Da lunedì 17 a sabato 22, oltre 60 giovani musicisti provenienti da tutta l’Emilia-Romagna e l’Università degli Studi di Ferrara saranno protagonisti a Makó, in Ungheria, in occasione del ‘International Wind Music Festival 2026’, giunto alla sua 34esima edizione.

    La Banda Giovanile dell’Emilia-Romagna rappresenterà per la prima volta l’Italia nella storia della manifestazione. L’invito è nato dai rapporti internazionali avviati dal presidente di Assonanza, Mirco Besutti, che ha incontrato il direttore artistico del festival, Jozsef Csikota, in occasione del Concorso bandistico internazionale ‘Flicorno d’Oro’ di Riva del Garda.

    La formazione sarà diretta dal maestro Fabrizio Bugani e sarà impegnata in due concerti ufficiali, mercoledì 19 e giovedì 20, all’interno del cartellone del Festival. Un appuntamento di particolare valore artistico, ma anche un’occasione di incontro e confronto con giovani musicisti provenienti da altri Paesi europei.

    Accanto alla dimensione musicale si svilupperà infatti il ‘European Youth Listening Lab’, il primo laboratorio internazionale della nuova School of Policy and Democracy della Cattedra Unesco ‘Education, Growth and Equality’ dell’Università degli Studi di Ferrara. Il laboratorio, coordinato scientificamente da Valentina Mini, coinvolgerà i giovani italiani insieme a un gruppo di coetanei ungheresi della Scuola di Musica di Makó.

    Il progetto introduce il concetto di ascolto territoriale, un approccio che considera l’osservazione partecipata e la capacità dei giovani di cogliere i ‘segnali deboli’ come strumenti per comprendere i cambiamenti economici e sociali dei territori. Attraverso lezioni, discussioni, osservazioni sul campo, fotografie, video partecipativi, mappe e conversazioni, i partecipanti saranno chiamati a conoscere e interpretare Makó, confrontando le proprie esperienze e prospettive.

    La scelta dei giovani musicisti non è casuale: chi suona in un ensemble è già abituato ad ascoltare sé stesso, gli altri, il direttore e il pubblico. Il laboratorio parte da questa competenza per trasferirla dal linguaggio musicale a quello territoriale, considerando i giovani come ‘early observers’, capaci di percepire trasformazioni e opportunità dei luoghi prima che queste siano pienamente leggibili attraverso statistiche e indicatori.

    L’esperienza di Makó è destinata inoltre a proseguire: nel 2027 saranno i giovani ungheresi a essere accolti in Emilia-Romagna per un nuovo laboratorio nei territori di Codigoro e Comacchio, rafforzando una collaborazione che punta a costruire una rete europea tra giovani, scuole di musica, università, istituzioni e territori.

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