La Croazia rimane al primo posto tra i 27 paesi membri UE riguardo a cinque indicatori dell’Eurobarometro che misurano la tolleranza e l’esperienza personale della corruzione, secondo l’analisi di Večernji List.

    Una corruzione normalizzata

    Come indica il sociologo Sven Marcelić, la Croazia è passata dal nono posto del 2022 al primo nel 2024 per tali indicatori, mantenendo tale posizione per i due anni successivi. Una situazione preoccupante.

    Marcelić afferma che i risultati indicano una combinazione estremamente sfavorevole di tolleranza verso le pratiche corruttive e la loro presenza nella vita quotidiana dei cittadini. I croati vivono, a suo avviso, in una società in cui la corruzione è più normalizzata che in ogni altro paese dell’Unione Europea.

    Gli indicatori in questione riguardano l’accettabilità di offrire denaro, regali o favori in cambio di servizi pubblici, la conoscenza di persone che accettano tangenti e la richiesta personale di pagamenti o benefici aggiuntivi.

    I dati dell’eurobarometro

    La lotta alla corruzione era una condizione fondamentale per l’adesione della Croazia all’UE nel 2013, ma rimane un serio problema.

    L’Eurobarometro speciale sulla corruzione del 2026 mostra che l’88% degli intervistati ritiene che la corruzione sia diffusa in Croazia (media UE 71%) e il 61% si sente personalmente colpito dalla corruzione nella vita quotidiana (media UE 30%).

    Per quanto riguarda le imprese, il 94% ritiene che la corruzione sia diffusa (media UE 65%) e il 62% ritiene che la corruzione rappresenti un problema nello svolgimento delle proprie attività (media UE 37%).

    Il 49% degli intervistati ritiene che vi siano sufficienti condanne per dissuadere le persone dal mettere in atto pratiche corruttive (media UE 38%), mentre il 20% delle aziende crede che le persone e le imprese sorprese a corrompere un alto funzionario siano punite in maniera appropriata (media UE 31%).

    Gli scandali delle federazioni sportive

    La prima metà del 2026 ha visto scandali di corruzione in varie federazioni sportive croate.

    A marzo la procura ha avviato un’indagine su sei persone, tra cui l’ex direttore dello sci alpino Vedran Pavlek, sospettate di aver sottratto quasi 30 milioni di euro alla federazione sciistica per spese personali – tra cui 1,9 milioni di euro per una villa e ingenti somme per interventi di chirurgia estetica.

    Nel giro di poche settimane, Zlatko Matesa, presidente di lunga data del Comitato Olimpico Croato, si è dimesso per consentire un “chiarimento trasparente” di tutte le questioni relative allo sport.

    Mentre Pavlek combatteva contro l’estradizione dal Kazakistan, i media hanno riportato l’avvio di indagini contro diverse altre federazioni sportive, tra cui quella di judo (Hrvatski judo savez), ad aprile.

    USKOK e polizia indagano su possibili irregolarità nella gestione delle spese nel periodo 2021-2022, tra cui pagamenti per vacanze e altri benefici a favore del figlio di un dirigente del Comitato olimpico croato e l’acquisto di un’automobile.

    A luglio Damir Šegota, direttore dell’Ufficio del programma olimpico del HOO, è stato arrestato insieme alla moglie nell’ambito dell’inchiesta USKOK. Secondo le accuse, Šegota avrebbe ricevuto almeno 160.000 euro in tangenti da Pavlek e avrebbe favorito finanziamenti pubblici alla federazione sciistica per oltre 2 milioni di euro. Le inchieste rischiano ora di allargarsi anche ad altre federazioni sportive.

    La maggior parte delle federazioni sportive croate dipende fortemente dai fondi pubblici distribuiti dal Comitato Olimpico Nazionale. Il Ministero dello Sport croato ha annunciato modifiche alla rendicontazione finanziaria e una maggiore trasparenza su tutte le fonti di finanziamento.

    Le frodi ai fondi UE e le inchieste sul settore immobiliare in Istria

    A maggio, la Procura europea (EPPO) ha avviato un’indagine su 21 persone sospettate di corruzione e frodi ai danni dei fondi agricoli europei nella contea di Sisak-Moslavina, dove un ex funzionario pubblico è sospettato di aver gonfiato le superfici dei terreni nei registri e falsificato fatture e analisi tecniche per attestare lo svolgimento di attività agricole, dietro compenso, al fine di far ottenere 670.000 euro in fondi UE dal 2020.

    A luglio, l’ufficio anticorruzione croato USKOK ha ampliato un’indagine relativa a operazioni immobiliari in Istria. Gli indagati sono accusati, tra l’altro, di abuso d’ufficio, corruzione attiva e passiva e divulgazione di informazioni riservate. Una funzionaria del comune di Buje, incaricata della pianificazione e gestione del patrimonio immobiliare, avrebbe passato informazioni su gare d’appalto, arrivando perfino a preparare i dossier d’appalto a nome degli acquirenti favoriti e a pilotare le gare. Anche il sindaco di Buje, Fabrizio Vižintin, è sospettato di aver assegnato ordini pubblici per 3,86 milioni di euro ad una azienda edile a lui favorita, spezzettando gli ordini per restare sotto la soglia necessaria per una gara d’appalto, e generando un guadagno illecito di almeno 1,16 milioni di euro, dietro versamento di una tangente di 20.000 euro tra il 2019 e il 2025.

    Foto: regionalschool.eu

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