
CALENDARIO. 13 GENNAIO 1936 90 anni fa fu emesso il verdetto del processo contro i nazionalisti ucraini accusati di aver partecipato all’assassinio del ministro degli Interni della Seconda Repubblica Polacca, Bronisław Pieracki, avvenuto il 15 giugno 1934 a Varsavia. Questo processo fu uno dei procedimenti legali più rumorosi e politicamente impegnativi nella Polonia tra le due guerre. L’attacco è stato compiuto da membri dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN), e il suo esecutore diretto è stato Hryhorij Maciejko. Il ministro Pieracki, uno dei più importanti collaboratori di Józef Piłsudski e sostenitore di una politica dura nei confronti dei movimenti nazionali radicali, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco davanti al club “Towarzystwo Zachęta Sztuk Pięknych”. L’evento ha scioccato l’opinione pubblica ed è diventato un punto di svolta nella politica di sicurezza dello Stato. Il processo, che si è svolto davanti al tribunale distrettuale di Varsavia, è stato uno spettacolo ed è stato seguito da vicino sia in Polonia che all’estero. Gli imputati erano responsabili di aver partecipato ad un’associazione a delinquere terroristica, di aver preparato un attentato e di aver svolto attività mirate all’integrità dello Stato polacco. Le sentenze pronunciate il 13 gennaio 1936 prevedevano condanne a morte (poi commutate in ergastolo), lunga reclusione e lavori forzati. Fatto interessante: il processo è diventato uno degli argomenti principali delle autorità sanitarie per mantenere ed espandere il sistema di repressione contro gli ambienti politici radicali. Dopo l’attacco a Pieracki, a Bereza Kartuska fu allestito un campo di isolamento, che formalmente non era una prigione, ma in pratica divenne uno strumento per l’internamento amministrativo degli oppositori dello Stato. Gli effetti del processo furono di vasta portata. Per le relazioni polacco-ucraine ciò ha significato un ulteriore inasprimento delle tensioni e la radicalizzazione di alcuni circoli nazionalisti. Per lo Stato polacco si è trattato della conferma di aver scelto la strada del potere forte e della limitazione delle libertà politiche in nome della sicurezza. Il caso dell’attentato a Bronisław Pieracki e il processo contro i suoi autori rimangono uno degli esempi chiave del conflitto tra lo Stato e il movimento rivoluzionario nazionale nella realtà dell’Europa degli anni ’30.
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di HistoricaDayAfterDay