I numeri raccontano meglio di ogni slogan la portata del cambiamento. Il mercato globale dell’IA applicata alla farmaceutica cresce con un tasso medio annuo composto del 40–43% fino al 2030. Oggi il 62% delle aziende del settore integra già soluzioni di intelligenza artificiale nei reparti di ricerca e sviluppo, con una crescita attesa del 45% nei prossimi cinque anni.

E`interessante dargli un’occhiata perchè questi documenti danno le linee guida per i prossimi anni ovviamente, ed essendo stilato dall’agenzia italia del farmaco, ci riguarda tutti.

Ad ogni modo, ci sono tutte le sezioni sui nuovi farmaci in trial clinici, la selezione dei candidati, la privacy, la diminuzione dei tempi di sviluppo dei farmaci, pazienti digitali ecc.. poi c’è quella sull’Italia:

Anche l’Italia è parte attiva di questa trasformazione. Oltre ad AIFA, che ha avviato iniziative su ricerca indipendente e HTA digitale, numerosi centri clinici e universitari stanno integrando l’IA nella pratica quotidiana.

È il caso del Fondazione IRCCS Istituto Neurologico “Carlo Besta” di Milano, dove, come spiega la direttrice scientifica Giuseppa Lauria Pinter, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per ottimizzare i protocolli di ricerca clinica, dall’identificazione dei candidati all’analisi predittiva.

«L’IA può analizzare dati storici per individuare disegni di studio ottimali, suggerire criteri di inclusione più efficaci e prevedere durata e probabilità di successo degli studi», spiega la scienziata. Questo si traduce in tempi più brevi, meno errori e una maggiore qualità dei dati.

«L’integrazione dell’IA sta coinvolgendo anche le strutture di governance della sanità pubblica — come sottolinea Giovanni Pavesi, direttore amministrativo di AIFA — la sfida è dotarsi degli strumenti giusti per gestire questa nuova rivoluzione digitale e trarne benefici per l’intero comparto farmaceutico, pubblico e privato».

La parte sulla privacy:

Non tutto ciò che è tecnologicamente possibile è però automaticamente giusto o sicuro.

L’intelligenza artificiale solleva interrogativi profondi sul piano “etico e normativo”. Uno dei principali riguarda la cosiddetta “opacità algoritmica”: molti sistemi, pur essendo efficaci, sono veri e propri “black box”, difficili da interpretare e verificare.

Cosa succede se il dato di partenza non è corretto? Se un algoritmo suggerisce un farmaco sbagliato? Chi ne risponde? Il medico, il programmatore, l’azienda farmaceutica? Serve un nuovo quadro di “responsabilità condivisa”, che coinvolga tutti gli attori della filiera: dai ricercatori ai pazienti, passando per le istituzioni.

Un altro nodo è quello della “privacy”. L’analisi dei dati clinici richiede l’accesso a informazioni estremamente sensibili. La loro gestione richiede infrastrutture sicure, trasparenti e interoperabili, capaci di proteggere il paziente ma anche di offrire pieno accesso ai benefici dell’IA.

Progetti internazionali come “CONSORT-AI” e “TRIPOD+AI” stanno tentando di definire standard globali per la trasparenza e la validazione degli algoritmi, con l’obiettivo di favorire una adozione responsabile e sostenibile.

Le conclusioni:

Nel corso di questo dossier abbiamo toccato i molteplici aspetti con cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo l’universo della salute, della ricerca farmacologica e della sanità pubblica. Possiamo riassumere questo cambiamento in “cinque pilastri fondamentali”:

“Accelerazione della scoperta scientifica”: grazie agli algoritmi, oggi è possibile identificare molecole, target terapeutici e combinazioni farmacologiche in tempi e con costi drasticamente inferiori.

“Personalizzazione delle cure”: ogni paziente è unico. L’IA consente di profilare geneticamente e
clinicamente ogni individuo per offrire la terapia più efficace e sicura.

“Ottimizzazione della sperimentazione clinica”: dal reclutamento alla definizione dei protocolli, fino alla gestione del rischio e del monitoraggio, i trial clinici diventano più veloci, mirati e accessibili.

“Supporto ai professionisti sanitari”: strumenti intelligenti aiutano medici, ricercatori e operatori sanitari a prendere decisioni migliori, riducendo errori e migliorando l’organizzazione del lavoro.

“Coinvolgimento dei cittadini”: chatbot, assistenti virtuali e sistemi informativi intelligenti rendono i pazienti più informati, attivi e protagonisti della propria salute.

Ecco come l’Intelligenza artificiale rivoluziona il farmaco, tra sviluppo record e medicina su misura



di sr_local

2 commenti

  1. sr_local on

    Tra l’altro giusto ieri è uscito l’ennesimo studio su quanto l’AI migliora la detenzione dei tumori, ma quello che è importante è che hanno trovato che riduce anche il carico dei medici del 30%.

    > The UK’s first comprehensive evaluation of the use of Artificial Intelligence (AI) in breast cancer screening found that it can increase breast cancer detection by 10.4% and has the potential to reduce the workload of healthcare workers by more than 30% compared to the current clinical process.

    [Pioneering study finds AI increases cancer detection by more than 10 percent | News | The University of Aberdeen](https://www.abdn.ac.uk/news/25244/)

    Cosa che per come è ridotta la nostra sanità, sarebbe ottima e benvenuta.

  2. trinita_lostraccione on

    Mi piacerebbe fosse facoltativo ma personalmente sostituirei il medico di famiglia con ChatGPT da domani.

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