Il tribunale ordina il pagamento delle mensilità e delle spese legali alla lavoratrice licenziata per una protesta politica durante un evento con la premier Meloni.

https://www.ilsole24ore.com/art/tribunale-lavoro-condanna-teatro-scala-licenziamento-una-maschera-urlo-palestina-libera-AHIXSTzD

di mirkul

7 commenti

  1. > Lo comunica la Cub (Confederazione Unitaria di Base) sottolineando che la decisione del tribunale del Lavoro conferma “che si è trattato di un licenziamento politico”.

    Sento già le urla della “magistratura cattiva” da parte della destra al governo, ma anche a me il licenziamento in troco è parso esagerato.

    > «Gridare “Palestina libera” non è reato e i lavoratori non possono essere sanzionati per le loro opinioni politiche», ha scritto il sindacato Cub in una nota. «La lavoratrice sarà risarcita di tutte le mensilità che intercorrono dal licenziamento alla scadenza naturale del contratto. Il Teatro dovrà anche coprire le spese di lite». Facendo un rapido calcolo: la mensilità era pari a 809,60 euro e il contratto della dipendente scadeva il 30 settembre scorso. La Scala dovrà quindi sborsare 4.048 euro più i 3.500 euro di spese legali.

    Benissimo, pure pochi.

  2. Armadilla-Brufolosa on

    Ovvio che era un licenziamento poltico: lo sappiamo quanto le aspiranti ducette rispettino le opinioni altrui…
    invece di urlare poteva mettergli qualche canzonicina scema: la premier si sarebbe messa a balllicchiare come un pupazzetto e non l’avrebbero licenziata.

  3. Random_Access_Dream on

    Il licenziamento non era politico, ma questa sentenza lo è di sicuro.

    Mettiamo le cose in chiaro: Quello della maschera, come tanti lavori a contatto del pubblico, è un mestiere che ha un ordine di servizio. Se lo infrangi in maniera eclatante è normale che ti licenzino.

    Quindi non si capisce perché prendere le parti del dipendente nel caso di “Palestina libera!” ma non in qualsiasi altro caso.

    > Gridare “Palestina libera” non è reato

    Il sindacato è ubriaco, la giusta causa non si configura solo in caso di reato ma in tutti gli scenari in cui rompi il rapporto di fiducia.

  4. a_dude_from_europe on

    Mi sembra una dimostrazione plastica di quanto sia difficile licenziare in Italia, letteralmente uno dei paesi al mondo in cui è più difficile, non è un’esagerazione. Non si può licenziare una maschera di uno dei teatri più prestigiosi al mondo che a teatro abbandona il posto di lavoro, urla slogan politici, tenta di srotolare uno striscione, mette in grande imbarazzo l’istituzione per cui lavora davanti a ospiti internazionali. Veramente difficile immaginare per una maschera cosa possa compiere di più lesivo e pregiudicante il rapporto di lavoro, eppure tutto questo è stato giudicato insufficiente per un licenziamento. Non era quasi stato uno scandalo il fatto che i referendum “per proteggere i lavoratori dal licenziamento” fossero falliti? E poi però la realtà dei fatti è questa. Si è obbligati a forza ad avere come dipendente una persona con cui il rapporto di fiducia è definitivamente incrinato, e il lavoratore *vuole a tutti i costi* continuare a lavorare in un luogo dove non è più voluto, che è una dinamica su cui quantomeno ci si dovrebbe interrogare.

    Il mio discorso non vuole entrare nel merito della protesta, che può anche essere vista come coraggiosa e moralmente giusta, ma che avrebbe oggettivamente dovuto comportare conseguenze diverse.

    Se la nostra legislazione e la magistratura dicono così, me ne faccio una ragione, anche se auspico una qualche forma di appello, per una questione di principio.

    In generale è una delle sfaccettature del sistema paradossale dell’Italia. Per proteggere i lavoratori ci sono tutele che in molti altri paesi, soprattutto quelli con maggiore benessere, sono viste come irragionevoli. Ma questo comporta a catena che le aziende siano meno incentivate ad assumere, soprattutto in indeterminato, rischiando di trovarsi come dipendente una zavorra da cui non puoi liberarti, sopprimendo inoltre la competitività del mercato del lavoro per tutti gli altri. Poi finisce che moltissimi giovani emigrano magari in nord Europa, e dall’alto del loro stipendio triplo soggetto però a licenziamento molto più sbrigativo fanno la morale dicendo che i lavoratori italiani hanno bisogno di *ancora più* tutele – lo si può vedere dai risultati della circoscrizione estero per il referendum.

    Attenzione, non sto dicendo che in generale le protezioni dei diritti dei lavoratori siano sbagliate, tutt’altro, sarò sempre grato a tutti quelli che hanno lottato una vita intera per ottenerle, spesso sotto il simbolo della falce e martello. Ma personalmente ritengo che si possa fare una valutazione onesta della situazione, e pensare che forse alcune regole sono eccessive e invece di aiutare diventino un freno che condanna alla stagnazione.

  5. OggiSbugiardo on

    Neanche le avesse gridato “Meloni brutta fascista leccapiedi che non sei altro, hai infangato il nome dell’Italia rendendola complice di pulizia etnica e tentato genocidio, proprio come fece a suo tempo il tuo amato Mussolini!”

  6. Ho paura dei commenti che potrebbero arrivare a questo post nel sub dei liberali

Leave A Reply