
Va all’Italia il primato europeo per incapacità di trattenere i talenti. Un trofeo certificato dall’indagine European workforce study 2025 di Great place to work, secondo cui il 40% dei lavoratori su scala nazionale ha dichiarato di voler cambiare impiego contro una media europea del 31% e con il picco tra le fasce più giovani, tra i 18 e i 24 anni. Stipendi fermi e scarsa formazione sono tra le cause principali dell’insofferenza dei dipendenti, ma pesa soprattutto l’incapacità dei leader, che secondo Great place to work non sanno ascoltare i dipendenti.
[…] «In Italia c’è un problema di leadership più grave che nel resto dell’Ue – spiega il presidente di Great place to work Italia Beniamino Bedusa -. Ai manager non mancano le competenze ma il loro rapporto con i dipendenti non funziona, non sanno valorizzarli». […]
La generazione Z è quella che sta subendo più la mancanza di allineamento tra i vertici e il resto dell’azienda. «I manager non capiscono più i giovani, i loro valori, e non riescono ad adattarsi a concetti come la tutela del benessere psicologico sul lavoro o l’equilibrio con la vita». Secondo la survey di Great place to work Italia sono otto i punti su cui le aziende devono lavorare per attrarre gli lavoratori. Oltre a garantire uno bilanciamento con la vita privata, bisogna migliorare le condizioni salariali: «Lo stipendio è importante perché è un riconoscimento concreto al valore della propria professionalità», spiega Bedusa. Per prevenire l’abbandono poi bisognerebbe rafforzare le relazioni attraverso colloqui e feedback, rimuovere le barriere organizzative e avere la possibilità di crescere all’interno delle aziende con formazione e opportunità professionali. C’è poi lo smart working, parte dalla flessibilità che Great place to work consiglia di non negare.
Un bello studio che analizza i problemi dalla parte dei lavoratori, invece del solito "i giovani non vogliono lavorare" dei padroncini che si fanno le ferie in Sardegna e a Courma. Sono curioso di vedere se sul Sole 24 Ore parleranno di questo studio.
https://www.corriere.it/economia/lavoro/25_aprile_16/perche-le-aziende-italiane-non-sanno-trattenere-i-dipendenti-stipendi-bassi-e-manager-incapaci-siamo-i-peggiori-in-europa-7ff1b9ef-06ca-414e-9e58-82476dfdcxlk.shtml
di Simgiov
12 commenti
:surprised pikachu face:
Non avendo investito in tempi di grassa in ricerca e sviluppo il nostro unico metodo per restare competitivi nel mercato è avere stipendi bassi. Questo ha come lato negativo di abbassare gli stipendi anche di altre aziende grosse ad alto contenuto tecnologico, perché se la media nazionale è 36k (so che non è quella ma la prendo come riferimento) a me basta pagare un pelo in più per fare tutti contenti.
Come esempio posso prendere una nota azienda della microelettronica che lavora tra Milano e Monza e la sua filiale dall’altra parte delle alpi francesi. Per la stessa posizione, stessa azienda ci sono differenze salariali abissali. E no, il costo della vita non è più alto.
Mica solo le aziende, direi che anche la pubblica amministrazione ed il settore pubblico (ricerca, università, salute e scuola) non è in grado di trattenere nessuno
La scoperta dell’acqua calda
L’Italia é un Paese lavorativamente parlando, fallito
Chiunque lavori in informatica in Italia ne è conscio da almeno 15 anni.
Incredibile, chi l’avrebbe mai detto
E aspettate che collassa L’INPS poi c’è da ridere per le trattenute
Andrà bene nella mia, non lo so
Dovrò cambiare il nome in Cassandro
Intanto siamo i migliori in qualcosa 😎
È solo un aneddoto, ma degli otto manager che ho avuto finora nella mia vita lavorativa la top 3 dei peggiori è completamente composta da italiani. Ed ero all’estero eh, quindi riusciamo pure ad esportare queste eccellenze di leadership 😂