E-mail tra Buttafuoco e e la commissaria del Padiglione russo Anastasia dove entrambi cercano ogni stratagemma possibile per aggirare le sanzioni EU, ricevere visti e fare comunque una esposizione. Non colgo perché a Buttafuoco continui ad interessare tanto la questione, si è inimicato mezzo governo e Giuli non andrà nemmeno alla inaugurazione e gli altri eventi (cosa mai -o quasi mai- successa) per portare la Russia alla Biennale. Mah…

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    Dalle conversazioni avvenute via mail emerge che già a gennaio 2026 la partecipazione veniva data per acquisita: in una mail al presidente della Biennale, Pietrangelo ButtafuocoAnastasia Karneeva scrive infatti che la Federazione russa «parteciperà alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte» e allega anche il progetto del padiglione

    Uno dei problemi principali riguarda i visti. La commissaria russa segnala difficoltà già a novembre 2025 e chiede al direttore generale della Biennale, Andrea Del Mercatolettere di invito per facilitare l’ingresso degli artisti, con il presidente Pietrangelo Buttafuoco in copia. «Stiamo riscontrando molti problemi con il rilascio dei visti e abbiamo bisogno di una lettera di invito per ottenere un visto multiplo», scrive Karneeva.

    Il compromesso: padiglione chiuso, contenuti registrati

    La soluzione individuata dalla Biennale per gestire il caso russo passa da una partecipazione “ridotta”, pensata per restare dentro i limiti imposti dalle sanzioni europee. Le norme Ue, infatti, vietano forme di sostegno economico o collaborazione diretta con enti statali russi, rendendo complicata una partecipazione tradizionale, con artisti presenti, eventi dal vivo e attività finanziate sul posto.

    Per questo, secondo quanto emerge dai documenti interni, l’idea è quella di separare la produzione dei contenuti dalla loro fruizione. Le performance di artisti e musicisti verrebbero realizzate nelle giornate di anteprima riservate a stampa e addetti ai lavori, prima dell’apertura ufficiale della mostra — e registrate in quel momento.

    Successivamente, durante i mesi di apertura al pubblico, quei contenuti verrebbero semplicemente proiettati all’interno del Padiglione russo, che resterebbe però chiuso ai visitatori. In altre parole: niente eventi dal vivoniente presenza continuativa di artisti o staff russo, ma solo materiali già prodotti e mostrati in forma passiva.

    https://www.open.online/2026/04/26/esclusiva-open-caso-biennale-carteggio-buttafuoco-commissaria-russa/

    di sr_local

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    5 commenti

    1. Necro_Hypno_Dancer on

      Non capisco: registri una serie di esibizioni e poi la proietti – ma in un padiglione *chiuso al pubblico*? Per beneficio di chi? Qual è lo scopo? Fare avere soldi gratis alla Russia?

    2. Archetypus on

      Vado controcorrente, ma secondo me, per lo meno nel mondo della cultura, dell’arte e della scienza, bisognerebbe sempre tenere aperti canali di comunicazione e di scambio culturale. Non è che bannando un direttore d’orchestra russo (come accadde alcuni anni fa) si ottenga molto se non rendere più difficile ogni percorso di riconciliazione quando, necessariamente, la guerra sarà finita.

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