Pare che una delle piattaforme di registro elettronico (Classe Viva, sviluppata dal Gruppo Spaggiari) contenesse al suo interno al suo interno
>giochi, link che rimandano a siti commerciali o a servizi a pagamento con proposte di prestiti studenteschi, corsi di lingue, soggiorni-studio
Il Ministero ha quindi emanato una circolare che vieta la presenza di simili contenuti nelle piattaforme.
Premetto che, per motivi anagrafici, non ho mai usato per davvero il registro elettronico; il massimo dell’innovazione ai miei tempi era il tesserino per timbrare in entrata e in uscita, ma per assenze voti e comunicazioni si usava ancora la carta. Quindi scusatemi se casco dal pero.
Trovo però assurdo che ci sia stato BISOGNO di specificare una roba del genere. Seriamente nessuno ci aveva pensato, quando sono stati redatti i bandi per adottare questi strumenti?
(…perché *ci sono stati* dei bandi per questa cosa, *vero*…?)
Peggio ancora: scopro che vige una sorta di autogestione. Non c’è un sistema unico nemmeno su base regionale, men che meno nazionale; ognuno sceglie il sistema che vuole, non ho capito se su base perlomeno comunale o addirittura a livello di singolo istituto.
Immagino la gioia dei genitori con più figli, che devono imparare a usare due o tre sistemi differenti…
Mi chiedo poi se questo tipo di pubblicità, chiaramente dirette ad un certo tipo di utenza, non siano in una qualche maniera in contrasto col GDPR. Domanda sincera, non me ne intendo.
Che ne pensate?
Dystopics_IT on
Ma la vera questione é: perché in prima istanza é stato consentito alla pubblicità di comparire sui registri elettronici?!
DioEgizio on
ClasseViva é di qualità infima e c’è anche di peggio, ridicolo non ci sia un registro elettronico nazionale
3 commenti
Pare che una delle piattaforme di registro elettronico (Classe Viva, sviluppata dal Gruppo Spaggiari) contenesse al suo interno al suo interno
>giochi, link che rimandano a siti commerciali o a servizi a pagamento con proposte di prestiti studenteschi, corsi di lingue, soggiorni-studio
Il Ministero ha quindi emanato una circolare che vieta la presenza di simili contenuti nelle piattaforme.
Premetto che, per motivi anagrafici, non ho mai usato per davvero il registro elettronico; il massimo dell’innovazione ai miei tempi era il tesserino per timbrare in entrata e in uscita, ma per assenze voti e comunicazioni si usava ancora la carta. Quindi scusatemi se casco dal pero.
Trovo però assurdo che ci sia stato BISOGNO di specificare una roba del genere. Seriamente nessuno ci aveva pensato, quando sono stati redatti i bandi per adottare questi strumenti?
(…perché *ci sono stati* dei bandi per questa cosa, *vero*…?)
Peggio ancora: scopro che vige una sorta di autogestione. Non c’è un sistema unico nemmeno su base regionale, men che meno nazionale; ognuno sceglie il sistema che vuole, non ho capito se su base perlomeno comunale o addirittura a livello di singolo istituto.
Immagino la gioia dei genitori con più figli, che devono imparare a usare due o tre sistemi differenti…
Mi chiedo poi se questo tipo di pubblicità, chiaramente dirette ad un certo tipo di utenza, non siano in una qualche maniera in contrasto col GDPR. Domanda sincera, non me ne intendo.
Che ne pensate?
Ma la vera questione é: perché in prima istanza é stato consentito alla pubblicità di comparire sui registri elettronici?!
ClasseViva é di qualità infima e c’è anche di peggio, ridicolo non ci sia un registro elettronico nazionale