Aumentano i paesi europei che stanno valutando nuove leggi per regolare l’accesso dei minori alle piattaforme social: Austria, Portogallo, Francia, Spagna, Finlandia, Italia (proposta di legge non ancora in discussione).

    Tuttavia, come segnala la chiusura dell’articolo che ho condiviso, "la tutela della salute mentale non è in antitesi con il diritto alla partecipazione: ne diventa una condizione, come costruzione di capacità critiche e strumenti di autodifesa digitale.

    Il rischio, altrimenti, è che il divieto assoluto colpisca in modo diseguale, penalizzando soprattutto chi ha meno mediazioni familiari e culturali, e spingendo parte dell’utenza verso spazi meno regolati, più opachi e potenzialmente più pericolosi."

    Il dibattito sui social media ban, come ormai avviene per ogni altra tematica di rilievo, procede con toni radicali e fortemente polarizzati, nella contrapposizione tra tutela della salute e tutela della libertà di espressione….situazione che finisce per danneggiare tutti.

    Ma tutelare i minori sui social non equivale a escluderli



    di Dr_Neurol

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    4 commenti

    1. Dr_Neurol on

      La mia proposta: accesso ai social dai 13 ai 15-16 anni con un rigido sistema di parental control (es. doppia verifica per postare/commentare).

    2. Giovacan39 on

      ci sono diversi studi che affermano che i social creano dipendenza e sono nocivi nell’età dello sviluppo e in adolescenza.

      io mi ricordo di quanto era bello instagram quando avevo 13 anni, ma oggettivamente non era la cosa migliore da darmi al tempo.

      sono assolutamente d’accordo al divieto dei social per i minori di 16 anni. se le piattaforme non si adeguano a standard di protezione per i minori, i governi possono solo che fare questo. la responsabilità del genitore arriva fino a un certo punto, quando sei una piattaforma pubblica hai la tua bella fetta di responsabilità

    3. Radagast92 on

      Accesso ai social vietato ai minori, quindi proprio under 18, altro che under 16, così un altro paio di anni sani e salvi se li fanno. Inoltre, sarebbe fondamentale obbligare a inserire una spunta blu di verifica dell’identità. Anche se magari la persona non è registrata col suo nome vero, però intanto sia chi interagisce con quella persona che la piattaforma sanno che dietro c’è una persona reale e non un bot. Infine, evitare che gli account non verificati possano interagire con quelli verificati, così da ridurre anche il problema delle fake news, propagande di bot e simili.

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