Un drone, un filo di nylon quasi invisibile, una busta appesa. Dentro, tre smartphone, duecento grammi di hashish e circa quattro grammi di crack. È l’ultima spedizione andata fuori rotta e finita sul selciato, prima ancora che tra le mani dei destinatari: i detenuti del carcere di Poggioreale. A recuperarla, questa volta, sono stati i carabinieri.

    Un drone recuperato con droga o telefoni, o caduto durante il tragitto, è la prova tangibile di una filiera articolata: qualcuno pianifica il volo, prepara il carico, individua i punti di decollo e studia le vulnerabilità del contesto carcerario.

    Già nel 2024 una delle principali inchieste aveva messo a fuoco i dettagli operativi: voli notturni, decolli da terrazzi o da aree limitrofe continuamente variate, droni potenziati in grado di raggiungere quote più elevate rispetto agli standard.

    In questo contesto emergono anche figure specializzate: i piloti, o “dronisti”, dotati di competenze tecniche precise. A loro spetta il compito di governare il volo e garantire la consegna. Un ruolo che, secondo quanto ricostruito nelle inchieste, è tutt’altro che marginale anche sotto il profilo economico. In alcuni casi i compensi oscillano tra i 700 e gli 800 euro per singola operazione; in altri si arriva a 3 mila euro a viaggio. Fino ai racconti, intercettati dagli investigatori, di guadagni che toccherebbero i 10 mila euro al giorno.

    «A Secondigliano le consegne con i droni si facevano con maggiore frequenza, anche due volte a settimanaperché c’era maggiore richiesta», racconta un collaboratore di giustizia. In un verbale successivo descrive nel dettaglio le modalità operative: «Nel carcere di Terni i droni vengono pilotati fino alla finestra della sala ricreativa, aperta H24e le buste vengono recuperate dai detenuti coinvolti nel traffico. Anche a Secondigliano il sistema è analogo. Quando la consegna deve avvenire alle celle pari, chi manovra il drone si posiziona sui lastrici delle palazzine di fronte all’ingresso principale. Di solito la sera. Il segnale per indicare la finestra viene dato con un accendino o con una mazza a cui è appeso un panno che viene fatto sventolare».

    https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_03/telefonini-e-droga-via-cielo-il-traffico-di-super-droni-verso-le-carceri-napoletane-f38b6f20-0d7f-418b-8ae2-b4b543508xlk.shtml

    di sr_local

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    6 commenti

    1. Top-Text-7727 on

      Periodicamente ci sono inchieste sulla polizia penitenziaria, o per abusi, o per corruzione.

      Delmastro, attualmente indagato, è molto vicino ai sindacati della polizia penitenziaria, e una volta disse che “il mio ruolo di sottosegretario è a garanzia solo della polizia penitenziaria, e non dei detenuti”

      Sia chiaro non presuppongo nulla. Sto solo esponendo fatti.

    2. sr_local on

      Prevedo una serie di commenti del tipo: “10k euro al giorno? Dove devo firmare per fare il pilota di droni per la mafia?”

    3. katoittallia on

      risolvibile con un jammer sulle frequenze dei droni commerciali, fino a quando non imparano a farlo volare senza pilota ovviamente.

      (e li poi devi abbatterli in qualche maniera ma diventa più complicato, io lo farei con un cannoncino a impulsi elettromagnetici idealmente con un sistema di puntamento automatico ma diventa un po’ un casino)

    4. TheRealLiviux on

      Mi stupisce che non ci siano jammer attivi sulle carceri. Caserme di polizia e carabinieri di solito sì, e te ne accorgi quando ti ci avvicini con un drone!

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