Oggi è il 13 aprile.

    Molte persone conoscono Katyń come uno dei capitoli più oscuri della storia polacca: il massacro dei migliori polacchi. Ufficiali. Intellettuali. La spina dorsale di una nazione.

    Ma meno ricordano l’altro delitto avvenuto contemporaneamente.

    In questa stessa notte, dal 12 al 13 aprile 1940 – 86 anni fa stasera – le mogli, le madri e i figli di quegli stessi uomini furono strappati dalle loro case e deportati. Le mogli dei medici. Famiglie dei professori. Bambini che avevano appena perso il padre. Caricato sui treni diretti in Kazakistan e oltre.

    Nella terra disumana, come la chiamano i polacchi. Nieludzka ziemia.

    Nessun processo. Nessun avvertimento. Nessuna pietà.

    E per decenni la colpa è stata data alle persone sbagliate. Il potere ha scritto la storia. La credibilità ha messo a tacere la verità. Il mondo credeva a ciò che veniva detto da coloro che sembravano degni di fiducia.

    Ma la verità ha un modo di sopravvivere.

    Ci sono voluti cinquant’anni allora. Oggi non ci vuole così tanto tempo.

    Penso spesso a quelle donne. Non hanno scelto quel momento storico. Ma l’hanno affrontato comunque, con i bambini in braccio e con nient’altro che i vestiti addosso. Sono sopravvissuti. Hanno ricostruito. Non hanno mai smesso di essere polacchi.

    Sono polacco.

    Non sono nato nelle difficoltà. Ma sono nato in quel ricordo. In quella spina dorsale.

    Ogni volta che penso che costruire qualcosa sia difficile – un business, un marchio, una vita – mi ricordo da dove vengo. Donne che non avevano nulla e che comunque andavano avanti. Donne messe a tacere da chi aveva potere e credibilità. Donne la cui verità alla fine – sempre – viene fuori.

    Questa è l’eredità che porto.

    Questa è l’eredità che intendo onorare.

    Ricordiamo. Ricordiamo.

    Agnes Bednarczyk

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    di Parking-Selection130

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    3 commenti

    1. At least write it yourself mate , I think the topic deserves it

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