Ho ascoltato la puntata Confessioni della GEN Z del podcast Illumina Show e ci ho trovato dei pezzi interessanti, che qui ho provato a riportare.

    Provo a riassumere all’inizio, più in dettaglio scrivo sotto.

    • c’è un linguaggio condiviso chiaro per loro, meno per gli altri
    • consapevolezza negli errori o stereotipi dei boomer
    • vale più il feeling/atmosfera e meno cose esplicite

    Instagram

    Nel podcast raccontano un uso di Instagram meno orientato alla documentazione degli eventi o all’apparenza e più alla costruzione di un clima emotivo.
    Parlano di “dump”: un carosello pubblicato anche a distanza di tempo, spesso a fine mese, che mescolano foto di persone, dettagli banali, animali, screenshot, immagini trovate online.
    L’ordine delle immagini non è casuale, anzi è pensato (stavo per scrivere studiato, ma mi sembrava eccessivo), serve a trasmettere “come mi sono sentita”, piuttosto che a mostrare qualcosa che è successo, che si è visto o a mettersi in mostra, come facciamo noi.

    Le storie seguono una logica simile. Inquadrature parziali, zoom, senza facce, la sottrazione è voluta: meno informazioni esplicite, più spazio all’interpretazione, anche l’assenza di tag e posizioni va in questa direzione: chi riconosce il posto lo riconosce, gli altri no e non è considerato un problema.

    Chat e linguaggio

    Il linguaggio scritto segue le stesse idee: in chat prevalgono minuscole, frasi brevi, punteggiatura assente. Quando viene usata la maiuscola o il punto finale, lo si fa per cambiare tono e segnalare distanza, formalità o tensione. O almeno questo è il precepito.

    Per trasmettere si inventano sequenze caotiche di lettere, errori, maiuscole casuali (una usa il termine IBAN); più é caotica, più si vuole trasmettere che fa ridere, anche qui più l’intenzione e l’atmosfera che il contenuto.

    Emoji e sticker dipendono da chi li manda: la faccina che piange o il teschio indicano divertimento se arrivano da un altro gen z, o preoccupazione se arrivano da un adulto. C’è tutta una cultura o sotto-cultura degli stickers che non ho ben capito, sembra solo che diventino dei "meme" interni al gruppo e da lì ne deriva un significato condiviso che ha senso solo spiegato (come i soprannomi ai miei tempi).

    Chiamate

    La parte con meno senso per me.

    Il telefono è quasi sempre in silenzioso (e ok), le chiamate vocali sono evitate, piuttosto videochiamata, accettata anche senza presenza continua davanti alla camera, rimangono in contatto più che dirsi qualcosa.

    Servilismo

    Nel podcast il “cringe” è una cosa può essere giudicata imbarazzante, poi diventare talmente fuori tempo da risultare di nuovo divertente, quindi dipende dal contesto e dalla lettura. Nulla resta serio a lungo, e nulla resta definitivamente respinto, anzi tende a fare il giro.

    Cosa ne ho capito

    Che non si sentono veramente migliori, che vogliono distanziarsi e creare un linguaggio condiviso nel piccolo gruppo, che per loro ha senso, che un poco bisogna sforzarsi di capire.

    Che vale di più l’atmosfera, le vibe e il feeling, piuttosto che il contenuto diretto.

    Alcuni comportamenti Gen Z raccontati da loro
    byu/tric-e-trac initaly



    di tric-e-trac

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    7 commenti

    1. JohnPigoo on

      Hai scritto anche bene, te lo riconosco: ma ci ho capito poco comunque.

      Unica cosa che avevo sentito in merito è l’allergia ai mezzi di comunicazione sincroni.

      Non vedo l’ora che inondino il mercato del lavoro: buona fortuna ai “capetti” che amano fare i “capetti”.

    2. SCHazama on

      Era proprio necessario scrivere una semplice opinione ad un podcast fazioso (“noi giovani”) in un formato per nulla simile ai saggi redatti dall’intelligenza artificiale?

      Comunque, a me non frega niente. La realtà si vede quando ci si approccia, non le boiate che i “rappresentanti” esibiscono su formato multimediale

    3. _Sparagnino_ on

      Hai descritto perfettamente il mio modo di fare storie IG, il mio rapporto con le telefonate e il mio uso degli sticker. Il dump mai e poi mai, mi sa di una cosa che farebbe mia zia.

      Tutto bello, ma ho 42 anni.

      Credo che i social abbiano diffuso modi diversi di usare i vari medium, ma i Gen Z si sono fissati che alcuni sono loro esclusive perché, come tutti, vivono nella loro bolla di riferimento (che di solito è fatta di coetanei).

    4. AlexiusRex on

      Non sono riuscito a vedere il video per più di 15 secondi prima che mi assalisse la voglia di dare un pugno sul naso a tutti quelli presenti sul palco, comunque sono contento per te, o mi spiace, scegli tu.

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