
Il 30 giugno 2025 il tribunale distrettuale di Poznań-Nowe Miasto e Wilda a Poznań, per bocca del giudice Przemysław Wita, ha annunciato il verdetto in un caso riguardante una protesta nella Basilica dell’Arcicattedrale, avvenuta il 25 ottobre 2020.
Lo sfondo dell’evento è stata la sentenza del cosiddetto "Tribunale costituzionale di Julia Przyłębska" sul presupposto embriopatologico dell’aborto, in cui si dichiara che l’articolo 4a, paragrafo 1, punto 2 della legge del 7 gennaio 1993 sulla pianificazione familiare, la protezione del feto umano e le condizioni di ammissibilità dell’aborto è incompatibile con l’articolo 38 in combinato disposto con l’articolo 30 in combinato disposto con l’articolo 31, paragrafo 3 della Costituzione della Repubblica di Polonia (K 1/20) e con la dichiarazione dell’arcivescovo e metropolita, Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza episcopale polacca, che ha espresso il suo apprezzamento per quanto sopra "sentenza".
In conseguenza del "sentenza" del Tribunale Costituzionale, in Polonia (in diverse centinaia di città e all’estero) hanno avuto luogo proteste di massa che costituiscono un esempio da manuale di dibattito pubblico sul declino dello Stato di diritto e sui diritti riproduttivi delle donne.
Una delle manifestazioni ha avuto luogo il 25 ottobre 2020 nella Basilica arcidiocesana di Poznań. I partecipanti al raduno si sono recati all’altare dopo la lettura del Vangelo. Hanno cantato: "Ne abbiamo abbastanza!". Tenevano striscioni con slogan, m.in di cui leggi: "Anche le donne cattoliche hanno bisogno dell’aborto", "Cattolico, non sei solo" e con contenuti anticlericali. Sparpagliarono volantini e cominciarono ad applaudire.
Alla fine davanti al tribunale si sono presentate 32 persone. Sono stati accusati di aver commesso un reato ai sensi dell’articolo 195 § 1 del codice penale, che recita: "Chiunque ostacola dolosamente la pubblica esecuzione di un atto religioso di una chiesa o di altra associazione religiosa avente personalità giuridica regolamentata, è punito con la multa, la restrizione della libertà o la reclusione fino a 2 anni."
Il 13 marzo 2023 il tribunale distrettuale di Poznań-Nowe Miasto e Wilda a Poznań ha assolto gli imputati dal presunto atto. Secondo questa sentenza, il comportamento dei manifestanti era una manifestazione della libertà di espressione e di riunione. L’ufficio del pubblico ministero non è stato d’accordo con questo verdetto e ha presentato ricorso.
Il 21 novembre 2023 il Tribunale regionale di Poznań ha annullato questa sentenza, ordinando un riesame del caso.
Con la sentenza del 30 giugno 2025 il tribunale distrettuale di Poznań-Nowe Miasto e Wilda a Poznań ha sospeso il procedimento penale contro tutti gli imputati per un periodo di prova di un anno. Esso li ha inoltre condannati al pagamento di mille zloty al Fondo di assistenza alle vittime e di assistenza post-penitenziaria e li ha posti a carico delle spese del processo.
Contro questa sentenza faranno appello non solo gli avvocati della difesa, ma probabilmente anche la procura, che ha chiesto la condanna di tutti gli imputati.
La Freedom from Religion Foundation esprime preoccupazione per il verdetto. Ancora una volta (a nostro avviso erroneamente) è stata attribuita la colpevolezza agli imputati, allo stesso tempo è stato erroneamente stabilito che il comportamento degli imputati fosse caratterizzato da "malizia". Intanto questo "malizia" (insulto improduttivo) significa un’azione caratterizzata da un desiderio cosciente di causare disturbi derivanti dal desiderio di umiliare, ridicolizzare, che è manifestazione di un atteggiamento negativo della volontà dell’attore, con l’intenzione di infastidire altre persone o umiliarle. Deve derivare da una volontà irragionevolmente ingiustificata di danneggiare altre persone, un’elevata intensità di cattiva volontà, manifestata da un’avversione ingiustificata, ostilità e mancanza di ragioni razionali per la sua esistenza. La Freedom from Religion Foundation non se ne accorge "malizia" da parte dell’imputato.
Sosteniamo che il comportamento dei manifestanti del 25 ottobre 2020 nella Basilica arcidiocesana di Poznań non poteva, da un punto di vista oggettivo, essere percepito come un incitamento diretto o indiretto alla violenza o come una giustificazione alla violenza, all’odio o all’intolleranza, e non era una manifestazione di incitamento all’odio o all’intolleranza religiosa, perché era una voce nel dibattito pubblico in corso, una manifestazione pacifica e non violenta della libertà di espressione e della libertà. raduni. Siamo tuttora convinti che i limiti della libertà di espressione e di riunione non siano stati superati dagli imputati, il che non dovrebbe comportare alcuna risposta penale alla loro protesta.
m.in l’ampia giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla libertà di espressione e di riunione.
Ti invitiamo a sostenere la Freedom from Religion Foundation. Il nostro coinvolgimento nei procedimenti giudiziari richiede non solo una preparazione sostanziale, ma anche la necessità di recarsi presso i tribunali in diverse parti della Polonia. Partiamo dal presupposto che la presenza dei nostri rappresentanti alle udienze sostenga le persone che sono state accusate ingiustamente. Per impegnarsi attivamente in tali procedimenti, il vostro sostegno è inestimabile. È grazie a Lei che prendiamo parte a questo procedimento, e lo facciamo nella profonda convinzione che accuse ingiustificate di crimini, insulti al sentimento religioso e interferenze dolose con un atto religioso sopra indicato costituiscano fenomeni inquietanti da monitorare scrupolosamente.
Il 7 maggio 2026 il tribunale regionale di Poznań ha sostanzialmente confermato la sospensione condizionale del procedimento contro i manifestanti. Si è concluso che il comportamento degli imputati era doloso m.in a causa della scelta del luogo della protesta. A nostro avviso, la Corte si è pronunciata contrariamente alla sentenza della Corte Suprema del 1° agosto 2024, che sottolineava che le proteste causate dalla sentenza sull’aborto erano dirette principalmente contro il Tribunale Costituzionale e il governo, e non direttamente contro le opinioni religiose dei cittadini e il loro diritto di professare il sistema di valori scelto, vale a dire la libertà di religione e di culto.
Abbiamo accolto la sentenza con tristezza, tanto più che la Corte stessa ha ammesso nella motivazione orale della sentenza che voleva avere un effetto dissuasivo affinché i manifestanti non si stabilissero nelle chiese. Inoltre, riteniamo che questa sentenza violi la libertà di espressione e di riunione dei manifestanti (rispettivamente articoli 10 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e possa essere impugnata davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Il verdetto è definitivo e potrà essere impugnato da una cassazione straordinaria del Commissario per i Diritti Umani.
di Gamebyter
4 commenti
It’s freedom of expression to vandalize?
Time and place. It was not severe, but it was an interuption during religious proceedings. Your freedom ends when it infringes on others freedom.
Anyway, while the jail is of course of the limit, the unlawful protesters should pay for law proceedings and some fine for charity.
Good. If it was up to them, they would be happily imposing Gilead-style rules, while remaining the ever-lasting victims they are. Imaginary oppression of Christians in Poland is the biggest joke the church convinced its followers of.
Abortion should always be preference, for me and my wife we would never even consider the thought of it. But if someone decides otherwise and they can live with it then that’s their decision and no one else’s. Very simple.