La guerra in Ucraina torna a intrecciarsi direttamente con il confronto tra Russia e Nato. Nella notte nuovi attacchi russi con missili e droni hanno colpito Kiev e diverse regioni ucraine, mentre Mosca ha lanciato un avvertimento senza precedenti recenti all’Alleanza Atlantica: in caso di tentativo di isolamento di Kaliningrad, la Russia afferma di essere pronta a utilizzare «l’intero arsenale», comprese le armi nucleari.

    Il bilancio degli attacchi

    Il bilancio degli attacchi sull’Ucraina è di cinque morti, tra cui un bambino, e 14 feriti, secondo quanto riferito dal presidente Volodymyr Zelensky. Gli attacchi hanno interessato Kiev e le regioni di Zhytomyr, Mykolaiv, Kirovohrad, Rivne, Odessa, Sumy, Kharkiv, Kherson e Cherkasy. L’obiettivo principale è stato ancora una volta l’infrastruttura energetica.

    Nella capitale sono state registrate esplosioni e interruzioni dell’elettricità. Secondo fonti ucraine, l’attacco ha provocato danni a infrastrutture energetiche, abitazioni, magazzini e altre strutture. Il ministero della Difesa russo ha invece sostenuto che le operazioni abbiano colpito un centro di comunicazioni a Kiev, infrastrutture energetiche nella regione e strutture portuali a Izmail.

    L’intensificazione dei raid arriva mentre l’Ucraina si avvicina all’autunno e all’inverno, periodo nel quale la protezione della rete energetica torna a rappresentare una delle principali questioni strategiche. Kiev teme il ripetersi della campagna russa contro centrali, sottostazioni e infrastrutture necessarie alla produzione e distribuzione dell’elettricità.

    Ma è sul Baltico che nelle ultime ore si registra l’elemento più delicato.

    Mosca ha inviato alla Nato un documento diplomatico nel quale accusa l’Alleanza di condurre una politica «pericolosa e avventata» attraverso esercitazioni che, secondo la Russia, simulerebbero l’isolamento di Kaliningrad. L’exclave russa, stretta tra Polonia e Lituania, rappresenta uno dei punti militarmente più sensibili dell’intero fianco orientale della Nato.

    La minaccia di Mosca

    Nel documento, visionato da Reuters, Mosca afferma che sarebbe pronta a utilizzare «l’intero arsenale» disponibile, comprese le armi nucleari, qualora un Paese Nato tentasse di isolare Kaliningrad dal resto della Federazione. Il testo evoca inoltre la possibilità di colpire centri decisionali degli Stati membri dell’Alleanza fin dall’inizio di un eventuale conflitto.

    Il Cremlino ha poi confermato la sostanza dell’avvertimento. Il portavoce Dmitry Peskov ha spiegato che una risposta nucleare a un eventuale blocco di Kaliningrad sarebbe contemplata dai documenti normativi russi. Mosca sostiene di stare semplicemente ricordando agli Stati europei le conseguenze previste dalla propria dottrina militare.

    La Nato ha respinto l’accusa di preparare un’operazione contro Kaliningrad. L’Alleanza ha definito le attività militari condotte nell’area di natura difensiva e ha condannato quella che ha definito una retorica nucleare irresponsabile.

    Il quadro si completa con le parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, secondo cui l’Europa sarebbe già «in guerra» con la Russia. Mosca continua tuttavia a sostenere che non intende attaccare direttamente i Paesi Nato, mentre i governi europei accusano il Cremlino di intensificare attività ibride, sabotaggi e altre azioni sotto la soglia del conflitto aperto.

    La dinamica è quindi quella di una crescente sovrapposizione tra guerra in Ucraina e confronto strategico russo-occidentale. Da una parte Mosca continua a esercitare pressione militare sul territorio ucraino, colpendo anche infrastrutture essenziali. Dall’altra, il dossier Kaliningrad introduce nuovamente il tema della deterrenza nucleare nel confronto diretto con la Nato.

    Non significa che un conflitto diretto sia imminente. Significa però che il margine di sicurezza tra guerra convenzionale, confronto indiretto e deterrenza strategica si sta restringendo. E proprio questo rende il Baltico uno dei principali punti di attenzione della crisi europea.

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