Sarà Pristina, capitale del Kosovo, ad ospitare tra quattro anni, dal 24 luglio e al 4 agosto 2030, la prossima edizione dei Giochi del Mediterraneo. La ventesima edizione, intanto, si è chiusa il 3 settembre a Taranto dove era iniziata il 21 agosto con la partecipazione di 26 comitati olimpici — in rappresentanza di Paesi dell’area mediterraneo di Africa, Asia ed Europa — e di quattro atleti di Athletica Vaticana.

    È la prima volta che il Kosovo ospita un grande evento sportivo internazionale di questo livello (a Taranto gli atleti partecipanti sono stati circa 4000). Tanto che il progetto punta non soltanto alla dimensione agonistica, ma anche a una profonda trasformazione delle infrastrutture sportive e urbane. Una questione che ha riguardato, e riguarda, anche Taranto.

    La particolarità geografica del Kosovo ha suggerito una formula organizzativa inedita. Priva di sbocco sul mare, Pristina non può ospitare direttamente quelle competizioni che richiedono l’accesso alla costa. Per questo motivo l’Albania parteciperà all’evento in qualità di co-organizzatrice. E così le gare delle discipline legate al mare saranno disputate sulla costa albanese, con Durazzo destinata a rappresentare uno dei principali poli dell’evento. Proprio la collaborazione tra Kosovo e Albania caratterizzerà l’intera manifestazione.

    Le infrastrutture, inoltre, rappresentano una delle principali sfide per gli organizzatori dell’edizione numero 21 dei Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo è completare entro il 2029 gli interventi necessari a garantire una dotazione adeguata di impianti, così da arrivare all’appuntamento del 2030 con un sistema sportivo rinnovato e pienamente funzionale. La preparazione dei Giochi, dunque, non viene concepita soltanto come un investimento temporaneo legato alle due settimane della competizione, ma come occasione per rafforzare nel lungo periodo l’impiantistica e la capacità organizzativa sportiva del Kosovo.

    Inoltre, in accordo con il Comitato internazionale dei Giochi del Mediterraneo, presieduto dall’italiano Francesco Purromuto, gli organizzatori locali, accanto alle discipline più consolidate, intendono introdurre sport capaci di intercettare un pubblico più giovane: il futsal (al posto del tradizionale torneo riservato agli under 21), la mountain bike, l’arrampicata sportiva e, forse, il baseball.

    Fin dalla prima edizione, nel 1951, l’ideale dei Giochi del Mediterraneo ha sempre superato la pur importante dimensione agonistica. Continuano a configurarsi — e a Taranto lo si è visto — come ponte ideale tra le civiltà del Mediterraneo, rievocando una tradizione di dialogo, competizione pacifica e condivisione che affonda le radici nell’antica cultura greca.

    Il Mediterraneo, da sempre crocevia di civiltà, diviene così anche il fulcro di una manifestazione sportiva che ne valorizza la pluralità e la ricchezza.

    La bandiera dei Giochi presenta tre cerchi leggermente mossi nella parte inferiore che simboleggiano i tre continenti che si affacciano sul Mare Nostrum: Europa, Africa e Asia.

    Il Paese con il maggior numero di edizioni ospitate, quattro, è l’Italia (prima anche nel medagliere complessivo): Napoli 1963, Bari 1997, Pescara 2009 e Taranto 2026. A seguire la Spagna con tre edizioni. Con due ci sono Algeria, Turchia e Tunisia. Infine, ne hanno organizzata una Egitto, Libano, Grecia, Jugoslavia, Marocco, Siria, Francia e, appunto nel 2030, Kosovo.

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