Karina è riuscita a lasciare Milano e a tornare in Polonia dai suoi due figli, dopo quasi tre mesi e mezzo trascorsi senza poterli riabbracciare. La svolta, nel delicato caso diplomatico e giudiziario, è arrivata grazie a un’ordinanza della Corte d’Appello di Brescia, che ha revocato l’obbligo di firma anche sulla base delle considerazioni al centro della memoria presentata dal suo legale, l’avvocato Piero Porciani: “La consegna dell’estradanda (alla Bielorussia, ndr) costituirebbe una diretta violazione dei principi fondamentali del diritto italiano sovranazionale” anche perché “la contestazione del reato di bancarotta in Bielorussia sarebbe in realtà uno strumento per neutralizzare il dissenso politico”.
Karina Zdaniewicz Spychalska, come raccontato dal Giorno, in Italia per una vacanza, lo scorso primo febbraio era stata arrestata all’aeroporto di Orio al Serio in esecuzione di un “provvedimento di cattura” emesso nel 2021 dall’autorità giudiziaria bielorussa per il reato di bancarotta. La misura della custodia in carcere era stata poi sostituita con l’obbligo di firma, in attesa dell’udienza sull’estradizione fissata per giugno. Karina, che da anni vive a Varsavia e ha anche la cittadinanza polacca, è una delle migliaia di bielorussi che hanno partecipato alle manifestazioni in Paesi europei, nel 2020 e nel 2021, contro il regime di Lukashenko. E per questo, secondo la tesi della difesa riconosciuta valida anche dai giudici, è stato emesso nel suo Paese d’origine un mandato d’arresto, non legato all’attività politica ma per reati economici: un sistema sottile per perseguitare i dissidenti anche fuori dai confini, sottoponendoli al costante rischio di essere arrestati per accuse “create ad arte”, come è successo alla 34enne Karina in Italia.
“Non è un caso isolato”, spiega Leanid Marozau, responsabile dell’ufficio legale del movimento guidato da Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione in esilio che ha scritto a Karina una lettera di sostegno, su un caso ripreso anche da diversi media bielorussi indipendenti. “Abbiamo presentato una richiesta all’Interpol per rimuovere Karina della lista – prosegue –, siamo in contatto con il consolato polacco a Milano e seguirò personalmente l’udienza sull’estradizione a Brescia”. Estradizione su cui aveva già espresso parere contrario la Procura generale. Ora la Corte d’Appello, revocando l’obbligo di firma e consentendo a Karina di lasciare Milano, dove era ospite di connazionali, ha messo un primo punto fermo. Il rischio di una persecuzione a Minsk, richiamandosi anche ai report di Human Rights Watch o Amnesty International, “non sarebbe astratto e meramente teorico” in quanto la 34enne ha partecipato alle manifestazioni contro il regime “diffondendo contenuti politici” sui social. E nel contesto bielorusso “le imputazioni economiche”, come il reato di bancarotta, “costituiscono uno degli strumenti più efficaci per colpire soggetti sgraditi”.
