raddrizzarli
    * consentire la delocalizzazione selvaggia della qualsiasi

    Grossomodo c’è tutto, in caso aggiungete 😀

  7. ThePastaNerd1 on

    Probabilmente faremo la fine di quei paesi insulari che vivono prevalentemente di turismo, soldi immessi nell’economia da capitali esteri di dubbia provenienza visto il regime fiscale articolarmente accomodante (e poco propenso ai controlli) e poco altro, soprattutto se continuiamo a dare spazio a gente che dice che il turismo è la rpima imoresa del paese

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