lo so, questo post non parla prettamente di politica italiana, ma vuole essere una sorta di sfogo contro quelle persone, sia in Italia che esteri, che giustificano azioni di individui o gruppi, basandosi sul fatto che è stata tolta di mezzo una persona cattiva. io sono il primo a mostrarmi felice per la morte di una figura autoritaria, che schiavizza e maltratta violentemente il proprio popolo, però credo sia arrivata l’ora di esaminare il quadro più amplio, senza soffermarsi sul "è morto un dittatore, quindi il bombardamento è giusto". e chiedo anche scusa per il muro di testo, ma questo argomento è spesso poco discusso e sminuito.

le interferenze estere in una nazione difficilmente portano al crollo di un regime autoritario, a favore di democrazia. la dimostrazione l’abbiamo avuta prima in Venezuela col rapimento di Maduro e poi in Iran, ieri, con la morte di Khamenei. certo non sono più al potere, non fanno più del male, ma il loro regime è ancora in piedi e sono stati sostituiti dai loro fedeli numeri 2. non basta uccidere un leader per cambiare la struttura politica di un paese. le strutture politiche delle nazioni non si reggono solo su individualità, ma su istituzioni, fedeltà, interessi, paure, equilibri interni ed esterni. quindi è infantile ridurre tutta la complessità a "quello è il cattivo da abbattere".

e quando un intervento esterno accelera la caduta di un leader, spesso non fa altro che rafforzare il suo senso di assedio, legittimando i successori ad irrigidire il sistema ulteriormente. in più molti ignorano che, quando un regime sopravvive alla morte del leader, ne esce spesso più compatto, perché la transizione verrà gestita internamente, senza pressioni popolari, senza un processo politico aperto, senza un’alternativa credibile. il risultato è un nuovo autoritarismo, ancor più strutturato. quindi il focus non deve essere concentrato sulla morte del cattivo di turno, ma su ciò che cambia per chi vive in quel luogo, perché se l’apparato resta, resta anche la repressione.

in secondo luogo vorrei mettere l’accento sull’interferenza estera militare, perché molti ne sminuiscono il peso in quanto conseguenze future, ma soprattutto normalizzano l’uso della forza come strumento di politica estera. il diritto internazionale esiste affinché la nazioni più forti non attuino una sorta di Darwinismo sociale, in cui il più debole viene oppresso, colonizzato e schiavizzato. il Trump di turno agendo in questo modo, indebolisce tale insieme di regole internazionali, perché mostra che può invadere senza conseguenze reali. il bello è che lui non ha nascosto i suoi interessi, ricordate l’obbiettivo petrolio in Venezuela? prima avevi Putin che inventava il nazismo Ucraino, per avere un casus belli, ora con Trump, non c’è ne più bisogno. vuole il petrolio? se o prende, vuole aumentare la sua influenza su un territorio? lo conquista versando il sangue di cittadini e soldati avversarti. tanto sa di non subire conseguenze.

e ora, questo lo fa il leader di un paese teoricamente democratico, ma un domani? se la Cina autoritaria decidesse di voler ottenere a tutti i costi il dominio su un territorio? magari potremmo noi finire sotto i bombardamenti e non si farà problemi a giustificarsi, a trovare un motivo, tanto non subirà conseguenze (soprattutto se ci isoliamo da alleanza NATO come molti cittadini vorrebbero). per questo la retorica normalizzante non va bene, non è solo infantile, ma è anche pericolosa, perchè permette di ignorare conseguenze materiali di azioni, di evitare analisi serie, di trasformare la politica in narrazione hollywoodiana. ma la realtà è che quando cade un missile, non colpisce il personaggio di un film, ma colpisce persone reali, edifici reali, distruggendo servizi, relazioni, vite e creando così tragedie e molti dimenticano ciò.

inoltre chi sostiene questi eventi spesso non calcola che, la stabilità non si crea col vuoto. eliminare un leader senza processo politico credibile, senza un’opposizione organizzata e senza un contesto pronto alla transizione politca, non produce democrazia, ma produce caos. e il caos stroicamente è terreno fertile per autoritarismi, milizie, signori della guerra o potenze esterne che vogliono sfruttare il luogo per interessi personali. e c’è anche un fattore di sbilanciamento e assimetria politica, perchè la narrazione della nazione più forte domina il discorso globale, così le sfumeture, le voci interne del paese, le dinamiche locali, vengono schiacciate da un racconto semplificato, che serve più agli interessi geopolitici piuttosto che alla comprensione del contesto e della situazione. e così si finisce per celebrare eventi, che non rappresentano alcuna liberazione per chi vive in quei luoghi, ma anzi sarà solo l’inizio di un nuovo ciclo di paure e incertezze.

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di Critical_Ideal99

7 commenti

  1. FriendshipRemote130 on

    mi sa che vedremo la stessa situazione dell l’Iraq.. ma proprio uguale. e la gente ci casca comunque.

    bah

  2. Polaroid1793 on

    Non intendo leggere tutto il papiro, la premessa è sbagliata a prescindere. 1) non c’è nessun ‘noi’, questa è la decisione di due governi criminali (questo non mi rende a favore di Khameini sia chiaro) 2) non c’è nessun intento di risolvere la dittatura islamica ne di migliorare il benessere degli iraniani, solamente interessi economici sul petrolio e influenza sulla regione.

  3. Life-Ice8001 on

    Sto papiro non lo leggo. Però dall’immagine, a quanto pare, la Francia si sarebbe dovuta divorare la fetta migliore.
    E invece…

  4. VenetoAstemio on

    >il diritto internazionale esiste affinché la nazioni più forti non attuino una sorta di Darwinismo sociale

    Raga, sta roba non è MAI esistita: quando le potenze vogliono fare i loro interessi non ci sono carte bollate che tengano. Il consiglio di sicurezza dell’ONU ha il diritto di veto, tanto per dire.

    Per quanto riguarda i cambiamenti di regime, quelli seri, li fai eliminando tutto il regime ma sono costosi sotto ogni punto di vista se le cose non ti vanno benissimo.

  5. Excellent_Tie_2454 on

    Ma per favore. Avrebbero dovuto polverizzarlo a cannonate già 100mila morti fa.

  6. unoacaso_ on

    Hai presente il concetto di “necessario ma non sufficiente”?

  7. Virtual_Medium_6721 on

    Mi sa che non hai capito un fico secco di quello a cui punta Trump. Lui non vuole un cambio di regime, a lui interessa semplicemente avere qualcuno che sia disposto a trattare con lui le concessioni petrolifere, poi che quel qualcuno sia un dittatore o no per lui è irrilevante

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