In poche parole i giudici riconosco che ci deve essere una avvertenza anche se scientificamente non è provata la pericolosità.

    A me sembra un pò allungata questa sentenza perchè così su ogni bottiglia di vino o confezione di carne bisognerebbe scrivere "può provocare il cancro" (anzi, li c’è anche una maggiore certezza scientifica), è un pò il principio per cui negli Stati Uniti c’è scritto "attenzione tagliente" sui coltelli o "gli oggetti negli specchietti retrovisori potrebbero apparire più vicini di quanti sembri"o si applica su ogni cosa per cui si viene citati in giudizio, o si lascia alle normative vigenti regolare come si informa il consumatore. Così ci troviamo come i Terms of Services sulle confezioni degli smartphone o su ogni prodotto potenzialmente nocivo, che son talmente lunghi e inutili che perdono significato e nessuno legge (come i ToS appunto), meglio pochi avvisi ma di potenziali problemi concreti (vedi etichette sui prodotti nocivi), ma è solo il mio inutile parere. In ogni caso non hanno comminato multe al produttore (Apple in questo caso) e il caso deve tornare in giudizio.

    Il problema:

    La donna aveva acquistato lo smartphone nel 2016 e dichiarava di averne fatto un uso intensivo: oltre un’ora al giorno di conversazioni e tra le cinque e le sei ore di connessione dati, anche in condizioni di scarsa ricezione e in prossimità delle figlie minorenni.

    Secondo la ricorrente, nella confezione non erano presenti indicazioni sufficientemente chiare sulle cautele da adottare per limitare l’esposizione alle radiofrequenzecome l’utilizzo di auricolari o vivavoce, la riduzione delle chiamate prolungate e l’invito a non tenere il telefono vicino al corpo o al cuscino durante la notte. La donna sosteneva che, se fosse stata adeguatamente informata, avrebbe utilizzato il dispositivo in modo diverso, riducendo l’esposizione propria e delle figlie.

    I giudici:

    L’incertezza scientifica non equivale a irrilevanza giuridica del rischio e non legittima, di per sé, un atteggiamento attendista“, si legge nell’ordinanza. Quando il rischio non è escluso e l’esposizione presenta caratteristiche tali da renderlo apprezzabile, “l’ordinamento ammette, e richiede, condotte di governo del rischio”.

    Il principio ALARA

    La Corte richiama anche il principio ALARA, acronimo di “il più basso ragionevolmente ottenibile”, che impone di mantenere l’esposizione a fattori potenzialmente nocivi “al livello più basso ragionevolmente possibile”. Secondo i giudici, questo principio non presuppone che la nocività sia stata già dimostrata con certezza. Si fonda invece sulla plausibilità del rischio e sulla necessità di ridurlo attraverso misure proporzionate.

    Nel caso dei telefoni cellulari, ciò potrebbe tradursi nell’obbligo di informare gli utenti sulle modalità di utilizzo capaci di diminuire l’esposizionecome limitare la durata delle chiamate, mantenere il dispositivo a distanza dal corpo e utilizzare auricolari o vivavoce.

    Secondo la Cassazione, “la nozione di prodotto sicuro non si esaurisce nella verifica che esso risulti conforme a standard tecnici o che sia presente la marcatura CE”, perché questi requisiti rappresentano soltanto una soglia minima di sicurezza.

    Anche un prodotto tecnicamente conforme può dunque presentare un difetto informativo. La nozione di prodotto difettoso, osservano i giudici, comprende anche “la mancanza o il difetto di informazione”, quando il bene sia privo delle istruzioni e delle avvertenze necessarie a prevenire rischi non immediatamente percepibili dal consumatore.

    La Cassazione: “I produttori di smartphone devono informare sui possibili rischi delle radiofrequenze”



    di sr_local

    Share.

    15 commenti

    1. ParingKnight on

      Sentenze in punta di diritto, in cui i giudici dimenticano il principio di realtà. Che dire allora del collegamento (naturalmente screditato dalla scienza) tra vaccini e autismo?

    2. Jenuinlizard on

      Ora aspettiamo le orde di difensori dei giudici che loro applicano solo la legge, non la interpretano.

      Qua addirittura interpretano la realtà e si sostituiscono al legislatore in toto

      Sentenza gravissima e il PdR dovrebbe pretendere dimissioni immediate di tutto il collegio

    3. a_dude_from_europe on

      I legulei sono dei minus habens dicci qualcosa che non sappiamo

    4. Panino87 on

      Non ho capito il problema della donna.

      Che conseguenze reputa siano accadute derivate dall’esposizione delle radiofrequenze del telefono a lei e sue figlie?

    5. Potential-Status-454 on

      La donna dovrà quindi dimostrare, anche attraverso presunzioni, che un’informazione più completa l’avrebbe indotta a limitare l’utilizzo del telefono, a ricorrere ad auricolari o vivavoce oppure a non tenerlo vicino al corpo e alle figlie.

      La Cassazione non ha condannato Apple al pagamento di una somma e non ha quantificato alcun risarcimento. Il caso torna ora davanti alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione, che dovrà verificare se vi sia stata una concreta violazione degli obblighi informativi e se questa abbia causato un pregiudizio effettivo alla consumatrice

    6. ImpressionFancy5830 on

      Ricordate la storia di Radio Maria che veniva riprodotta dai citofoni?
      Quelle si che erano gag.

    7. riccardo-91 on

      Per lo stesso motivo, da radioamatore quando opero in portatile (99% delle volte) dovrei andare in giro con un cartello di avvertenza al collo?

      Magari però servirebbe come deterrente a tutti i geni che sembrano non fare a meno di camminarmi sopra al coassiale

    8. Svartdraken on

      Non ha senso questa cosa. Innanzitutto, non si tratta di un rischio specifico di un singolo dispositivo ma un rischio generale della tecnologia utilizzata, quindi al limite sarebbe la Commissione Europea o lo Stato Italiano a dover fare comunicazione a riguardo.

      La cosa pero’ non e’ nemmeno nuova. Da quasi 30 anni i produttori sono obbligati a testare e dichiarare i valori SAR (Specific Absorption Rate) dei propri dispositivi. Esistono anche dei valori massimi, attualmente pari a 2.0 W/kg per corpo e testa, oltre a cui non e’ possibile commercializzare il dispositivo. Non serve una normativa a spiegare che l’uso prolungato aumenti l’esposizione. Se mangi 10kg di pane in un giorno stai male, non devono scriverlo sulla confezione.

      Cosa si aspettano che il produttore faccia? Aggiungiamo una riga in quegli inutili manuali che nessuno ha mai letto? E’ l’ennesima volta che si cerca di regolamentare qualcosa senza nessun beneficio concreto o nemmeno la reale necessita’

    9. Gozer_VR on

      in passato, ai tempi dei Nokia indistruttibili e dei motorola a conchiglia, nel libretto di istruzioni dei cellulari era indicato il valore di Sar e non penso che fosse una cosa sbagliata.

    10. NuclearGettoScientis on

      I telefoni cellulari sono oggetti di uso comune e diffuso da decenni ormai, se le onde elettromagnetiche che producono fossero in grado di produrre un danno ora ne avremmo le evidenze. Il fatto che ancora non lo sappiamo dimostra che, ammesso che il danno ci sia, non è sufficientemente grande da poter essere osservato.

    11. FattyGyoza on

      Ricordo che per colpa delle cause stupide fatte per raccattare qualche soldo, negli usa è vietato intentare causa per motivi stupidi.

      C’era gente che portava mcdonald’s in giudizio perché il caffè era caldo o di un articolo letto qualche anno fa, in cui una donna portò in giudizio una lavanderia automatica perché la lavatrice le aveva bagnato i vestiti durante il lavaggio. Snoffai forte.

    12. Mean_Initiative_5962 on

      A questo punto io pretendo che su qualsiasi prodotto omeopatico sia scritto che può causare disfunzione erettile. Così, random. 

    Leave A Reply