Tirana è precipitata nel caos. Le proteste contro il governo del premier Edi Rama sono sfociate in una violenta rivolta che ha paralizzato il centro della capitale albanese, tra ministeri assaltati, edifici incendiati, negozi saccheggiati e durissimi scontri con la polizia. I manifestanti hanno preso di mira anche il Parlamento e la Corte costituzionale, mentre le forze dell’ordine sono riuscite a respingere un tentativo di assalto al Palazzo del governo.
La nuova ondata di proteste in Albania è partita dagli studenti, ispirati dalla crisi in Francia, ma si inserisce in un movimento di contestazione più ampio, noto come «rivoluzione dei fenicotteri». La mobilitazione era nata dall’opposizione a un progetto turistico di lusso nel sud del Paese legato a Jared Kushner, per poi trasformarsi in una protesta generale contro l’esecutivo, accompagnata da episodi di violenza e richieste di dimissioni del premier. Edi Rama non ha rilasciato dichiarazioni sugli ultimi avvenimenti, mentre diversi esponenti del suo governo hanno condannato le violenze.
La protesta degli studenti e l’assalto al ministero dell’Educazione
La tensione ha cominciato a salire fin dalla mattinata, quando gli studenti hanno lanciato sui social media un appello a boicottare le lezioni e a radunarsi davanti al ministero dell’Educazione, già teatro di violenze il giorno precedente. Per almeno cinque ore, alcune decine di manifestanti incappucciati e con il volto coperto da maschere hanno preso di mira l’edificio e le forze dell’ordine, lanciando bombe molotov e mattonelle divelte dai marciapiedi.
Durante gli scontri sono state distrutte barriere pedonali e cartelloni pubblicitari, mentre diversi cassonetti sono stati incendiati. Le fiamme hanno raggiunto anche alcuni uffici al piano terra del ministero.
Sul lato opposto della strada, una filiale bancaria fuori servizio è stata assaltata. I manifestanti hanno infranto le vetrate e lanciato fumogeni all’interno dei locali. La polizia è intervenuta utilizzando gli idranti per allontanare la folla e consentire ai vigili del fuoco di raggiungere gli edifici coinvolti dagli incendi.
Incendi e devastazioni nel centro di Tirana
A poche centinaia di metri dal ministero dell’Educazione, in direzione del centro cittadino, è stata incendiata anche la sede di un istituto di credito, già devastata durante le proteste della sera precedente. La violenza si è poi estesa alla piazza centrale, dove grandi panchine di plastica e cassonetti dell’immondizia sono stati dati alle fiamme dopo il lancio di bombe molotov.
Si è sviluppato un enorme incendio, accompagnato da una densa colonna di fumo. Le fiamme si sono propagate anche agli alberi vicini, mentre i manifestanti continuavano a muoversi attraverso le principali strade della capitale.
Assaltati il ministero dell’Economia, il Parlamento e la Corte costituzionale
La situazione è precipitata quando i manifestanti si sono improvvisamente diretti verso il principale viale di Tirana, lungo il quale si trovano alcune delle più importanti istituzioni pubbliche dell’Albania. Il primo obiettivo è stato il ministero dell’Economia. I dimostranti sono riusciti a sfondare la porta dell’ingresso principale, rompendo le vetrate e gettando all’esterno mobili e attrezzature. Successivamente è stato appiccato un incendio.
Nel giro di pochi minuti, la folla si è concentrata davanti al Palazzo del governo, dove le forze dell’ordine hanno respinto un tentativo di assalto. Di fronte, anche l’edificio del Parlamento è stato preso di mira. I manifestanti hanno sfondato uno degli ingressi, prima di rivolgersi contro la sede della Corte costituzionale, dove si sono verificati episodi analoghi.
Divisi in diversi gruppi, i dimostranti hanno continuato a devastare e saccheggiare uffici e attività commerciali. Alcuni negozi sono stati incendiati, mentre roghi sono stati segnalati in quasi tutte le principali vie del centro.
Solo in tarda serata la polizia, intervenuta con idranti e gas lacrimogeni, è riuscita a sgomberare l’area del viale principale. I manifestanti si sono però spostati verso l’edificio in cui si svolgono le sedute parlamentari.
Berisha chiede le dimissioni di Rama, il presidente Begaj lancia un appello
Sul piano politico, la protesta ha riacceso lo scontro tra governo e opposizione. Già in mattinata, il leader dell’opposizione Sali Berisha, ex presidente della Repubblica, aveva chiesto le dimissioni immediate del premier Edi Rama. «È l’unica via, per una soluzione di questa grave crisi», ha dichiarato Berisha. La maggioranza ha reagito accusando il leader dell’opposizione di essere dietro agli episodi di violenza che hanno sconvolto la capitale.
In serata è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Bajram Begaj, con un appello alla calma pubblicato su Facebook. «La violenza non può essere strumento di espressione del malcontento, e la polizia deve fare uso di forza non proporzionale», ha scritto il capo dello Stato, aggiungendo che il suo ufficio «è aperto per chiunque voglia dialogare e contribuire per il bene del Paese».
