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5 commenti
Mercoledì, la commissione Giustizia alla Camera dei deputati ha approvato un emendamento bipartisan (frutto di un accordo tra destra e centrosinistra, in particolare tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein) che introduce il concetto di “consenso” nella legge sulla violenza sessuale.
In precedenza, la legge italiana si basava su un “modello vincolato”, che puniva la violenza sessuale solo se commessa con “violenza o minaccia o mediante l’abuso di autorità”. Il problema era che questo escludeva aggressioni avvenute senza violenza esplicita, non considerando reazioni come il “congelamento” (freezing) della vittima. La nuova norma sposta il focus sull’assenza di consenso “libero e attuale” (cioè dato nel momento specifico dell’atto) come elemento centrale del reato, allineandosi a quanto richiesto dalla Convenzione di Istanbul (ratificata dall’Italia nel 2013).
Mi sembra un ottimo passo in avanti.
Giusto e sacrosanto
E’ un passo in avanti, ma da non legale mi sono sempre chiesto come funzioni, a posteriori, una condizione del genere.
L’abuso fisico è facilmente identificabile perché lividi, graffi o quel che è rimangono per diversi giorni. Ma nel caso sia mancanto un consenso esplicito come lo si dimostra in aula?
Che nei fatti non cambia un cazzo perché tanto basta che io dica che tu menti e, salvo terzi, rimane la mia parola contro la tua.
Complimenti al cessodestra per fare da stampella ai piddini.