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Russia, la ristorazione sta entrando in una fase di forte difficoltà. I clienti diminuiscono, i costi aumentano e molti locali sono costretti a ridurre il personale, modificare i menù per sostituire i prodotti occidentali diventati troppo costosi o difficili da importare, e alcuni adirittura a chiudere. È il quadro tracciato da The Insider, che ha raccolto testimonianze di ristoratori, sommelier e lavoratori del settore in diversi locali di Mosca. Nella zona dei Laghetti del Patriarca ad esempio, una delle aree più note della capitale, 16 ristoranti hanno chiuso entro la fine del 2025, un numero circa cinque volte superiore agli anni precedenti. Il fenomeno non riguarda però soltanto il centro di Mosca.
APPROFONDIMENTI
Ristoranti e bar in crisi
Secondo i dati dell’azienda di Mosca 2GIS, nella primavera del 2026 il numero di ristoranti nelle città russe con oltre un milione di abitanti era diminuito del 5%, mentre quello dei caffè era sceso del 6%, fino a circa 12.500 esercizi. Anche i bar sono in calo: ad agosto il loro numero nelle grandi città russe era diminuito del 6%, mentre nella capitale la riduzione rispetto allo stesso mese del 2025 aveva raggiunto il 14%, secondo Vedomosti. La contrazione dei consumi è particolarmente evidente nel settore degli alcolici. Secondo Kommersant, nella prima metà del 2026 le vendite di alcol nei ristoranti sono diminuite in media di oltre il 40%. Il vino ha registrato il calo più pesante, con una riduzione del 45%.
A Mosca, racconta ad esempio un ristoratore, lo scontrino medio nei suoi locali è diminuito del 20%.Alcolici, prezzi triplicati
Uno dei problemi principali è l’aumento dei costi delle materie prime e delle importazioni. Le sanzioni e le restrizioni commerciali hanno reso più complicato l’approvvigionamento di prodotti occidentali, mentre trasporti, dazi e accise hanno fatto salire ulteriormente i prezzi. Un esempio citato da Insider riguarda il Malbec Trapiche: secondo uno degli intervistati, una bottiglia che prima della guerra costava circa 690 rubli oggi viene venduta a circa 1.490 rubli. Per alcuni vini, sostiene il ristoratore, i prezzi sono addirittura triplicati. Il caso più estremo riguarda il Petrus francese: da circa 400.000 rubli prima della guerra sarebbe arrivato a 1,8 milioni di rubli in Russia, diventando di fatto introvabile nei ristoranti. Anche il whisky è diventato molto più costoso. Un Lagavulin 16 anni, che prima dell’invasione dell’Ucraina poteva essere acquistato da un ristorante per circa 2.600 rubli, oggi arriva a costare circa 16.000 rubli all’ingrosso e 20.000 nei negozi.
Prodotti occidentali introvabili
I ristoranti sono costretti a modificare le proprie ricette. I prodotti europei sono diventati più difficili da importare e spesso arrivano attraverso Paesi terzi, con costi maggiori. Secondo le testimonianze raccolte da Insider, alcuni locali stanno sostituendo formaggi, carni, liquori e altri ingredienti occidentali con prodotti russi o provenienti da Paesi come Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Georgia, Iran, Serbia, Turchia e Uzbekistan. Alla crisi dei consumi si aggiunge quella del lavoro. La disoccupazione ai minimi storici ha reso più difficile trovare personale, soprattutto cuochi e figure qualificate. Prezzi delle forniture in aumento, consumi più deboli, difficoltà nelle importazioni e costi del lavoro elevati stanno così riducendo i margini e accorciando la vita dei locali.
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