Negli ultimi giorni ha fatto il giro dei social la notizia secondo cui il Giappone introdurrà dal 2026 una "tassa sul celibato". In realtà, si tratta di un fraintendimento: il governo ha effettivamente annunciato un contributo obbligatorioprelevato tramite l’assicurazione sanitaria, per finanziare politiche a sostegno di infanzia e istruzione. Tuttavia, la tassa riguarderà tutti i cittadiniindipendentemente dallo stato civile, e servirà a sostenere economicamente le famiglie con figli.

    Lui finisce "tassa per i single" è NATO online per sottolineare che chi non ha figli pagherà senza ricevere benefici diretti. Non si tratta quindi di una misura punitiva contro i singlema di un meccanismo "redistributivo" per contrastare il calo delle nascite.

    Il dibattito acceso riflette però un sentimento diffuso: in tempi di crisi, molte persone percepiscono queste iniziative come ingiuste o discriminatoriesoprattutto quando non c’è un ritorno personale evidente.

    FONTE: Ig, skdesu.com

    In Giappone si discute di una "tassa sul celibato" che potrebbe non essere tale
    byu/dan_mas initaly



    di dan_mas

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    9 commenti

    1. Sappiamo benissimo in che situazione demografica si trova il Giappone: le nascite stentano a decollare e la popolazione è sempre più anziana (vi ricorda qualcosa??). Da tempo si stanno mettendo in campo misure volte a favorire la procreazione, come ad esempio il dare ai dipendenti la possibilità di uscire prima da lavoro per avere più tempo libero da spendere con il/la propria partner.

      Personalmente ritengo queste misure economiche del tutto folli. La natalità va incentivata sì ma non a scapito delle tasche dei contribuenti. Si rischia un effetto contrario che andrebbe a peggiorare la situazione oltre che essere un boomerang a livello politico.

    2. Simple_Lunch5758 on

      Forse non è chiaro quanto la denatalità sia un problema per una nazione, se non si riesce a mantenere un tasso di sostituzione stabile e l’età del primo figlio si alza troppo il collasso demografico è inevitabile.
      Tutti i provvedimenti per provare a invertire la rotta vanno bene, a qualsiasi costo, perché l’alternativa è la fine dello stato.

    3. Ma come puoi citare come fonte su un discorso del genere, il reel su Instagram di una che fa contenuti ragebait? È roba che è già stata smentita come fake news.

    4. Francescok on

      Il Giappone ha ancor meno idee dell’Italia per il rilancio della denatalità, solo che quando le cose le fanno lì sono carine e pucciose, quando le fanno qui siamo la vergogna del mondo intero.

      La realtà è che hanno una cultura del lavoro così tossica che la nostra al confronto è un hobby e che quando la gente lavora 3478347 ore al giorno e va a dormire in una pseudo capsula perché troppo stanco per tornare a casa forse non ha voglia di mettere al mondo una vita.

      Però certo, una tassa risolve sempre tutto. Il Giappone è fallito tanto quanto, o probabilmente di più, dell’Italia.

    5. EDIT: ho aggiunto anche una **fonte aggiuntiva** anche se non è stata la primaria che mi ha portato ad interessarmi alla notizia.

    6. NoiosoBarbuto on

      Scusate scusate scusate… perché stiamo fingendo che in parte non sia già così praticamente ovunque? Da noi c’è l’assegno unico che sono soldi regalati a chi fa figli, e da dove escono questi soldi se non dalle tasche da chi i figli non li ha (o li ha avuti in passato, prima che venisse introdotto l’assegno)? Certo non è che sulla busta paga ti dicono “parte delle tasse che paghi servirà a finanziare l’assegno unico” però alla fine è così, sbaglio?

      Mi sfugge qualcosa? Si sta parlando di tutt’altro e non ho capito niente? Cioè non ho capito cosa cambia adesso, che lo dicono esplicitamente e quindi dovremmo indignarci?

    7. Lazy_mods_are_lazy on

      Ah, pensare che io allora pago la pension tax anche se non sono pensionato, la health tax perché uso solo sanità privata, la poor tax perché non sono povero… ormai lamentarsi è diventato lo sport preferito

    8. Ravisugnolo on

      Un po’ come dire che in italia paghiamo la tassa sull’essere in salute.

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