Russia Unita, il partito che sostiene il presidente Vladimir Putin, si conferma forza dominante nella nuova Duma. Secondo i dati diffusi il 21 settembre dalla Commissione elettorale centrale russa, la formazione ha ottenuto il 57,83% dei voti, conquistando 355 dei 450 seggi della camera bassa del Parlamento. Cinque anni fa i deputati eletti erano stati 324. L’exit poll iniziale della televisione di Stato aveva attribuito al partito il 49,4%, una stima successivamente superata dai risultati dello scrutinio.
Alle spalle di Russia Unita si è piazzato il Partito Comunista, con il 13,81% e 40 seggi. Seguono il Partito Liberal-Democratico con l’8,98% e 25 deputati e Gente Nuova, che con il 7,96% porta alla Duma 20 rappresentanti. L’affluenza comunicata dalle autorità elettorali ha raggiunto circa il 59%, contro il 51,7% registrato alle parlamentari del 2021.
La consultazione, svoltasi dal 18 al 20 settembre, è stata la prima elezione parlamentare russa dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. La campagna elettorale si è svolta in un contesto caratterizzato da forti restrizioni nei confronti delle forze contrarie alla guerra. Diversi candidati anti-guerra non sono stati ammessi alla competizione e il partito liberale Yabloko non ha potuto presentare la propria lista per il voto proporzionale dopo una decisione della Corte Suprema russa.
Proprio il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, si è presentato alle urne a San Pietroburgo annullando la propria scheda con la scritta «per la pace». Il partito aveva invitato i propri sostenitori a scegliere i candidati ammessi nei collegi uninominali e ad annullare la scheda negli altri casi.
Segnali di protesta si sono registrati anche a Mosca, dove in alcuni seggi diversi elettori si sono presentati contemporaneamente a mezzogiorno. L’iniziativa era stata promossa da esponenti dell’opposizione russa all’estero, tra cui Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny, e Ilya Yashin, come forma di manifestazione pubblica contro il Cremlino. Iniziative analoghe si erano svolte durante le presidenziali del 2024.
Le autorità russe hanno inoltre denunciato attacchi informatici contro le infrastrutture legate al voto. La presidente della Commissione elettorale, Ella Pamfilova, ha riferito di oltre mille attacchi DDoS. Già durante la seconda giornata elettorale Mosca aveva comunicato di aver respinto operazioni informatiche contro il sistema di voto elettronico e le reti di comunicazione.
Sul piano internazionale non sono mancate le contestazioni. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha criticato la consultazione richiamando l’assenza di osservatori internazionali indipendenti e la repressione dell’opposizione. Anche la Francia ha contestato le condizioni in cui si è svolto il voto, citando le restrizioni nei confronti dell’opposizione, della società civile e dei media indipendenti e condannando lo svolgimento delle consultazioni nei territori ucraini occupati dalla Russia.
