
CALENDARIO. 9 GENNAIO 1991 35 anni fa, il monumento al maresciallo Ivan Konev, uno dei comandanti più riconoscibili dell’Armata Rossa della Seconda Guerra Mondiale, fu smantellato a Cracovia. L’evento stesso è stato il simbolo di un allontanamento dalla narrazione storica imposta dalla Repubblica popolare polacca, ma allo stesso tempo è diventato un pretesto per una nuova e più critica valutazione della figura commemorata dal monumento. Ivan Stepanovich Konev (1897–1973) fu uno dei massimi comandanti dell’URSS durante la guerra con il Terzo Reich. Comandò, tra gli altri: Fronte della steppa, 1° e 2° Fronte ucraino, partecipò alla battaglia di Kursk, alla liberazione dell’Ucraina, all’attraversamento dell’Oder e all’operazione di Berlino. Nel gennaio 1945, le sue truppe entrarono nella Polonia meridionale, comprese l’Alta Slesia e la Piccola Polonia, cosa che fu presentata nella propaganda del dopoguerra come una chiara “liberazione”. Allo stesso tempo, Konev era un fedele esecutore della politica di Stalin. Dopo la guerra ricoprì incarichi chiave nell’apparato militare del blocco orientale: fu comandante delle truppe del Patto di Varsavia e alto commissario in Austria. Fatto interessante: fu Konev a guidare l’intervento armato a Budapest nel 1956, che portò alla sanguinosa repressione della rivolta ungherese e alla morte di migliaia di civili – questo fatto è stato emarginato per decenni nelle biografie ufficiali. I monumenti a Konev eretti nella Repubblica popolare polacca avevano un chiaro carattere propagandistico e servivano a legittimare la presenza dell’URSS nell’Europa centrale e orientale. Lo smantellamento del monumento di Cracovia nel gennaio 1991 non fu quindi solo un atto di riordino dello spazio pubblico, ma anche una rottura simbolica con il culto semplificato di una figura i cui successi militari non possono essere analizzati separatamente dal suo ruolo politico e dalle conseguenze delle azioni dell’Unione Sovietica dopo la fine della guerra.
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di HistoricaDayAfterDay