Cure2Children in Kosovo, l’emozione di Marco Pratesi Dopo quasi vent’anni di impegno a sostegno dei bambini malati, il volontario riceve un riconoscimento ufficiale dalle istituzioni kosovare. Una missione tra cure, solidarietà e nuove speranze. Firenze, 22 ottobre 2026 – Un viaggio come quello fatto da Marco Pratesi non si misura in chilometri, ma nelle vite che ha contribuito a cambiare. È il caso della missione in Kosovo della Fondazione Cure2Children e della Fondazione Biagioni Borgogni, tornate a Pristina per ritrovare i bambini, le famiglie e il personale sanitario protagonisti di una storia di solidarietà che dura da quasi vent’anni. Un’esperienza particolarmente intensa per Pratesi, da anni punto di riferimento e sostenitore delle attività di Cure2Children, al quale il Ministero della Salute della Repubblica del Kosovo e il Servizio Ospedaliero e Clinico Universitario hanno conferito un attestato ufficiale di ringraziamento, il Mirënjohje, per l’impegno a favore del reparto di Onco-Ematologia Pediatrica dell’ospedale di Pristina. «Dopo tanti anni di volontariato al fianco di Cure2Children – ha spiegato -, tornare qui e incontrare i bambini guariti è stata un’emozione unica, irripetibile. Rivedere i loro volti, ritrovare chi ha condiviso questo percorso e constatare quanta strada sia stata fatta è qualcosa che porterò sempre con me. Il riconoscimento ricevuto mi commuove profondamente, ma la soddisfazione più grande è sapere che il nostro impegno ha contribuito a offrire a tanti bambini una possibilità di futuro. Questa missione mi ha fatto tornare in Italia con il cuore pieno di emozioni e con una spinta e una volontà nel fare di più e meglio per aiutare i bambini». La storia di questa collaborazione comincia nel 2008, quando il supporto logistico dei militari italiani dislocati a Pec consentì a Cure2Children di avviare il primo progetto di oncologia pediatrica nel Paese. Da allora, l’impegno si è concentrato soprattutto sulla formazione del personale sanitario locale e sul potenziamento delle strutture, con un obiettivo preciso: consentire ai bambini di ricevere cure adeguate nel proprio Paese, senza dover necessariamente affrontare trasferimenti all’estero. Durante la visita istituzionale del 13 ottobre è stata scoperta una targa commemorativa alla presenza dell’ambasciatore italiano in Kosovo, Maurizio Antonini, a testimonianza di un rapporto di collaborazione che ha attraversato quasi due decenni. «La nostra missione non è mai stata quella di limitarci a fornire assistenza, bensì di costruire un sistema sostenibile dove ogni bambino, indipendentemente dalla latitudine, possa accedere alle migliori cure possibili», ha sottolineato Cristina Cianchi, presidente di Cure2Children, ringraziando i donatori, i sostenitori come Pratesi e la Fondazione Biagioni Borgogni. Ma dietro i risultati medici ci sono soprattutto storie di persone. Come quella di Leonora Bajraktari, che dopo aver accompagnato la figlia nel percorso di guarigione è diventata un riferimento per altre famiglie, o di Xhejlane Kastrati, guarita dalla leucemia e oggi impegnata come maestra nel reparto pediatrico. Insieme portano avanti attività di sostegno scolastico che permettono ai piccoli pazienti di continuare a imparare, disegnare e immaginare il futuro anche durante la malattia. Un progetto particolarmente sostenuto dalla Fondazione Biagioni Borgogni, che affianca Cure2Children nel rafforzamento di un modello di assistenza capace di unire competenze mediche, vicinanza umana e attenzione alla quotidianità dei bambini. La missione in Kosovo ha rappresentato così non soltanto un momento di riconoscimento istituzionale, ma anche l’occasione per vedere da vicino i frutti di un impegno costruito nel tempo. E per ricordare che, dietro ogni progetto di cooperazione sanitaria, ci sono bambini, famiglie e persone che continuano a credere nella possibilità di guarire e ricominciare.
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