Pensare che per molti anni il limite in Italia è stato di 6v/m, oltre 10 vole inferiore al resto dell’Europa avanzata! Solo da un paio di anni è saliti a 15v/m (che è ancora 4 volte inferiore al resto dell’Europa avanzata), e quando c’è stato l’aumento già si sentivano i titoli populisti “Allarme: l’Italia raddoppia la potenza delle antenne 5G”

    Inoltre avere un limite basso non vuol dire “avere meno radiazioni che fanno diventare come il pesce triocchiuto dei Simpson”, anzi… significa che ci sono molte più antenne per poter coprire le stesse zone, maggiori spese per le TLC e per chi usa i servizi (o peggiori prestazioni) e piu fastidi per tutti (le antenne vanno alimentate).

    Inoltre il telefono deve usare più potenza per ricevere un segnale debole (o meglio per emettere il segnale), come risultato si hanno più radiazioni vicino al corpo e meno batteria, oltre ad altre questione tecniche per cui il segnale 5G genera meno radiazioni “a caso”.

    “Non c’è alcuna evidenza scientifica di rischi per la salute con limiti elettromagnetici a 61 v/m fissati dall’Europa. L’unico problema per l’Italia sarebbe la necessità di modificare la legge in vigore”. Lo ha detto a Key4biz Alessandro Polichettil’esperto più autorevole dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute. Tra l’altro, Polichetti è il primo ricercatore del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale dell’ISS e da trenta anni si occupa di protezione della salute dalle radiazioni non ionizzanti.

    Il limite di 15 v/m in vigore in Italia è temporaneo

    Il limite temporaneo di 15 v/m in vigore in Italia da due anni è temporaneo, in vista di un adeguamento alla media Ue di 61 v/m. Il limite di precauzione italiano ha come conseguenza la necessità di prevedere più antenne sul territorio per compensare la debolezza del segnaleche pesa sulla performance.

    Ma un limite di precauzione come il nostro è non soltanto ingiustificato dal punto di vista sanitario (il limite europeo di 61 v/m è stato fissato dall’ICNIRP, l’ente internazionale preposto alla tutela della salute dei cittadini) da un danno economico non da poco. Si ricorda che l’ICNIRP (Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti)Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti) è un organismo scientifico indipendente, riconosciuto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)che valuta i rischi sanitari delle radiazioni non ionizzanti. Elabora linee guida basate su evidenze scientifiche per proteggere la popolazione e i lavoratori da campi elettromagnetici, come quelli del 5G, Wi-Fi e smartphone.

    Polichetti (ISS): “In Italia limiti più restrittivi sono una scelta politica, non scientifica”

    In Italia la scelta di mantenere dei limiti di emissione più restrittivi rispetto al resto d’Europa è “un discorso più politico che scientifico, lo dimostra la legge precauzionale confermata nel 2001 con limiti totalmente infondati dal punto di vista scientifico”, aggiunge l’esperto. E così l’Italia è rimasta agganciata ai 6 v/m all’interno degli edifici chiusi, un valore peraltro scelto piuttosto casualmente e senza alcuna ragione di tipo scientifico. “Non c’è alcuna relazione scientifica sugli effetti per la salute”, e lo stesso vale per il nuovo limite di 15 v/m fissato due anni fa, che di fatto consente una maggior condivisione dello stesso sito da parte di diversi operatori sullo stesso terrazzo, ad esempio. “Anche il valore di 15 v/m è totalmente arbitrario sugli effetti per la salute”, dice Polichetti che già al tempo del Covid 19 aveva smontato la fake news della connessione del 5G con la diffusione del virus. Tra l’altro, dal punto di vista tecnologico il 5G genera valori più bassi grazie alla tecnologia del beamforminguna tecnica avanzata di elaborazione del segnale che concentra le onde radio in un fascio stretto e diretto verso uno specifico utente, anziché diffonderle in tutte le direzioni

    Perché è importante innalzare i limiti?

    Perché se ho un limite basso ho una potenza del segnale bassa. Potenza bassa significa che, anziché coprire un territorio con un’unica stazione radio base, se utilizziamo la potenza suggerita dall’ICNIRP, ho una stazione radiobase che copre sedici volte il territorio coperto dalle antenne usate con i valori restrittivi in vigore oggi di 15 v/m.

    Ma anche aumentando a 61 v/m il limite, come già detto, non c’è alcuna evidenza scientifica di rischi per la salute. Per farlo però bisognerebbe modificare la legge.

    Oltre tutto si verifica un incremento dei consumi energetici di nove volte rispetto a quelli attualmente in vigore.

    Meno antenne in giro, meno timori della popolazione

    Il tema è anche di impatto sociale perché se si vedono più antenne in giro ci si preoccupa ancora di più del campo elettromagnetico, senza averne motivo.

    Il tema tecnico è tutto qui: se c’è una potenza bassa si ha un segnale meno efficiente. Un esempio su tutti, proviamo a parlare a voce bassa da una stanza ad un’altra. La mia voce non arriverà mai all’interno dell’altra stanza.

    Lo stesso vale per i campi elettromagnetici, se la potenza è troppo bassa all’interno di un edificio non c’è segnale.

    https://i.redd.it/ts3twkdos8zg1.png

    di sr_local

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    6 commenti

    1. LowMolasses5451 on

      Eppure in Germania la situazione telefonia/internet é un disastro degno del Burundi e i tedeschi sono i primi ad ammetterlo, così come sono sempre stupiti di quando riesco a fare Teams di 1/2h dall’ auto mentre viaggio cosa fantascientifica da loro

      Ci sono intere porzioni di Autobahn non coperte, appena esci dai paesi attorno al Bodensee o nella Schwarz Wald sembra di tornare al 1995

      Come sempre queste mappe tanto amate dai redditors hanno il valore della carta igenica

    2. Per l’utente finale i limiti più bassi sono vantaggiosi, meno zona coperta per antenna significa meno gente che condivide la banda. Gli unici a perderci sono gli operatori.

    3. Cagate, gli unici che ci guadagnano sono gli operatori che possono installare meno BTS e quindi risparmiare. A noi utenti finali non cambia nulla, via che abbiano più antenne in giro (e che quindi si saturano meno)

    4. notathinganymore on

      Ho avuto uno scambio bellissimo tempo fa con questa gentile signora che, parlando di telefoni, mi ha detto: “Ah io non ci capisco niente, quando lo cambio chiedo al *ragazzo del negozio* che me ne dia uno che costi poco e non abbia il cinqueggì”.

      Sul momento ho pensato di buttarle la bomba sulla testa e dirle che di antenne 5G ne abbiamo tre solo qui al paesotto.

      Poi ho pensato che quella me le tira giù e io lo uso per la rete di casa.

      Quindi boh lei probabilmente sarebbe contenta di sapere che “c’è meno cinqueggì che in Francia” e, come sempre, l’obiettivo principale della politica è fare contenta lei.

    5. srandtimenull on

      Ci tengo a correggere, nell’articolo, che il beamforming non è affatto esclusiva del 5G: si usa dai tempi del GSM. Con tecniche diverse, ovvio, ma già dall’LTE abbiamo SDMA basato su MIMO precoding. Semplicemente più si va avanti più avanzate sono le tecniche, ma dagli articoli sembra sempre che il beamforming sia questa gran novità, ma nelle TLC mobili si è sempre utilizzato.

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