“Mio figlio è tornato dalla Bulgaria molto amareggiato e scosso”. Lo ha detto Dalia Gubbay, vice presidente della Comunità ebraica di Milano, madre del 16enne Gabriel, tra i giovani ebrei che pernottavano nell’hotel di Sofia, in Bulgaria, preso d’assalto da un gruppo di naziskin.

    Sabato 2 agosto, un gruppo di neonazisti vestiti di nero si è radunato davanti a un hotel che ospitava i ragazzi, alcuni dei quali italiani, arrivati da Milano e Roma, e ha fatto il saluto nazista al grido di “Sieg Heil”. Poi ha tentato di forzare l’ingresso dell’albergo.

    Come nella Seconda guerra mondiale

    “I nostri figli – ha spiegato Gubbay – sono cittadini italiani, francesi, belgi, svizzeri, sono di religione ebraica e hanno il diritto di vivere serenamente nelle loro città, in Europa e nel mondo”. La sera dell’assalto “era l’ultima della loro vacanza con 200 ragazzini da tutta Europa, e si sono ritrovati in questa situazione”, ha detto ancora la donna, riferendo che il figlio Gabriel avrebbe commentato di non pensare “di vivere un’esperienza così, e di ritrovarmi a pensare che siamo tornati come negli anni della Seconda guerra mondiale”.

    “Come genitore – ha concluso Gubbay – sono dispiaciuta che lui abbia dovuto vivere questo momento e che i nostri ragazzi non possano avere la tranquillità e la serenità di trascorrere una vacanza o vivere nelle loro città”.

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