Oggi pomeriggio l’annuncio del Papa all’Assemblea diocesana di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano: il fondatore della Caritas dell’Urbe insegna che il Vangelo non si incarna senza ascolto della realtà. Dal Pontefice anche l’invito a incontrare Cristo, generare comunità “libere e riconciliate” e servire la città come “luogo di missione”. L’incoraggiamento ai sacerdoti: non siete soli

    Isabella Piro – Città del Vaticano

    Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997.

    Un fragoroso applauso accoglie l’annuncio di Leone XIV, questo pomeriggio, 18 settembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. L’emozione è palpabile sul volto dei partecipanti all’Assemblea diocesana presieduta dal Papa e che apre l’anno pastorale. La causa di canonizzazione di don Luigi Di Liegro — fondatore e poi direttore della Caritas dell’Urbe e promotore, nel 1974, dello storico convegno diocesano su “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e giustizia nella città di Roma”, noto come “il convegno sui mali di Roma” – inizia il suo iter.

    LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI LEONE XIV 

    Il Vangelo si incarna ascoltando la realtà

    Ai presenti, in rappresentanza delle 334 parrocchie di un territorio ampio 881 km quadrati, il Pontefice indica proprio il volto di don Di Liegro come riferimento per un’azione pastorale autentica e concreta:  

    Il dono che egli fa al nostro cammino non sta anzitutto nelle opere che ha fatto: Don Luigi, prima di costruire qualunque cosa, ha voluto “vedere”. Nel 1969 commissionò un’indagine sulla religiosità dei romani, perché aveva imparato che non c’è incarnazione del messaggio senza ascolto della realtà. Nel suo ultimo intervento, poche settimane prima di morire, don Luigi disse ai suoi operatori: «Il discernimento è questa domanda: Signore, dove sei?».  

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    L’ausiliare emerito della diocesi di Roma e, dal 1997, suo successore alla direzione della Caritas di Roma ricorda il sacerdote di cui il Papa ha annunciato l’avvio della inchiesta …

    Donare speranza alla città, nessuno resti anonimo

    Il discorso che il Papa pronuncia nella “Madre di tutte le Chiese” è ampio e articolato e si snoda dal passo del Vangelo di Giovanni, proclamato all’inizio dell’Assemblea: l’incontro di Maria di Magdala con il Risorto presso il sepolcro. Un incontro che simboleggia “la ricerca ansiosa di speranza” che si percepisce nella città. “A Roma sono tante le persone che ricominciano ogni mattina”, dice Leone XIV, divise tra “lo smarrimento” di chi non riesce più a trovare il Signore, e la “ricchezza” di chi opera “con generosità nell’evangelizzazione e nella carità”, spinto da “una gioia profonda che genera comunità”.

    È da qui che deve ripartire ogni azione pastorale: non tanto chiedendosi “che cosa” fare, ma piuttosto “chi” e “come” incontrare. Nelle nostre comunità si può rimanere anonimi, invisibili e incompresi, oppure essere visti, conosciuti e chiamati per nome. E chi incontra davvero Cristo, come Maria di Magdala, sente riempirsi il cuore e allora non può restare fermo, corre e va ad annunciare.

    Un momento dell'incontro

    Un momento dell’incontro   (@Vatican Media)

    Il metodo della verifica pastorale

    Alla sua Diocesi il Vescovo di Roma non consegna oggi “un nuovo programma pastorale”, bensì un metodo: la “verifica pastorale”, quella che coinvolge l’intera comunità e anche quanti non la frequentano e vedono le cose “dall’esterno”. Soprattutto, un metodo che “non chiede di fare di più”, ma che consente di “fare meglio”.

    Verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni. Significa, in una parola, fare verità.

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    Alla presenza di Leone XIV, il cardinale vicario introduce l’Assemblea diocesana e descrive al Pontefice le difficoltà dell’Urbe, spaccata da tante sofferenze e contraddizioni. …

    Roma non è sfondo indifferente, ma luogo di missione

    Quattro sono i passi, o meglio, “le attenzioni” indicate dal Papa per esercitare tale verifica: la prima è “incontrare Cristo e farlo incontrare”, perché la Chiesa “non esiste per sé stessa”. La seconda è “generare comunità” nuove, libere e riconciliate, all’interno delle quali le persone si sentano “accolte, valorizzate, corresponsabili”, destinatarie del dono di “tempo e ascolto”. Poi, la terza attenzione: “abitare e servire la città”.

    Roma non è lo sfondo indifferente delle nostre comunità: è il luogo della nostra missione. La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone; e impara a riconoscere, in ciò che accade nei diversi ambienti della città, le domande alle quali il Vangelo può rispondere, se nuovamente accolto.

    Discernimento autentico

    Infine, la quarta attenzione è “la formazione del Popolo di Dio” a “una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio”. Questo riporta a una domanda “semplicissima” ma cruciale, spiega Leone XIV: “perché?” Ovvero qual è il legame tra l’intenzione evangelica, il bisogno reale di una comunità e la missione della Chiesa? La risposta è racchiusa in “un discernimento autentico”.

    Il Vescovo non vi chiede di programmare nuove attività: vi propone un metodo comune di ascolto, di discernimento, di verifica e di conversione. I contenuti e le priorità restano affidati alla responsabilità delle vostre comunità, nei cinque ambiti che sono la catechesi e l’iniziazione cristiana, i giovani, la famiglia, la carità, le vocazioni, perché l’obiettivo è condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze. E in questo le Prefetture sono chiamate a diventare sempre più luoghi di incontro, di confronto e di elaborazione pastorale condivisa.

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    I presbiteri siano uomini di ascolto e accoglienza

    Un’ulteriore riflessione il Papa la offre sui “presbiteri di cui Roma ha bisogno”: uomini che ascoltano e discernono, prima di rispondere e decidere; persone che restano “davanti al Signore” per condurre gli altri a un incontro realmente vissuto con Lui; sacerdoti che ogni giorno rispecchiano la loro vocazione.

    Il prete non concentra in sé ogni responsabilità. Riconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilità dei laici: non per mancanza di forze, ma per fedeltà alla natura della Chiesa. Una comunità nella quale tutto dipende dal parroco è una comunità fragile, e presiedere non significa fare tutto. Significa generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realtà, custodire l’unità.

    La testimonianza di una famiglia

    La testimonianza di una famiglia   (@VATICAN MEDIA)

    Praticare la fraternità sacerdotale, nessuno è solo  

    Inserito in una comunità, capace di “leggere il proprio quartiere, di condividerne le ferite e le speranze, responsabile della vita di tutti, anche di chi non varca la soglia della chiesa”: così deve essere il presbitero e anche le parrocchie, in modo da non “ripiegarsi nell’autoconservazione”.

    Nessuno è chiamato a vivere tutto questo da solo. Il presbiterio non è la somma di sacerdoti che si incontrano per necessità organizzative: è una fraternità, ed è il primo luogo in cui verificare se ciò che facciamo genera davvero comunione. Desidero che le Prefetture siano, prima che strumenti di coordinamento, luoghi effettivi di fraternità sacerdotale, dove si possa dire anche la propria fatica senza vergognarsene.

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    L’incoraggiamento ai seminaristi

    Un pensiero particolare Leone XIV lo rivolge poi sia ai seminaristi – esortandoli a lasciarsi formare sia dai libri, sia dai volti dei poveri, dei malati, dei parrocchiani -, sia ai loro formatori, perché “i giovani non si consegnano a un ruolo, ma seguono uomini e donne che appaiono felici di ciò che sono”.

    La gratitudine del Papa

    Infine, dal Vescovo di Roma giunge il “grazie” all’intera Diocesi: “non per formalità”, chiarisce, ma espressione di gratitudine per tutti, per chi “nel silenzio sostiene Roma con l’intercessione” e per quanti la incontrano ogni giorno “nelle scuole, negli ospedali, nelle case di accoglienza, nelle periferie”, poiché “il bene non fa rumore”: lo conosce Dio e lo riconosce il Papa. Di qui, l’invito conclusivo di Leone XIV a cercare Gesù senza timore, perché “il Signore si lascia incontrare da chi ha ancora il coraggio di cercarlo”.

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