La lista sostenuta dal movimento studentesco serbo è in testa nei risultati preliminari delle elezioni parlamentari del 25 ottobre. L’Unione europea chiede che, dopo la certificazione del voto, Parlamento e governo si insedino senza ritardi e affrontino le riforme democratiche. La richiesta non annuncia sanzioni né modifica formalmente i negoziati di adesione: lega il percorso europeo della Serbia alla qualità delle sue istituzioni e dello stato di diritto.
Nella dichiarazione del 27 ottobre, l’Alta rappresentante Kaja Kallas e la commissaria all’Allargamento Marta Kos hanno indicato elezioni libere, eque e trasparenti come requisito per istituzioni democratiche funzionanti e per il rispetto dei criteri di adesione all’Ue. Hanno inoltre chiesto al futuro esecutivo di attuare in buona fede le raccomandazioni internazionali e di intervenire sul quadro elettorale con un processo inclusivo.
In sintesi: i dati ufficiali disponibili documentano un netto vantaggio della lista studentesca, ma non sono ancora il risultato certificato. La transizione politica è quindi avviata sul piano delle dichiarazioni, mentre restano da chiudere le procedure elettorali. Bruxelles indica già le priorità: giustizia indipendente, diritti fondamentali, libertà dei media e riduzione della polarizzazione.
Che cosa dicono i risultati preliminari
Il 26 ottobre la Commissione elettorale della Repubblica di Serbia (RIK) ha fissato i dati preliminari riferiti al 97,56% dei seggi scrutinati. La lista «Studenti vincono» risultava al 52,71%, contro il 39,17% della lista guidata da Aleksandar Vučić. La comunicazione della RIK precisa che i dati fotografano lo scrutinio alle ore 20 del 26 ottobre: non sono una proclamazione definitiva.
La dichiarazione europea riferisce che i principali contendenti hanno riconosciuto rapidamente l’esito politico. Questo riconoscimento non sostituisce però gli adempimenti ufficiali. Secondo quanto riferito dall’agenzia Beta, il membro della RIK Dušan Dinčić ha indicato il 28 ottobre come termine per presentare ricorsi e ha detto che i risultati definitivi avrebbero potuto essere annunciati il giorno successivo. Si tratta di una previsione attribuita a un componente della commissione, non di una data di proclamazione già confermata. Un precedente resoconto sui primi dati e sulla concessione di Vučić ricostruisce la differenza tra dichiarazioni politiche e conteggio ufficiale.
Gli osservatori: criticità nella campagna, voto regolare nella maggior parte dei seggi
La missione internazionale coordinata dall’OSCE/ODIHR con delegazioni del Parlamento europeo, dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE ha pubblicato conclusioni preliminari il 26 ottobre. Ha descritto preparativi elettorali complessivamente efficienti e valutato positivamente tutte le fasi della giornata di voto nella grande maggioranza dei seggi osservati.
La stessa missione ha però segnalato che la competizione si è svolta in condizioni diseguali: tra i rilievi figurano vantaggi consolidati per il partito al governo, uso improprio di risorse pubbliche, una copertura mediatica fortemente sbilanciata a favore degli incumbent, pressioni su elettori, candidati e società civile e interruzioni delle attività di campagna. Gli osservatori hanno anche riferito episodi di violenza che destano preoccupazione. Sono valutazioni preliminari sulla qualità del processo, non una sentenza giudiziaria; il rapporto finale dell’ODIHR è indicato come successivo.
La distinzione è importante: un conteggio preliminare descrive l’orientamento del voto, mentre la valutazione degli osservatori riguarda le condizioni in cui si sono svolte campagna e operazioni elettorali. Bruxelles richiama entrambe le dimensioni: la certificazione serve a completare il passaggio istituzionale, mentre le riforme elettorali mirano a rendere più credibile la competizione futura.
Dal movimento di protesta alla responsabilità di governo
La lista studentesca nasce da un movimento di protesta contro la corruzione e per la responsabilità delle istituzioni, cresciuto dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad il 1° novembre 2024, in cui morirono 16 persone. Secondo le ricostruzioni di Associated Press e Reuters, la lista ha riunito candidati con profili diversi e ha concentrato il programma su lotta alla corruzione e riforme istituzionali. La composizione ampia ha favorito una convergenza elettorale, ma non equivale a un accordo già definito su ogni scelta di governo.
Restano infatti da chiarire la composizione dell’esecutivo e le sue decisioni su temi di politica estera, compresi i rapporti con l’Ue e la Russia. La campagna studentesca ha messo in primo piano le questioni interne e ha lasciato in secondo piano temi divisivi; le prime ricostruzioni giornalistiche descrivono quindi come ancora aperti gli orientamenti del futuro governo. La maggioranza parlamentare attesa dovrà trasformare le promesse di cambiamento in decisioni, confrontandosi con apparati e istituzioni che non cambiano automaticamente con il risultato elettorale.
Perché le riforme contano nel percorso verso l’Ue
La Serbia è candidata all’adesione e negozia con l’Unione dal 2014. La scheda della Commissione europea sul percorso serbo indica che sono stati aperti 22 dei 35 capitoli negoziali e che due sono stati chiusi provvisoriamente. Tra quelli aperti figurano i capitoli sui fondamenti del processo, compresi giustizia e diritti fondamentali e giustizia, libertà e sicurezza.
Per questo l’appello di Bruxelles non costituisce un nuovo passaggio formale verso l’adesione: richiama riforme che sono già parte del negoziato. L’indipendenza della magistratura, i diritti fondamentali e la libertà dei media riguardano sia il funzionamento democratico interno sia gli impegni che la Serbia deve affrontare nel percorso europeo. Il risultato elettorale, da solo, non certifica il completamento di queste riforme né un’accelerazione automatica dei negoziati.
I prossimi passaggi
La sequenza immediata dipende dalla chiusura del conteggio, dalla gestione di eventuali ricorsi e dalla proclamazione dei risultati definitivi. Solo dopo potranno procedere l’insediamento del Parlamento e la formazione del governo; la dichiarazione Ue chiede che avvengano senza ritardi. Per la redazione, resta da aggiornare il dato sulla certificazione prima della pubblicazione, perché l’ultimo risultato RIK qui riportato è quello preliminare del 26 ottobre.
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