Si legge semplicemente l’opinione di una persona che “si limita” a descrivere la realtà. E ne sei felice. Una breve citazione dall’articolo: “La vita è molto difficile e per tutto il bene che si ottiene bisogna essere profondamente grati. Grato perché molti altri, anche se fanno del loro meglio, non ce l’hanno e non lo avranno mai. Quindi pretendere qualcosa da qualcuno ed essere arrabbiato con lui per non avermelo ancora dato è assurdo nel contesto di tutto il dolore, le difficoltà e la brutalità del mondo. (https://plus.rozhlas.cz/iva-spackova-zivot-je-tezky-nikdo-nema-narok-na-nic-za-vse-dobre-nalezi-jen-vdek-9206578) Un conoscente lo ha valutato adeguatamente (mi scuso per i volgarismi, cito testualmente): “Sì. La signora comunica verità chiare e del tutto naturali che suscitano perfino la tendenza a rallegrarsene. È così che è tutto incasinato qui.” Cosa ne pensi dei concetti di “solidarietà obbligatoria” e “diritto alla felicità”? E riguardo al concetto di “responsabilità personale”?

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    di DadlyViking

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    1 commento

    1. Tall-Web2945 on

      kdyz korporace vydelavaji miliardy na vykoristovani levny pracovní sily, na tom ze vytvari neskutecne velky mnozstvi odpadu, vypousti do prostredi sracky ktery nenavratne meni nase prostredi k horsimu (zdaleka nemluvim jen o co2), tak mi nejakej apel na povinnou solidaritu přijde jako kdybychom se ptali tyranů co nam sebrali vsechny studny, jestli se teda uz konecne muzeme napit vody nebo mame umrit zizni.

      bohužel jsme si nechali nakecat ze jednou ty miliardy muzeme mit taky a tak je to v poradku, ze na nic narok nemame…

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