Il movimento ANO del premier Andrej Babiš non conquista un solo seggio ai ballottaggi per il Senato ceco e perde anche l’unico che difendeva. Babiš parla di risultato «catastrofico», ma annuncia che la strategia del governo non cambia.

    Immagine d’archivio — Risultati elettorali del Senato ceco 2018 (foto: Kroulacek / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0))

    PRAGA — Tredici ballottaggi, tredici sconfitte. Il movimento ANO del primo ministro ceco Andrej Babiš non ha conquistato un solo seggio nel voto per il rinnovo di un terzo del Senato, chiuso oggi pomeriggio con lo scrutinio quasi completo dell’Ufficio di statistica. Dei 27 seggi in palio, 22 vanno a candidati legati direttamente ai partiti d’opposizione filo-europei, e l’unico seggio che ANO difendeva è andato perduto. Babiš ha definito il risultato «catastrofico».

    Era il primo test elettorale dal ritorno al governo, dopo le politiche vinte nell’ottobre 2025. Il movimento Sindaci e Indipendenti, formazione pro-europea nota con la sigla STAN, ha ottenuto il risultato migliore: 10 seggi su 14 contesi, due già al primo turno. I Civici democratici, principale partito conservatore d’opposizione, ne hanno presi 7. La camera alta, 81 seggi in tutto, resta così in mano all’opposizione e il gruppo di ANO scende da 15 a 14 senatori.

    Al primo turno, domenica scorsa, ANO aveva mandato ai ballottaggi 13 candidati, più di ogni altro partito; i due partner di governo nessuno. L’opposizione si è presentata in molti collegi con candidati comuni. I cristiano-democratici conservano 3 seggi, i liberali di TOP 09 due. I Pirati perdono l’unico seggio che avevano e restano senza rappresentanza al Senato.

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    Babiš, intervistato dalla radio pubblica ceca, ha attribuito la sconfitta alle strutture regionali: il partito, ha detto, deve verificare quali organizzazioni locali lavorano e quali si affidano soltanto al marchio. Ha annunciato una valutazione della direzione e «un messaggio chiaro» alle sezioni locali, senza dire quale. Poi ha aggiunto che l’esito non cambierà la strategia del governo e ha respinto l’accusa di non attuare il programma.

    Il governo non si muove

    Fuori dal Senato, in effetti, il quadro non cambia. ANO resta in testa nei sondaggi nazionali, riferisce Reuters, e la coalizione con due piccole formazioni di destra e di estrema destra non appare a rischio: l’esito, scrive l’agenzia, «è improbabile che destabilizzi» l’esecutivo. Da quando è in carica il governo ha posto fine al sostegno militare diretto dello Stato all’Ucraina, ha contestato le politiche climatiche dell’Unione europea e ha appena fatto approvare in parlamento una nuova legge sul pubblico impiego.

    È questa la misura del voto: non toglie a Babiš il governo, ma gli nega la camera che decide sulla Costituzione e sui giudici che la custodiscono. La Camera dei deputati resta il ramo legislativo principale e può superare i veti del Senato, che al più può ritardare le leggi. Il peso della camera alta sta altrove: ogni modifica costituzionale passa dal suo voto, così come la conferma dei giudici della Corte costituzionale nominati dal presidente della Repubblica. Il suo presidente è inoltre la seconda carica dello Stato dopo il capo dello Stato.

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    Sul piano economico il governo ha allentato i conti pubblici con aumenti di salari, pensioni e spesa per i trasporti, una linea contestata in un Paese di 10,9 milioni di abitanti abituato a bilanci prudenti. Il risultato di oggi arriva a una settimana dalle comunali, nelle quali ANO ha vinto in 6 delle 13 capitali regionali, due in meno del 2022, senza conquistare Praga.

    Al ballottaggio avevano diritto di voto circa 2,25 milioni di cittadini: ne è andato alle urne poco più di uno su cinque, con un’affluenza intorno al 21 per cento. I nuovi senatori giurano a novembre.

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