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2 commenti
Dopo 265 anni di attivitá, che ha visto servire il caffé ad avventori che hanno annoverato tra le loro fila personalitá della cultura internazionali come Shelley, Keats, Schopenauer e nostrani, da Pasolini a Guttuso, passando per Leopardi, d’Annunzio, De Chirico e Carlo Levi, chiude uno dei locali piú celebri e densi di storia del paese, nonostante la supposta protezione statale a questo locale storico.
Al centro della questione la querelle tra il proprietario dell’immobile, l’Ospedale Israelitico, che non ha accettato l’estensione della locazione alla societá che ne ha gestisto il caffé negli ultimi tempi.
Lo sfratto é avvenuto il 1 settembre, con uno strascico anche in ragione del patrimonio accumulato nei secoli attraverso l’acquisto o donazione di oggetti e dipinti da parte delle personalitá sopra citate.
Adesso i locali vuoti saranno inevitabilmente preda degli appetiti delle maison internazionali, dato l’appettibilissima sistemazione nella storica via Condotti.
La triste fine del locale si ricollega al tema dell’impatto del turismo sulla vita delle cittá italiane, e la desertificazione dei centri storici. Mi chiedo anche se ció era inevitabile, dal momento che locali storici di interesse anche minore del caffé greco sono stati spesso tutelati dalle amministrazioni locali con vincoli d’uso. Nella mia cittá, per esempio, la storica libreria Nanni é vincolata all’uso commerciale per esercizi analoghi, salvandola dalla speculazione. Poteva il comune di Roma o lo stato intervenire e trovare un compromesso con la proprietá dello stabile e le sue libertá economiche?
Too bad 🙁