Quattro quesiti referendari, a cominciare dal più importante che propone di modificare la legge sulle inchieste parlamentari. Perché passi serve che “l’abolizione della polizia politica”, come è stata ribattezzata dalla campagna dell’opposizione, sia scelta dalla maggioranza dei votanti; alle urne è necessario altresì un minimo di un quinto degli aventi diritto. La Slovenia va al voto la settimana prossima: l’11 ottobre con i seggi aperti in tutto il Paese dalle 7 alle 19; dal 6 all’8, invece, per il voto anticipato. Mentre la maggioranza di sinistra (Movimento libertà, Socialdemocratici e Levica) ha spinto per un “no deciso”, l’opposizione – capofila l’ex premier Robert Golob – ha chiamato in causa i pericoli dell’“autoritarismo” che, sostengono, potrebbe derivare dall’applicazione della legge.

    Gli altri quesiti

    Gli altri tre referendum riguardano l’abolizione del canone obbligatorio per la Radio Televizija Slovenija (la televisione statale), la subordinazione dell’assistenza sociale al servizio alla comunità e diritto di voto a cittadini esteri alle elezioni locali: tutti temi politici particolarmente sentiti oltreconfine. In questo caso, però, si tratta di voti solo consultivi e non vincolanti.

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